Genere Rock Blog

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Work in progress...

domenica 15 marzo 2015

GR - Sogno o son desto?

Esperienza extracorporea realmente accaduta in una imprecisata sera d'estate degli anni '90.

Come era solito nella maggior parte dei fine serata, mi ritrovai appoggiato alla spalliera del letto fatta di lucido ottone con le dita delle mani che stringevano l'interno sagomato di larghi riccioli a mo di curve. Stavo vedendo l'ultimo programma della serata prima di avvolgermi nel premiato sonno, fine di un'intensa giornata passata a montar ponteggi. Ancora non ricordo con precisione la data, soltanto che erano gli anni '90.

Così, finito lo spettacolo, rimasi in quella posizione guardando fisso e pensieroso per il giorno lavorativo successivo, operai e tutto il resto che ne consegue, il punto rosso che rifletteva lo stato di standby del televisore appena spento, mentre una luce fioca rischiarava l'attinente ingresso, lasciata appositamente accesa nel caso servisse a far strada verso il luogo di richiamo, il WC, ma che tutt'a ad tratto sparì. Mi guardai attorno cercando di capire come mai di quella strana cosa fissando in ogni dove il soffitto sparito anch'esso nell'oscurità.
Poi, mentre cercavo di mettere a fuoco l'invisibile, uno strano chiarore apparve dall'alto e con esso apparirono delle ombre scure di fumo nero che iniziarono a volteggiare tra il soffitto e la facciata dell'armadio proprio dinanzi ai miei occhi. Lì per lì pensai ad un effetto ottico dovuto alla stanchezza e all’abbassamento improvviso delle luci, ma mi resi subito conto che erano vere, e di sicuro non stavo sognando.

Si muovevano come fossero fantasmi, e cavolo, iniziarono a scendere proprio verso di me. Le guardavo incredulo mentre le ombre di fumo, che dalla loro forma sembravano essere quasi umane, cominciarono a volteggiarmi sopra e poi tutt'intorno, avvolgendomi come fossi in un fitto alone di nebbia. Continuai a guardarle come se stessi al centro di uno spettacolo teatrale. Poi di colpo si spostarono alla mia sinistra e avvolsero in quell'inverosimile e nebbioso alone anche la mia giovane compagna che mi dormiva accanto, mia moglie, volteggiando allo stesso modo su di lei per svariati ed interminabili minuti. Lei però dormiva davvero e non si accorse di nulla.

Non era finita lì poiché nel frattempo dei piccoli corpi cominciarono ad apparire dal nulla come fossero bolle di sapone, materializzandosi a mezz’aria proprio lì, di fronte al grande armadio diventato per l'occasione il telo di proiezione di una sala cinematografica. Strane sagome di color plastica arancione simil bambola che cambiavano continuamente fisionomia, trasformandosi di continuo in ogni genere di forme animalesche, ed ancora in molteplici facce diaboliche e poi di nuovo di animali. Era un continuo susseguirsi di trasformazioni, di ombre e di corpi ben delineati, che in pochi attimi pervasero tutta la stanza diventata semi buia, mentre le ombre continuavano imperterrite a volteggiare intorno al corpo di mia moglie che ad un tratto sentii russare. Rimasi immobile a guardare stupefatto tutto ciò che accadeva come se mi stessi godendo quel surreale, assurdo spettacolo. Poi ad un tratto tutto svanì e il buio più profondo e assoluto riprese il sopravvento.

D'improvviso una grossa testa di drago dagli occhi fosforescenti e denti acuminati spuntò dall'angolo in alto a destra lasciando dietro di sé una lunga scia di fumo e fiamme. Si presentò davanti fermandosi a pochi centimetri dal mio viso. Guardai fisso quella enorme figura dalla pelle rossa trasformarsi in mille altre facce e musi animaleschi ritornando infine alla forma iniziale.
Mi guardava fissandomi minaccioso con quei suoi occhi rosso fuoco e con l'enorme bocca spalancata, come se volesse per qualche motivo sfidarmi e al tempo ipnotizzarmi, con il chiaro intento di infondermi profonda paura. Passammo lunghi e intensi attimi a fissarci a vicenda. Un faccia a faccia interminabile. L'immagine può darne una chiara impressione. Ma la cosa più strana fu che non ne ero per niente spaventato.

Infine le sue continue trasformazioni cessarono e l'enorme faccia di drago si tramutò in una faccia scura totalmente diversa e non ben definita.
Nello stesso istante sentii una rimbombante e profonda voce ma che non proveniva dalla sua bocca, in quel momento rimasi sconcertato perché non riuscivo a capire da dove effettivamente provenisse quella sua infernale voce. Poi capii, era attraverso la mente che mi comunicava quelle sue minacciose parole.

«Ti ho messo paura eh... hai paura di me, vero? ...dimmi che hai paura di me.» disse telepaticamente con estrema arroganza e prepotenza mentre era ritornato nelle sembianze di drago, sbuffando fumo e fiamme intensificando ancor di più la luce di quelli occhi fatti di fuoco e contornando il tutto con una sprezzante risata.

Tentai di rispondergli con voce ferma ed altisonante ma dalla mia bocca non uscì neanche una parola nonostante mi sforzai ripetutamente. E fu con la mente che anch'io gli parlai.

«No! Non mi fai paura. Io, non ho paura di te!» gli risposi con smodata determinazione e con noncuranza.

Scomparve per poi riapparire all'improvviso per altre due volte sfidandomi e trasformandosi nello stesso identico modo. Così come furono le stesse sue domande e le stesse mie risposte sempre più determinate ripetute attraverso con la mente. Poi sparì e di lui più nulla.

Mentre succedeva tutto questo, mi accorsi di una piccola luce provenire dall’angolo in alto a sinistra diventare sempre più grande e luminosa. Iniziai a fissarla per quanto era lucente. Si avvicinava sempre di più verso di me rivelando dietro di se qualcosa che assomigliava ad un varco. Era radiosa, avvolgente e di forte intensità, ma che non accecava. Continuai a guardarla affascinato fino a quando, in modo pressoché irrazionale, sentii il mio corpo sollevarsi e andargli incontro attratto da una imprecisata forza. Fu così per lunghi intensi attimi. Strinsi le dita già avvolte all'interno della spalliera di lucido ottone mentre la luce continuava ad attirarmi pian piano verso di sé ogni istante con più forza. Mi accorsi infine e con stupore che il mio corpo era lì immobile sotto di me, mentre con il corpo rivolto col petto in alto lo guardavo allontanarsi sempre di più. Sembrava il mio gemello. Anzi ero proprio io ed ero addormentato. Guardai di nuovo la luce e poi ancora il mio corpo che si allontanava sempre di più, mentre dalla luce cominciò ad affiorare la sagoma di una porta ben delineata che mi attirava verso di se con ancora più forza. La luce si fece sempre più intensa ed avvolgente, ed io sempre più vicino a quel varco mentre il mio corpo, sempre lì immobile, era oramai lontano, fino a quando, stringendo ancor di più le dita allo schienale e con un gesto liberatorio, tutto all'improvviso svanì.

Mi guardai attorno, la stanza era di nuovo rischiarata dalla luce irradiata dall'attinente ingresso. Il puntino rosso dello standbay del televisore era riapparso. Tutto era di nuovo normale, come se nulla fosse accaduto. Non avevo sognato. Era vero come è vero che sto scrivendo questa breve e surreale storia, poiché rivivendola sono sicuro di non essermi mai addormentato.

Work in progress ...il testo è tutt'ora sottoposto a verifica (ortografia e rimembranze) e può subire delle variazioni.

Scritto oggi, 15 marzo 2015 da §GR§