Genere Rock Blog

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venerdì 23 gennaio 2015

Chi è Roberto Saviano?

Roberto Saviano reinventa la storia d'Italia in un programma prodotto da un'azienda di Silvio Berlusconi

Ho già parlato in due precedenti articoli (vedi sotto) dei miei profondi dubbi su quel personaggio pubblico di nome Roberto Saviano, e adesso che un supposto "scrittore antimafia" conduce spettacoli in prima serata sulla RAI i dubbi si trasformano piano piano in certezze. In un sistema marcio come quello in cui viviamo, sistema in cui vaccini tossici vengono spacciati per prevenzione delle malattie, in cui scie di aerei che in certi giorni ricoprono intere nazioni vengono spacciate per scie di condensa, in cui le cure naturali per le malattie vengono di fatto boicottate dal sistema sanitario, com’è possibile pensare che un programma in prima serata sulla televisione di stato venga affidato ad un reale paladino della lotta alla mafia? Come credere che il sistema di potere, che notoriamente gestisce direttamente o indirettamente tutti i mass-media di rilievo, possa permettere che su una rete nazionale si facciano delle reali critiche al sistema stesso? O forse vogliamo credere davvero che la mafia sia l’antistato e che lo stato non riesce a averla vinta sulla mafia nonostante la lotti assiduamente? Certo, sarebbe più consolante poter credere che non esistano connessioni tra politica e mafia, che non esistano poteri occulti che manovrano dietro il teatro della politica perseguendo sporchi fini, e chi vuole crederlo è libero di farlo.


Chi invece non si accontenta delle dozzinali "verità" che vengono diffuse dalla propaganda di regime è condotto a pensare che Saviano sia una creatura di quello stesso sistema che a parole egli afferma di combattere.
Una  conferma di tutto ciò la si può avere scoprendo ad esempio che la società che ha prodotto il programma condotto dal duetto Fazio- Saviano "Vieni via con me", la Endemol, è una società di Silvio Berlusconi. A questo punto ascoltando la trasmissione e vedendo degli (pseudo) attacchi a Berlusconi la "gente di sinistra" (spesso molto miope come la "gente di destra" in quanto portata a seguire i guru di turno invece che a ragionare con la propria testa), gongola ed applaude dimenticandosi che Saviano è proprio quello che ha definito Israele "una democrazia sotto assedio".

Il bello è che la Endemol stava attraversando un periodo di forte crisi, e questa trasmissione sembra studiata apposta per ridare fiato alla società, permetterle di conquistare un nuovo target, e assicurandole nuovi introiti. Già il 21 agosto il Sole 24 Ore infatti  dava la notizia relativa a "circa 3 miliardi di dollari di indebitamento" della società Endemol, e successivamente ai primi di novembre sul Corriere della Sera leggiamo che "L’investimento in Endemol comincia a pesare a Cologno Monzese". 

Ma cosa produce la Endemol? Ebbene alcuni dei prodotti più famosi di tale azienda sono i programmi  "Il Grande Fratello", "La pupa e il secchione", "La Prova del Cuoco", "Chi ha incastrato Peter Pan?", "I migliori anni", "Soliti Ignoti", "Affari Tuoi", "Chi vuol essere milionario?", "Viva Las Vegas", "Verdetto Finale". Come giustamente osserva il sito casadellalegalita.info in un recente articolo (che invito tutti a leggere per intero):


Adesso la società di Mediaset, che deve recuperare introiti, si è lanciata nella produzione anche di "Vieni via con me", la trasmissione di Fabio Fazio e di Roberto Saviano. D’altronde se Saviano ha garantito alla MONDADORI di far incassi straordinari, perché mai non dovrebbe garantire successo ed incassi ad una trasmissione televisiva in grado di soddisfare quella fetta di mercato che la società del Cavaliere non raggiungerebbe mai con "Il grande fratello", "La pupa e il secchione" e via discorrendo?
Inoltre la pubblicità su quel settore di telespettatori è assicurata dai telespettatori stessi. Con l’ormai collaudato "urlo" alla censura (sul modello di AnnoZero), cioè annunciata ma mai attuata, la mobilitazione dei consumatori "contro la censura" è il miglior canale di promozione, senza nemmeno spendere soldi in spot e soprattutto capace di girare in quelle "reti" dei nemici di Cavaliere.
Il vantaggio per il Cavaliere è assicurato: la trasmissione prodotta produce introiti, si può far fare un bel po’ di revisionismo e disinformazione dal nuovo "guru" Saviano, ed in parallelo si ricompattano al meglio i suoi seguaci per gli "attacchi" che (sembrano) essere portati al Cavaliere stesso. Un servizio così a costo zero, anzi con guadagno non è mica una cosa che riesce a tutti, ma al Cavaliere si! D’altronde non si è sempre detto che Berlusconi guarda solo ai suoi interessi? Oppure, all’improvviso, il Cavaliere è impazzito e produce con una sua società una trasmissione che lo vuole colpire?
E veniamo alla prima puntata di "Vieni via con me". 8 novembre 2010, lo stesso giorno in cui un giudice era chiamato a definire l’archiviazione di un procedimento per "minaccia aggravata" (non attentato, si badi bene) ai danni di Saviano. Il giudice si è riservato di decidere (e su questa storia poi torneremo nel dettaglio a breve), la puntata è andata in onda regolarmente (anche se con il fantasma della "censura" urlata).
Ma cosa dice poi Saviano nella prima puntata di questo programma gestito da un’azienda di Silvio Berlusconi? Dice delle cose che in bocca ad un meridionale danno proprio fastidio, anche perché si tratta di falsificazioni belle e buone della realtà storica dei fatti. La conquista sabauda dell’intero stivale viene infatti spacciata, copiando le solite trite e ritrite banalità dei manuali scolastici, per un glorioso movimento ideale di libertà ed unità, dimenticando che: 
1) L’unità d’Italia avvenne anche grazie a guerre sanguinose quanto insensate che i sudditi dei Savoia dovettero finanziare (fino al 65% delle tasse dello stato sabaudo veniva utilizzato per armare e mantenere l’esercito invece che per costruire dei servizi socio-sanitari per la gente) e combattere in prima persona a causa della coscrizione obbligatoria. Difficile che il popolo fosse realmente contento di questa tanto decantata unità. Per un contadino piemontese o per un contadino lombardo trovarsi suddito di un re italiano che fa pagare molte tasse e ti manda a morire in guerra, era davvero meglio che ritrovarsi suddito di un re straniero? 
2) Gli autori di questo "movimento ideale" erano sostanzialmente tutti aderenti alla massoneria (vedi per esempio i tre più famosi,  Mazzini, Garibaldi e Cavour). Persino il sito del Grande Oriente d’Italia (la più nota associazione massonica ufficiale) ammette queste connessioni, ma per Saviano tutto ciò non sembra importante. 
3) Molte terre annesse allo stato sabaudo soffrirono una grave recessione dopo l’unità d’Italia, specialmente il sud, il sud dal quale Saviano proviene e della cui storia sembra dimenticarsi. Molto più attento e più rispettoso della verità è addirittura il famigerato sito di wikipedia (noto per altro per il suo allineamento col sistema di potere) il quale alla voce Risorgimento ammette queste scomode verità arrivando persino ad affermare che il tanto vituperato fenomeno del brigantaggio era in realtà un guerra civile a tutti gli effetti:
La storiografia risorgimentale riprese la definizione di brigantaggio usata dallo stesso governo del Regno d’Italia per mascherare agli occhi degli stati europei le gravi difficoltà della avvenuta unità; una più attenta storiografia ha rivelato come in effetti più che di brigantaggio si trattasse di una vera e propria guerra civile (1861-1865) nata nel Sud Italia dopo l’annessione al Regno d’Italia, in seguito all’invio delle truppe dell’esercito. Che non si trattasse di un fenomeno di semplice criminalità è dimostrato proprio dal fatto che si ritenne necessario l’intervento dell’esercito regio e l’emanazione di leggi speciali (la legge Pica 1863), che applicavano la legge marziale nei territori del Mezzogiorno italiano. La ricerca storica più recente ha contribuito a mettere in luce gli aspetti politici che motivarono la resistenza delle popolazioni meridionali e le conseguenze della sua repressione – prima tra tutte la nascita della Questione meridionale – superando definitivamente il modello che ha tentato per decenni di liquidare l’insorgenza meridionale come fenomeno esclusivamente banditesco.
Nel video qui sotto potete vedere il discorso di Saviano e notare come abbia voluto riproporre (in prima serata) il giuramento degli aderenti alla Giovine Italia, associazione legata alla massoneria, fondata da un noto massone (Mazzini). Nel giuramento non è casuale il ricorso alla parola "fratelli" termine prettamente massonico che ritroviamo d’altronde nel massonico inno nazionale "fratelli d’Italia". Ma forse dovremmo parlare di "confratelli d’Italia".


Dopo avere visto i legami di Saviano con una delle più potenti organizzazioni  capaci di influenzare il destino del mondo, quella sionista, forse stiamo intravedendo altri legami, e tutto quanto abbiamo discusso in questa serie di articoli ci porta, a ben rifletterci sopra, a formulare delle nuove ipotesi su questo scrittore emergente, "paladino dell’antimafia", sionista dichiarato e adesso conduttore di spettacoli televisivi di grande successo. 

Tratto da http://scienzamarcia.blogspot.com

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Un ologramma chiamato Roberto Saviano
 
Che la lingua italiana sia oggetto delle più assurde ed incredibili distorsioni è un fatto che pochi oseranno contestare, specialmente alla luce dell’ultimo articolo – intitolato “Elogio dei riformisti” – a firma dell’ascoltatissimo “intellettuale” Roberto Saviano.
All’interno di tale articolo, Saviano punta il dito contro una certa sinistra ritenuta responsabile di aver allevato intere generazioni di figli degeneri e rabbiosi, educandoli all’odio nei riguardi dell’avversario politico.

Il noto scrittore ha affermato che l’irrilevanza, la marginalità di questi gruppi che “Amano Cuba e non rispondono dei crimini della dittatura castrista, non rispondono dei crimini di Hamas o Hezbollah, hanno in simpatia regimi ferocissimi solo perché antiamericani, tollerano le peggiori barbarie e si indignano per le contraddizioni delle democrazie”, rifletta i sani principi di una particolarissima scala meritocratica gradita all’autore.
Eppure dovrebbe sapere, la prestigiosa firma de “La Repubblica”, che l’Italia di oggi non rappresenta esattamente la patria della meritocrazia ma il paradiso dei cortigiani, in cui esistono ben poche voci dotate dell’autorevolezza di un Pasolini, di uno Sciascia o del bistrattatissimo Gramsci.

Proprio a Gramsci l’autore rimprovera l’aver fatto ricorso all’insulto personale e l’aver inneggiato alla violenza,  salvo poi correre ai ripari ammettendo che “Il pensiero di Gramsci non può essere confinato in questo tratto violento, e d’altronde le sue parole risentivano l’influenza della retorica politica dell’epoca, che era (non solo a sinistra) accesa, virulenta, pirotecnica”.
Ma la considerazione più interessante e curiosa dell’articolo riguarda il fatto che, allora, “Il politicamente corretto non era stato ancora inventato”. E chi può rivendicare di aver immolato altrettanti agnelli sacrificali sull’altare di quella particolare sclerosi concettuale meglio nota come “politicamente corretto” rispetto a Roberto Saviano?
Egli ha acquisito notorietà pubblica in seguito a minacce rivoltegli da taluni clan camorristici inferociti per i contenuti del libro “Gomorra” e da allora si è sentito in diritto (e presumibilmente in dovere) di esprimere le proprie “perle” su qualsiasi argomento possibile ed immaginabile.
Uno che Sciascia avrebbe indubbiamente inserito nel novero dei “professionisti dell’antimafia”, che ha potuto sfruttare la dabbenaggine endemica di questo paese per bruciare le tappe rispetto a suoi meno conosciuti ma assai più competenti e meritevoli colleghi ed approdare sul lido della celebrità, dall’alto del quale si arroga costantemente la pretesa di diffondere la “buona novella”.
Così Saviano si è dapprima unito al coro sionista organizzato nientemeno che da Fiamma Nirenstein per tessere le lodi di Israele, per ignorare decenni di umiliazioni, vessazioni, omicidi, bombardamenti, segregazioni a danno del popolo palestinese e celebrare la cosiddetta “unica democrazia del Medio Oriente”.

Saviano si premura di citare sia “I crimini di Hamas ed Hezbollah” sia “I regimi ferocissimi antiamericani”, ma glissa sulla linea politica propugnata da Israele e Stati Uniti, limitandosi a parlare di “contraddizioni della democrazia”. Ecco spiegato, in poche righe, il mantra del “politicamente corretto”, contro cui si scagliò un paio di millenni fa un personaggio difficilmente tacciabile di antiamericanismo o antisemitismo come Gesù, che attaccava coloro che utilizzano un metro di misura per i propri amici ed uno per i propri nemici.
La categoria degli ipocriti di cui parla il Vangelo ha progressivamente rinfoltito le proprie fila nei “secoli dei secoli” reclutando adepti in quell’inesauribile serbatoio che è il clero intellettuale, responsabile della tragica “Trahison des clercs” di cui parlava Julien Benda, che consiste nella perenne esaltazione di quelli che sono i canoni imposti dal “pensiero unico”.
Un intellettuale ferocemente anticomunista come George Orwell era conscio di questa degenerazione, al punto da concludere il proprio saggio di otto pagine in appendice al celebre “La Fattoria degli Animali” affermando che «Nel nostro stato [Inghilterra], ma non è lo stesso in tutti gli stati, sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infamare il pensiero». 

Tratto da www.statopotenza.eu

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Altre tristi verità sul famoso scrittore Roberto Saviano
Giovedì 7 ottobre a Roma è andata in scena una manifestazione in solidarietà a Israele. Sì, avete letto bene, non in solidarietà ai palestinesi dei territori occupati, ai quali distruggono le case coi bulldozer e che non possono nemmeno ricevere aiuti umanitari perché l'esercito israeliano attacca con violenza inaudita persino chi si azzarda a fornire beni indispensabili agli arabi confinati nei ghetti israeliani. No, una manifestazione in solidarietà ad Israele.
Di norma non ci occuperemmo di un simile evento dato che siamo tristemente abituati alla maniera in cui il potere usa la neolingua orwelliana (in questo caso si tratta della creazione di un nuovo ossimoro: "la solidarietà agli oppressori") ed alla maniera in cui esso cerca di nascondere i propri misfatti con azioni di propaganda.


Il fatto rilevante è che fra i ferventi sostenitori di questa manifestazione troviamo Lucio Dalla, Massimo Ranieri (forse adesso qualcuno comprende bene com'è che si diventa famosi nel mondo della canzone), Raiz, Walter Veltroni, Piero Fassino, Furio Colombo, Francesco Rutelli, Giovanna Melandri, Rita Levi-Montalcini (figura di spicco del CICAP, nota bene), Umberto Veronesi (e meno male che é vegetariano!), Paolo Mieli, Pierluigi Battista, Giorgio Albertazzi (un elenco più preciso in fondo all'articolo). Ma dulcis in fundo ecco il nome che proprio nessuno si immaginava di trovare fra i partecipanti a questa evento dal titolo altisonante Per la verità, Per Israele: Roberto Saviano.
E cosa ha detto? Che Israele è una democrazia sotto assedio (mamma mia come l'ha sparata grossa, e questo sarebbe il serio ricercatore che studia la mafia campana e poi scrive un libro-inchiesta di grande successo?), che in Israele i gay hanno libertà di manifestare le proprie tendenze sessuali e che addirittura ci sono organizzazioni israeliane che accolgono arabi gay che sfuggono al carcere o addirittura alla pena di morte nel loro stato. Non posso negare questo fatto (al momento non ho indagato, è un dettaglio ben poco rilevante), ma non è certo questo particolare positivo che può cancellare le violenze sistematiche del governo di Israele (non certo degli israeliani in quanto nazione o degli ebrei in quanto gruppo religioso) sui Palestinesi. Vedi ad esempio quanto denunciato dal seguente video: Microonde e fosforo bianco: le armi che ufficialmente non esistono.

A pochi mesi dai tremendi fatti del convoglio di aiuti umanitari fermato con la violenza delle armi dall'esercito israeliano il fatto che Saviano non abbia fatto nemmeno un cenno ai crimini dello stato d'Israele è veramente scandaloso, né si può pensare che egli non sappia o non possa informarsi sulla realtà dei fatti; semplicemente ha fatto una selezione dei fatti da presentare nel suo intervento, cassando tutte le peggiori azioni dello stato d'Israele e presentando i suoi aspetti migliori. Pura demagogia insomma. E, diciamolo pure, il fatto che sia di origini ebraiche non vuol dire niente, altrimenti io dovrei difendere a spada tratta tutto quello che si fa in Sicilia solo perché vi sono nato, magari fino al punto di ignorare o negare il fenomeno mafioso.   Una buona parte dell'intervento di Saviano alla suddetta manifestazione è dedicato poi alla narrazione di un suo ricordo d'infanzia, relativo al nonno che gli intimava di pensare sempre a Gerusalemme prima di tutto. L'aneddoto che di per sé è di ben poco rilievo nel contesto dell'evento, viene per altro narrato senza nemmeno sottolineare il pesante indottrinamento a cui egli veniva sottoposto da bambino.

Ed ecco l'ottima risposta a Roberto Saviano (video soprastante: le mie origini ebraiche), realizzata dall'attivista per i diritti umani VIttorio Arrigoni:

Intermezzo di Paolo Barnard su Vik Arrigoni

VIK ARRIGONI IN MANO AD AUSCHWITZ, ALLA CINESE.
Vittorio, detto Vik, Arrigoni era un eroe che ha messo la sua vita a rischio per testimoniare il neonazismo israeliano in Palestina. Poi dei tizi di buona volontà, in Italia, ci mettono 3 anni di lavoro, sudore, sacrifici e soldi per fare un film che onora l’eroismo di Vik. Ok.
Questi tizi ottengono con testimonials eccezionali gente come Chomsky o Finkelstein, che giustamente denunciano le atrocità israeliane in Palestina, e poi cercano di far vedere il loro film agli italiani. Mi coinvolgono. Ok. Io vado e parlo dei criminali storici Sionisti. Tutto giusto.
Dopo la prima occasione in cui io sono coinvolto come storico del Sionismo ebreo criminale in Palestina, vengo a sapere che la loro prossima tappa è con… con??… il quotidiano Il Manifesto.
Il Manifesto. Quello che pubblicò in prima pagina un editoriale di Rossana Rossanda che alla morte di Mao scrisse che “E’ morto un lume dell’umanità”. Attenti: la Rossanda non ha mai ritrattato quella affermazione, ok?
Capita che Mao sia oggi riconosciuto dagli studi accademici più autorevoli del mondo come il più grande sterminatore di massa mai esistito sul Pianeta Terra. Le stime parlano di qualcosa come 45, fino a 60 milioni di cinesi massacrati, torturati, fatti morire di fame, per ordine di Mao. Israele, Stato terrorista e torturatore, impallidisce a confronto di Mao, sono benefattori a confronto di Mao. Ma i valorosi autori del film su Arrigoni in Palestina se lo sono dimenticato, e vanno col Manifesto della Rossanda-45/60 milioni di morti a propagandare il film su Vik, e se lo fanno pubblicare da loro! Come dire: pubblico un’accusa agli USA per i morti in Iraq con il quotidiano Viva Auschwitz!
Gliel’ho detto, ma sti poveretti non capiscono. Non capiscono che un bambino palestinese morto bruciato vivo dal fosforo israeliano vale quanto un cinese morto torturato per ordine degli amici della Rossanda del Manifesto. Con l’unica differenza che per ogni palestinese massacrato dai Sionisti neonazisti d’Israele, ci sono 100.000 cinesi massacrati dagli amici maoisti del Manifesto, della Rossanda, di Tommaso di Francesco (boss nel Manifesto) e di quelli che hanno fatto il film su Vik Arrigoni, che non si fanno scrupoli di apparire a Bologna A FIANCO di sti collusi con crimini contro l'umanità del Manifesto, né di mettere Vik in edicola con gli amici (sempre Il Manifesto) di 45-60 milioni di morti.
Li ho mandati a cagare. Poi sì, certo, sono pazzo, certo. Rossanda, dovresti essere processata per apologia di sterminio, ma NO! hey gente, è di sinistra, non la si tocca. Ma i morti puzzano uguale, sapete?, i loro parenti piangono uguale, sapete?, i loro bambini sono orfani uguale, ok?, in Palestina come in Cina. Che gente di merda ste ‘belle anime’ italiane che si mescolano con il Manifesto di Mao, e io che ci casco sempre. Scemo io. Vik, ti stanno coprendo di infamia e tu non lo meriti. Il film s’intitola RESTIAMO UMANI, THE READING MOVIE e va ASSOLUTAMENTE VISTO O COMPRATO PERCHE' È VIK, ma questa è un'altra storia.
Sì, restiamo umani, e ricordiamoci delle grida dei milioni di cinesi torturati a morte, o affamati a morte, dagli amici del Manifesto, amici degli autori di questo film, che balbettano scuse patetiche sul perché appariranno a Bologna di fianco agli amici di 45-60 milioni di sterminati.
Vik, ti stanno coprendo di infamia, non lo meriti.
PB
Fine Intermezzo

A coronare il video quattro righe tratte dal sito  
Anche ieri 4 bambini palestinesi rapiti durante un raid dell’esercito israeliano: a uno dei bambini hanno sparato alle gambe. I genitori dei rapiti non hanno idea di dove si trovino i loro figli, l’unica certezza sono le torture e gli abusi che in queste ore stanno subendo. Mentre il parlamento israeliano si appresta a tramutare in legge l’emendamento fascista sulla cittadinanza che come descrive Gideon Levy [il quale, come è evidente dal nome e cognome, è una persona ebrea - N.d.R.] tramuta Israele  in un nuovo stato etnocratico, teocratico, nazionalista e razzista (...)
Ma allora perché Saviano prima denuncia coraggiosamente la camorra e poi non ha il coraggio di difendere i diritti dei palestinesi oppressi? Solo per una sorta di pregiudizio ideologico instillatogli dal nonno? Faccio fatica a crederci e forse la verità sta altrove.
Siamo sicuri ad esempio che il suo romanzo Gomorra sia davvero una coraggiosa e veritiera inchiesta sulla camorra napoletana? Senza necessariamente arrivare all'estremo affermando che quel libro sia tutto inventato (tante cose sappiamo benissimo purtroppo che sono vere, e ce lo confermano non solo i dati raccolti dagli inquirenti, ma persino gli articoli dei giornali) possiamo pensare che sia un po' troppo romanzato, e spesso impreciso. Piccoli peccati veniali, ai quali spesso si perdona quando si legge un libro scritto così bene, in così bello stile (dobbiamo proprio ammetterlo, Saviano è un abile e sapiente narratore) specie se chi legge il libro è di sinistra ed ha sempre denunciato il fatto che le istituzioni fin troppo spesso sono venute a patti con la mafia.
Ma leggetevi l'analisi del libro Gomorra scritta da Sebastiano Gulisano, una persona che all'inizio ha difeso Saviano, ma poi leggendo attentamente il libro ha notato diverse "stranezze" che lo hanno lasciato perplesso, e che devo dire, hanno lasciato perplesso anche me quando di recente ho letto quel libro. Dall'articolo di S. Gulisano riporto qui sotto alcune note particolarmente significative:
Confesso di avere riso quando ho letto con che facilità il protagonista del romanzo fosse entrato nelle grazie di Xian-Nino, il mafioso cinese che se lo porta in tournée mentre deve sbrigare i propri affari, rendendolo partecipe dei propri traffici, iniziandolo alla conoscenza del Sistema dal "di dentro". Ma ho letto tanti di quei fumetti che anche questa, sebbene inverosimile, l'ho digerita senza particolare difficoltà. Allo stesso modo, ho riso ogni volta che il protagonista, grazie all'intraprendenza o all'"invisibilità", riusciva ad infiltrarsi qua e là e ad assistere a riti che può avere immaginato ma non certo avere vissuto (Pikachu e Kit Kat che lo introducono ai segreti delle paranze; la vicenda dei Visitors; l'incontro, ad Abardeen, col camorrista scozzese). Quando il camionista Pasquale, già «miglior sarto sulla terra», lo salva dai Visitors materializzandosi col suo camion, m'è tornato in mente un racconto di Riccardo Orioles che pubblicammo su I Siciliani nell'86: una storia d'avventure caraibiche, col protagonista-eroe e la sua bella che, quando la storia si avvia verso la conclusione, sono gettati in mare dai pirati e destinati a morte sicura, ma lo scrittore decide di salvarli e lo motiva così: l'autore sono io e m'invento quel che mi pare. Ecco: Pasquale che salva il protagonista di Gomorra (già dentro una situazione di per sé inverosimile: gli spacciatori che testano il taglio dell'eroina sui tossicomani e considerano parte del paesaggio il nostro eroe) a me sa tanto di «l'autore sono io e m'invento quel che mi pare», con la differenza che Saviano non lo dice, altrimenti l'editore, nel risvolto di copertina, non avrebbe potuto scrivere che si tratta di «un libro scrupolosamente documentato». E il lettore, magari, si sarebbe immedesimato un po' meno essendogli chiaro di avere in mano un fumettone e non «un libro in cui il giovanissimo autore è sempre coinvolto in prima persona».
(...)
Il mito dei Casalesi.
Non intendo star qui a raccontarvi e a confutare in maniera puntuale tutte le fesserie che Roberto Saviano scrive a proposito del presunto rapporto di «soggezione» (pag. 209) di Cosa Nostra nei confronti della camorra in generale e dei Casalesi in particolare, ché mi ci vorrebbe un libro grande almeno quanto il suo: e, comunque, chiunque può agevolmente rendersi conto di tali falsità leggendo qualche relazione della Commissione Antimafia, qualche libro di Isaia Sales e/o di Francesco Barbagallo (i massimi studiosi italiani della camorra), che inquadrano, documenti alla mano, l'evoluzione storica dei fenomeni camorristi e il loro relazionarsi con le altre mafie (e con la politica), specie con Cosa Nostra siciliana a cui il gotha delle organizzazioni criminali campane è stato affiliato (leggasi: subordinato) fin dagli anni 70, incluso il capostipite dei Casalesi, Antonio Bardellino. Ed è questo il motivo, ad esempio, per cui la struttura organizzativa piramidale dei Casalesi è simile a quella della mafia siciliana.
Che pensare a questo punto di Saviano? Innanzitutto che egli come Marco Travaglio (altro noto filo-sionista), non si cura né di signoraggio, né di massoneria, né di scie chimiche. Bisogna dire che Travaglio arriva a negare apertamente l'esistenza del signoraggio e delle scie chimiche, nonostante le prove evidenti, mentre Saviano non arriva a tanto, ma possibile che egli viva davvero così isolato dal mondo, che sappia guardare il cielo, non sappia utilizzare internet? Certo, potrebbe essere in fondo che egli sia in buona fede, che abbia scritto un'inchiesta sulla camorra un po' troppo romanzata e imprecisa, che si sia inimicato alcuni boss mafiosi, e che i suoi pregiudizi non gli fanno vedere con obiettività quale sia la realtà sullo stato d'Israele e sulla sua politica. Ma potrebbe benissimo essere che egli sia lo strumento delle élite criminali che ci governano, alle quali sta bene che si parli di questioni tutto sommato note - chi non conosce la mafia? - evitando che il discorso vada troppo in profondità e che si denuncino i veri artefici del connubio tra stato e criminalità organizzata. In fondo cosa ha rivelato di nuovo Saviano nel suo libro? Ben poco, o forse niente, come chiunque può notare ad un'attenta lettura, e quel poco di nuovo che c'è sembrerebbe persino esserselo inventato.
Forse qualcuno storcerà il naso leggendo che io sospetti che la figura di Saviano non sia così bella e autentica come sembrerebbe a prima vista, ma a costoro consiglio di leggere integralmente i miei dossier sulle scie chimiche, sulle vaccinazioni anti-influenzali, e poi l'articolo su Giulietto Chiesa. Ma se Giulietto Chiesa ed i suoi rapporti con le stesse élite che egli a parole dice di combattere non ci sono dubbi, sul vero ruolo di Saviano ancora non mi pronuncio con certezza, ed in mancanza di prove definitive sospendo il giudizio lasciandovi con tutti gli interrogativi che ho sollevato. NB: Quanto ai pacifisti che tanto si impegnano per i diritti umani dei palestinesi e che si oppongono alla violenza dello stato d'Israele, non pensiate però che siano neanche loro delle persone tanto coerenti, altrimenti perché tacerebbero tutti (tranne uno) sul fenomeno delle scie chimiche?

Appendice:
un elenco incompleto dei sostenitori di quell'evento
Hanno aderito all’iniziativa, fra gli altri: José Maria Aznar, Fiamma Nirenstein, i direttori dei quotidiani "Il Foglio" (Giuliano Ferrara), "Libero" (Maurizio Belpietro), "Il Tempo" (Mario Sechi), "Il Riformista" (Antonio Polito), "L'Occidentale" (Giancarlo Loquenzi); il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici; i cantanti Lucio Dalla, Massimo Ranieri, Chiara Iezzi e Raiz (ex "Almamegretta"); gli scrittori Roberto Saviano, Nicolai Lilin, Rosa Matteucci; ia regista Cristina Comencini; il produttore di eventi musicali David Zard; il produttore Riccardo Tozzi (Cattleya); la scienziata e senatrice a vita Rita Levi Montalcini; il professore e senatore Umberto Veronesi; i giornalisti Paolo Mieli, Toni Capuozzo, Peppino Caldarola, Alain Elkann, Carlo Panella, Ernesto Galli Della Loggia, Maria Latella; Pierluigi Battista, Barbara Palombelli; Giorgio Israel; Daniele Scalise; Anita Friedman; Yohanna Arbib; moltissimi parlamentari, tra cui Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Pianetta, Francesco Rutelli, Italo Bocchino, Gianni Vernetti, Benedetto Della Vedova, Giovanna Melandri, Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello, Margherita Boniver; Davood Karimi, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia; Dounia Ettaib, presidente dell'Associazione Donne Arabe d'Italia; Dore Gold, ex ambasciatore di Israele all'Onu; Bruce Bawer, scrittore; Amir Fakhravar, dissidente iraniano in esilio; Farid Ghadry, dissidente siriano in esilio; i parlamentari europei Hannu Takkula (Finlandia), Marco Scurria (Italia), Bastiaan Belder (Olanda), Corina Cretu (Romania), Pablo Arias (Spagna), Magdi Cristiano Allam (Italia).


Così ivi riporto dal web per vostra semplice informazione. Work in progress ...