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venerdì 1 maggio 2015

Conoscere la Massoneria - Il Regno del Terrore


Ecco come il Capo supremo della Massoneria Universale, Albert Pike, nella sua lettera del 15 agosto 1871, al suo vice e Capo degli Illuminati, Giuseppe Mazzini, illustrava lo scopo finale del loro piano, formulato in tre Guerre Mondiali:
«Noi scateneremo i nichilisti e gli atei e provocheremo un cataclisma sociale formidabile che mostrerà chiaramente alle nazioni, in tutto il suo orrore, l’effetto dell’ateismo assoluto, origine della barbarie e della sovversione sanguinaria. Allora, ovunque, i cittadini, obbligati a difendersi contro una minoranza mondiale di rivoluzionari (...) riceveranno la vera luce attraverso la manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero, rivelata finalmente alla vista del pubblico; manifestazione alla quale seguirà la distruzione della Cristianità e dell’ateismo, conquistati e schiacciati allo stesso tempo!».


CONOSCERE LA MASSONERIAa cura del dott. Franco Adessa

Amschel Mayer Rothschild
Anno 1773. Poco prima di presentare il suo piano, in 25 punti, per “dominare le ricchezze, le risorse naturali e la forza lavoro di tutto il mondo”, Amschel Mayer Rothschild, ai suoi dodici ascoltatori, svelò «come la Rivoluzione Inglese (1640-60) fosse stata organizzata e mise in risalto gli errori che erano stati commessi: il periodo rivoluzionario era stato troppo lungo, l’eliminazione dei reazionari non era stata eseguita con sufficiente rapidità e spietatezza e il programmato “regno del terrore”, col quale si doveva ottenere la rapida sottomissione delle masse, non era stato messo in pratica in modo efficace. Malgrado questi errori, i banchieri, che avevano istigato la rivoluzione, avevano stabilito il loro controllo sull’economia e sul debito pubblico inglese». ...Rothschild mostrò che questi risultati finanziari non erano da paragonare a quelli che si potevano ottenere con la Rivoluzione francese, a condizione che i presenti si unissero per mettere in pratica il Piano rivoluzionario che egli aveva studiato e aggiornato con grande cura.

Ecco la “dottrina del terrore” contenuta in questo Piano.
«Il miglior risultato che si può ottenere, nel governare gli uomini, può essere raggiunto solo con l’uso della violenza e del terrorismo... La Legge è un mascheramento della forza. Per le leggi della Natura, il Diritto si fonda sulla forza».
«La nostra politica deve essere quella di fomentare le guerre, per sprofondare sempre di più le nazioni nel loro debito, e di dirigere le Conferenze di Pace».
«Il “nostro Stato”, marciando lungo la strada della conquista pacifica, ha il diritto di rimpiazzare gli orrori delle guerre con le meno evidenti, ma più efficaci sentenze di morte, necessarie a mantenere il “regno del terrore” che genera la cieca sottomissione».
«Grazie alla nostra stampa, noi abbiamo ottenuto l’oro nelle nostre mani, nonostante il fatto che noi abbiamo dovuto raccoglierlo da oceani di lacrime e sangue».
«Quando le condizioni rivoluzionarie giungeranno al punto più basso, e le masse, già soggiogate con le privazioni e col terrore, i nostri agenti dovranno apparire in scena, ma solo dopo che essi hanno portato a termine il nostro pianificato “regno del terrore”. Mettendo a morte questi nostri agenti, noi appariremo come i salvatori degli oppressi, mentre invece noi siamo interessati proprio all’opposto, e cioè alla riduzione e all’uccisione dei Goym (cristiani)».
«Noi provocheremo la depressione industriale e il panico finanziario. La disoccupazione e la fame, imposte alle masse, creerà il diritto del capitale di regnare in modo più sicuro».
«Il “regno del terrore” dovrà accompagnare ogni sforzo rivoluzionario, perché questo è il mezzo più economico per portare la popolazione ad una rapida sottomissione».
«Creeremo monopoli immensi e riserve di tale ricchezza colossale che persino le ricchezze più grandi dei Goym (cristiani) dipenderanno da noi in tale misura che essi raggiungeranno il fondo insieme al credito dei loro Governi, il giorno dopo la GRANDE CATASTROFE POLITICA».
«Spoglieremo i Goym delle loro proprietà terriere e industriali con una combinazione di tasse e concorrenza sleale e li porteremo alla rovina economica nei loro interessi finanziari nazionali e nei loro investimenti».
«Gli aumenti salariali, ottenuti dai lavoratori, non dovranno beneficiarli in alcun modo».
«Lanceremo una corsa agli armamenti in modo che i Goym si possano distruggere a vicenda, su scala colossale e, alla fine, nel mondo, non rimarranno altro che masse di proletariato con pochi milionari devoti alla nostra causa, con forze militari e di polizia sufficienti a proteggere i nostri interessi».
«I nostri agenti dovranno infiltrarsi in tutte le classi, a tutti i livelli della società e del Governo, per raggirare, confondere e corrompere i più giovani della società, insegnando loro teorie e principi che noi sappiamo essere falsi».
«I Governi dell’Occidente non potranno sollevarsi contro di noi, perché, noi creeremo, nelle capitali e nelle città di tutti i paesi, un’organizzazione di un tale TERRORE TERRIFICANTE da far tremare anche i cuori più gagliardi».

Giuseppe Mazzini macchinava per  distruggere la Chiesa

La circolare, del 3 dicembre 1887, del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Adriano Lemmi, a tutte le Logge d’Italia, diceva: «L’anniversario del 20 settembre 1870 del giorno in cui Roma è diventata capitale d’Italia, e nel quale il potere temporale del Papa è stato rovesciato, riguarda la Frammassoneria esclusivamente. Esso è un anniversario, una festa puramente e semplicemente massonica, perché determina il giorno d’arrivo della Massoneria italiana a Roma, meta cui essa s’indirizzava da così lunghi anni».
Il massone del 33° grado, Domenico Margiotta, abiurata la Massoneria e convertitosi al cattolicesimo, nel suo libro “Ricordi di un trentatre ...”, su questa data, scrive:

«Infatti, la data del 20 settembre 1870 non è una data italiana soltanto; è soprattutto una gran data frammassonica. Essa segna, contemporaneamente, la soppressione del potere temporale del Papa e la nascita di un Rito Supremo, introdotto nella Massoneria, per dare il carattere satanico a quella vaga divinità più o meno ben conosciuta sotto il nome di “Grande Architetto dell’Universo”.
«Mazzini, negli ultimi anni che precedettero la presa di Roma s’era messo in relazione con un capo Massone di Rito scozzese americano, il Frammassone Albert Pike, presidente del Supremo Consiglio di Charleston, e gran cabalista, che si era dedicato, con passione, a tutti gli studi dell’occultismo, ed era onorato di grande influenza dal punto di vista dottrinario.
«Mazzini aveva capito che la Frammassoneria sarebbe stata una leva potente per mettere sottosopra il mondo intero, ma la vedeva divisa in numerosi Riti, spesso tra loro rivali e talvolta persino ostili. (...). Ma perché mai Mazzini si rivolse ad Alberto Pike e non ad un altro capo del Grande Oriente, o del Consiglio Supremo? Perché il Rito Scozzese Antico e Accettato, se non il più importante per il numero di addetti, è quello che è praticato nel più gran numero di paesi, e perché il Pike aveva un peso considerevole sui Consigli Supremi nazionali di questo Rito, ed era già riconosciuto come il capo più esperto in campo di dommatica e di liturgia.
«Ora, come aveva voluto l’unità d’Italia, per abbattere il potere temporale della Santa Sede, Mazzini macchinava per l’unità della Massoneria, per distruggere la Chiesa nella sua potestà spirituale.
«Il Mazzini, però, non fu il primo a occuparsi dell’unità della massoneria, infatti, il Frammassone Ragon, dai massoni francesi chiamato il loro “Autore sacro”, parlando dell’unificazione dell’umanità, ha scritto: “Ma questa unificazione degli uomini non può realizzarsi se non dove l’unità massonica esista veramente; ossia quand’essa emanerà da un centro unico, da un immenso Congresso superiore che dia l’impulso intellettuale e amministrativo al centro unico e secondario di ciascuno Stato o Nazione... Per raggiungere questo fine, concepito da secoli, ossia per giungere alla formazione di un centro unico universale, è indispensabile che non vi sia che una sola direzione in ogni singolo Stato...”1.
«Il Ragon e Mazzini non erano però d’accordo su come procedere per mettere in atto questa unificazione.
Per il Ragon, bisognava che in ogni paese non vi fosse che una sola federazione di Logge e, per conseguenza, un solo rito per tutta la Frammassoneria del globo; Mazzini, invece, che aveva uno spirito assai pratico, pensava fermamente che non si dovessero sopprimere tutti i riti, a beneficio di uno solo, ma egli diceva: “Lasciamo sussistere tutte le federazioni tali e quali sono; conserviamo pure tutti i riti quali essi esistono, coi loro sistemi, le loro autorità centrali e i loro modi di corrispondenza tra gli altolocati d’uno stesso rito; ma diamo origine ad un Rito Supremo che resterà ignoto e nel quale noi iscriveremo i massoni dell’alta sferra che ci piacerà, ed ai quali imporremo il più rigoroso segreto verso gli altri loro fratelli dei riti ordinari. Mediante questo Centro Universale, governeremo tutta la Massoneria; esso sarà il Centro Universale unico, tanto più potente, nella direzione, quanto più sarà ignorato”2»

Amschel Mayer Rothschild, Giuseppe Mazzini, Albert Pike



Giuseppe Mazzini. Vice di Lord Palmerston, Mazzini capeggiò la Mafia, la Suprema Loggia degli Illuninati di Parigi, fu l'ideatore del Nuovo Ordine Palladico Riformato, e, divenuto vice di Albert Pike, pianificò lui le tre Guerre Mondiali del 20° secolo.  


 
Albert Pike. Capo degli Illuminati (detto il Diavolo del 19° secolo) riformò la Messa nerra e, con Mazzini, pianificò le tre Guerre Mondiali del secolo 20° e creò il Nuovo rito Palladico Riformato per distruggere il potere spirituale della Chiesa.

Nel 1773, Amschel Mayer Rothschild, nel corso della presentazione del suo “piano” per un Governo Mondiale ad un gruppo di finanzieri ebrei, al 16° punto del programma, relativo all’infiltrazione della Massoneria, disse che: «il loro scopo era quello di sfruttare i vantaggi che offriva il segreto massonico. Egli affermò che essi potevano organizzare le loro Logge del “Grande Oriente”, all’interno della Mas-soneria Azzurra, in modo da continuare le loro attività sovversive e nascondere la vera natura del loro lavoro... Egli disse che tutti i membri affiliati alle Logge del Grande Oriente dovevano essere usati per il proselitismo e per la diffusione della loro ideologia ateo-materialistica tra i Goyim...»1.
Mayer Rothschild incaricò Adam Weishaupt di fondare l’Ordine degli Illuminati di Baviera, la sètta satanica, atea e materialista che doveva occuparsi del “proselitismo e diffusione della loro ideologia ateo-materialistica tra i Goyim”.
Guy Carr, nel suo libro: “Pawns inthe game”, a proposito delle Logge del “Grande Oriente”, scrive:

Adam Weishaupt
«Nel 1776, Adam Weishaupt organizzò gli Illuminati per mettere in esecuzione il complotto. La parola “Illuminati” deriva da Lucifero e significa “coloro che hanno la luce”. Con la menzogna che l’obiettivo era di portare ad un Unico Governo e di abilitare uomini di provata capacità mentale a governare il mondo, reclutó duemila seguaci. Questi comprendevano gli uomini piú intelligenti nel campo delle arti e delle lettere, istruzione, scienza, finanza e industria. Egli, poi, fondó, Logge del “Grande Oriente” quali loro sedi segrete. (...)»2.
«Scoperta la cospirazione degli Illuminati, il Governo Bavarese ordinó alla polizia di fare irruzione nelle Logge del “Grande Oriente” costituite di recente da Weishaupt (...). Ulteriori particolari ottenuti, convinsero le autoritá che i documenti erano una copia originale di una cospirazione con la quale la sinagoga di satana, che controllava gli Illuminati AL VERTICE, intendeva usare guerre e rivoluzioni per portare a termine la creazione di un Governo Mondiale.
Nel 1785, il Governo Bavarese bandí gli Illuminati e chiuse le Logge del “Grande Oriente”. (...).
Gli Illuminati si riorganizzarono, e Weishaupt istruí i suoi seguaci di infiltrarsi nelle Logge della Massoneria Azzurra e di formare una societá segreta all’interno delle altre societá segrete»3.
«Nel 1829, gli Illuminati ebbero un meeting in New York, il cui oratore fu un loro membro britannico di nome Wright. I partecipanti venivano informati che gli Illuminati intendevano riunire i gruppi dei nichilisti e degli atei con le altre organizzazioni sovversive in un’unica organizzazione internazionale chiamata: Comunismo. Questa forza distruttrice doveva essere usata per rendere possibile agli Illuminati di fomentare future guerre e rivoluzioni. Clinton Roosevelt (un antenato diretto di F.D. Roosevelt), Horace Greeley e Chas. Dana crearono un Comitato per raccogliere fondi, che, poi, finanziarono Karl Marx ed Engels nella stesura de “Il Capitale” e del “Manifesto Comunista”.
«Nel 1830, Weishaupt morí.
«Nel 1834, l’italiano Giuseppe Mazzini fu selezionato dagli Illuminati per dirigere il loro programma rivoluzionario mondiale; incarico che egli mantenne fino alla morte (1872).
Nel 1840, il generale Albert Pike fu posto sotto l’influenza di Mazzini (...). Tra il 1859 e il 1871 Pike e Mazzini elaborano un piano di rivoluzioni e di tre guerre mondiali che avrebbe portato la congiura degli Illuminati al suo stadio finale, alla fine del XX° secolo.
«Quando gli Illuminati e le Logge del “Grande Oriente” divennero sospette a causa delle attivitá rivoluzionarie di Mazzini in Europa, Pike e Mazzini, nel 1870, organizzarono il “Rito Palladico”.
«Quando Mazzini morí, nel 1872, Pike lo sostituì col suo braccio destro, Adriano Lemmi, Gran Maestro delle Logge del “Grande Oriente” d’Italia.
«Nel 1925, Sua Eminenza Cardinal Caro y Rodriguez, arcivescovo di Santiago, Chile, pubblicó un libro “Il mistero svelato della massoneria”, per esporre come gli Illuminati, i satanisti e i luciferiani avessero imposto il loro controllo sulle societá segrete. L’enorme quantità di documentazione che egli produsse servì a provare che neppure al 32° e al 33° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato i massoni conoscevano i veri segreti delle Logge del “Grande Oriente” e di quelle del “Rito Palladico” di Giuseppe Mazzini e di Albert Pike»4.

Ernesto Nathan e Giuseppe Mazzini

Ernesto Nathan
Il 27 luglio 1844, Giuseppe Mazzini, il famoso patriota italiano, scriveva da Londra: «Il Vitello d’oro è onnipotente in Francia, e (James) Rothschild potrebbe diventare re, solo se lo volesse». Il “New York Times”, di proprietà, nel 1921, dell’ebreo Adolph Ochs ed edito dall’ebreo Miller, a proposito dell’ebreo Ernesto Nathan, ex Sindaco di Roma, l’11 aprile 1921, così narrava: «Il padre di Ernesto Nathan, di genitori ebrei, era un banchiere membro della famiglia Rothschild del ramo di Francoforte. Tra gli inquilini della fatiscente casa d’affitto nella quale Ernesto era nato, vi era un patriota (!!) italiano, Giuseppe Mazzini, le cui opere furono pubblicate da Ernesto. Nel 1859, il padre di Ernesto morì e la casa divenne il rifugio di patrioti. Ernesto divenne il direttore de “La Roma del Popolo”, giornale lanciato da Giuseppe Mazzini...

La Roma del Popolo
(giornale mazziniano)
Nel 1907, Ernesto Nathan fu eletto Sindaco di ROMA dagli anticlericali che rovesciarono l’antica tradizione di designare come Sindaco un membro di una delle antiche famiglie romane. Mai un Sindaco fu ricevuto con attacchi così ingiuriosi da oltrepassare ogni limite plausibile. Nathan, che era un massone, salì in grado fino a divenire Gran Maestro e poi Onorabile Gran Maestro».
Nel libro del Conte Cherep-Spiridovich, “The Secret World Government”, a proposito di Ernesto Nathan e di Mazzini, leggiamo:
«Dopo la morte di Anselm-Amschel Mayer Rothschild (6 dic. 1855), capo della dinastia Rothschild del ramo di Francoforte, le sue attività finanziarie furono dirette dai suoi nipoti: Barone William e Barone Charles, figli di Karl Rothschild, capo del ramo di Napoli, e morto il 10 marzo 1855.


Mayer Carl von Rothschild
(...). Karl Rothschild, l’anima della misteriosa e anti-cattolica “Alta Vendita”, prima di lasciare l’Italia vi stabilì un suo cugino, Nathan Rothschild, per continuare il suo lavoro satanico di trasformare i patrioti italiani in anarchici e in atei. Suo figlio si chiamava Ernesto Nathan.

Questo “pig” (maiale) comprò un palazzo con una “Cappella” del cui altare fece una latrina per i suoi massoni. Il fare di un Sacro Altare una latrina entusiasmava i veri massoni, così, il padre di Ernesto Nathan, un Rothschild e un satanista, scoprì Mazzini e gli “insegnò” a “sputare” su Cristo, come del resto faceva suo figlio Ernesto.






Nathan Rothschild
Mazzini era povero e, dopo aver acconsentito di diventare un Kerensky italiano, Nathan, con tutta probabilità, fu inviato da Londra con i fondi dello stesso Lionello Rothschild, il quale, secondo il Disraeli, sosteneva tutti gli anarchici, i bolscevichi, ecc.. Ernesto Nathan era nato nel 1845»2.
Nell’opera di Roger Lambelin, “L’Imperialism d’Israel”, sempre a proposito di Ernesto Nathan e di Mazzini, si legge: «Ernesto Nathan era un ebreo proveniente dall’Inghilterra. La sua bella madre riuniva nel suo salotto molti rivoluzionari italiani: Mazzini, Crispi, ec.»3.
Nesta Webster, nella sua opera “World Revolution”, scrive: «Mazzini, sebbene si professasse cristiano e patriota, si era unito alla schiera dei Carbonari, dove, però, le sue attività semplicemente eccitavano la derisione dei membri dell’“Alta Vendita”, che ritenevano che fosse l’anima e non il corpo il vero punto dell’attacco»4.
Spiridovich, nella sua opera, continua: «Nella seguente lettera di Ernesto Nathan (Rothschild) (si veda: “Le Diable au XIX siècle”) viene confermato “Il Piano Infernale”, menzionato dall’ebreo Lemann:
“La moltitudine, disillusa dal Cristianesimo, la cui anima deista sarà in quel momento senza riferimenti, assetata di un ideale, ma senza sapere dove dirigere la sua adorazione, riceverà la Vera Luce dalla manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero, resa pubblica; una manifestazione che sorgerà dal movimento generale di “reazione”, che seguirà la distruzione dell’Ateismo e del Cristianesimo, entrambi conquistati e sterminati allo stesso tempo”»5.

Regole dei Carbonari della “Giovine Italia”

Diploma di affiliazione alla Carboneria (1820)
«Noi abbiamo intrapresa la corruzione in grande: la corruzione del popolo per mezzo del Clero e de Clero per mezzo nostro; la corruzione che deve condurci al seppellimento della Chiesa».
Quando questo programma infernale venne propagato dall’Alta Vendita (a quel tempo, vertice supremo della massoneria mondiale), i suoi stessi capi si opponevano all’ingresso di Giuseppe Mazzini in questo vertice occulto, denigrando la sua dottrina dell’assassinio politico:
«A cosa serve un’assassinio? (...) I nostri predecessori nel Carbonarismo non conoscevano la loro potenza. Non si tratta di esercitarla spargendo il sangue d’un uomo isolato o anche di un traditore; bisonga esercitarla sulle masse. Non individualizziamo il delitto; per ingrandirlo fino alle proporzioni (...) dell’odio contro la Chiesa, noi dobbiamo generalizzarlo. (...). Un colpo di pugnale non significa niente, non fa nessun effetto. Che importa al mondo di un cadavere ignoto, steso sulla pubblica via dalla vendetta delle Società segrete? Che importa al popolo che il sangue d’un operaio, d’un artista, d’un gentiluomo o anche d’un principe sia stato versato in forza di una sentenza di Mazzini o di alcuno dei suoi sicari che si divertono (in questo modo)? (...) Il miglior pugnale per assassinare la Chiesa e colpirla nel cuore è la corruzione».
Mons. George E. Dillon, nel suo libro: “Grand Orient: Freemasonry unmasked”, ci informa che «tutte le Società segrete sono divise in due gruppi: il “partito intellettuale”, o di direzione, e il “partito d’azione”, o della guerra»3.
L’“Alta Vendita” era il “partito intellettuale”; l’organizzazione dei sicari di Giuseppe Mazzini, costituivano, invece, il “partito d’azione”!
Mons. Dillon, nel libro citato, scrive che, al tempo della sua esclusione dall’Alta Vendita «Giuseppe Mazzini pensò, sviluppò, nel suo stile magniloquente, e mise in atto la sua “dottrina dell’assassinio”. Le citazioni che seguono sono tratte dalle regole dei Carbonari della “Giovine Italia”:
  • Art. I - La società è formata per la necessaria distruzione di tutti i Governi della Penisola e per la formazione di un solo Stato sotto un Governo Repubblicano.
  • Art. II - Avendo sperimentato gli orribili mali del potere assoluto e quelli ancor maggiori delle monarchie costituzionali, noi dobbiamo lavorare per fondare una Repubblica, una e indivisibile.
  • Art. XXX - Quelli che non obbediscono agli ordini della società segreta, o quelli che riveleranno i suoi misteri, devono essere pugnalati senza alcuna pietà. Lo stesso castigo spetta ai traditori.
  • Art. XXXI - Il tribunale segreto pronuncerà la sentenza e sceglierà uno o due membri affiliati per la sua immediata esecuzione.
  • Art. XXXII - Chi si rifiuterà di eseguire la sentenza verrà considerato uno spergiuro e, come tale, dovrà essere ucciso sul posto.
  • Art. XXXIII - Se il colpevole fuggirà, egli dovrà essere inseguito senza tregua in ogni luogo, e dovrà essere abbattuto da una mano invisibile, anche se egli dovesse rifugiarsi in grembo a sua madre, oppure nei tabernacoli di Cristo.
  • Art. XXXIV - Ogni tribunale segreto deve essere competente non solo nel giudicare gli adepti colpevoli, ma anche nel far mettere a morte ogni persona che sia stata colpita da anatema.
  • Art. XXXIX - Gli ufficiali devono portare un pugnale di forma antica; i sotto-ufficiali e i soldati dovranno avere fucili e baionette, insieme ad un pugnale di lunghezza di un piede che dovrà essere appeso alla cintura, e sul quale essi dovranno fare il loro giuramento.
Un gran numero di ispettori di polizia, generali e uomini politici furono assassinati su ordine di questi tribunali (controllati da Mazzini) e le Logge massoniche fornivano la loro assistenza in questo lavoro»4.
1, 2 “Lettera di Vindice al Nubius” del 9 agosto 1838.

Giuseppe Mazzini si era conquistato le grazie dei potenti
Da giovane, Mazzini si era conquistato le grazie dei potenti occulti grazie ai suoi metodi più abbietti, dalla delazione, al tradimento, al vero e proprio terrorismo e assassinio politico. Così scrive lo storico E.Y. Yates: «Mazzini arrivava a far cadere deliberatamente dei sospetti di appartenenza alla Giovine Italia su gente innocente, come Braida, un popolare avvocato penalista di Genova, perché se veniva arrestato e imprigionato avrebbe incitato la plebaglia».
Oppure quando, citando Mazzini, scrive: «Ci sono uomini nel nostro esercito che una sola parola da parte degli arrestati sarebbe stata sufficiente a mandarli in prigione data la loro condotta nel 1821; e il loro arresto ci avrebbe apportato un gran bene».
Una madre ossessiva, un retroterra religioso giansenista di oscuro misticismo, Mazzini era cresciuto odiando ogni forma di autorità, ogni idea di progresso e, malgrado tante e vuote parole al contrario, l’idea stessa di una nazione italiana sovrana e indipendente.

Lev Tolstoj
Nel suo libro: “Lev Tolstoj e Giuseppe Mazzini”, Giuseppe Macaluso, un seguace occultista di Mazzini, scrive:
«(I Ruffini e Giuseppe Mazzini) giunsero a Londra nelle prime ore della mattinata del 13 gennaio 1837 (…)».
Thomas Carlyle
E lì, a Londra, la strada ai vertici dei potenti occulti gli fu spianata dallo storico Thomas Carlyle. Scrive, infatti, il Macaluso: «Fu in casa Carlyle, dove egli andava a colazione tutti i venerdì, accoltovi con un’assoluta semplicità, al Mazzini tanto gradita, che egli poté conoscere personaggi eminenti, come per esempio Carlo Darwin. Tra le famiglie, primeggiavano il nome degli Ashurst, degli Stanfeld, dei Taylor».
«In realtà, gli inviti decennali di Thomas Carlyle a Mazzini non erano che esigenze professionali per sfruttare l’amicizia e le tare psicologiche del “profeta” italiano per i loro fini strategici. Nel suo diario, Carlyle confessa che lo “stancava il suo incoerente giacobinismo e georgesandismo”. Eppure, mantenne un’amicizia con Mazzini per dieci anni!
Nelle “Lettere e Memoriali” della moglie, Jane Welsh Carlyle, così è citato lo storico inglese: “(…) fin dalla prima conversazione, le opinioni del Mazzini mi apparvero incredibili, e – insieme tragicamente e comicamente – impraticabili in questo mondo”.
Più tardi, nelle “Nuove lettere”, Carlyle descrive i tentativi politici mazziniani come “matte avventure”, aggiungendo snobisticamente che sua moglie si interessava agli esuli per “curiosità folcloristica”!
Se queste frasi possono rivelare il vero atteggiamento dei Carlyle verso l’“amico” Mazzini, esse riflettono nondimeno solo una parte della realtà. Nelle sue “Lettere e Memoriali”, così si confessa Lady Janes: “Un uomo ha il diritto di mettere la sua sicurezza alla mercé di chi vuole, ma nessuna sia pur grande fiducia in un amico può giustificarlo se fa tali pericolose confidenze che riguardano altri. Che cosa ci sarebbe di strano, per esempio, se io avessi mandato poche parole al Governo austriaco, avvertendolo delle progettate sommosse, solo perché le prevenisse e si salvasse la testa di Mazzini e quelle dei più, col sacrificio di pochi? (…). Credo che avrei ritenuto mio dovere, come amica di Mazzini, di far ciò”.
E così, dopo ogni fallita “matta avventura” mazziniana, causata da “poche parole” di una Jane Carlyle, il reclutamento di Mazzini diveniva sempre più totale. D’altronde, il compito si presentava alquanto semplice: bastava sfruttare la psicosi mazziniana, manipolare quell’ossessione che lo braccava sin dalla gioventù, quei sintomi di persecuzione che lo assediavano, nell’alternanza dei suoi stati maniaco-depressivi, quel “fuoco” che gli faceva odiare l’uomo e tutta la specie umana. In una lettera a Melegari, così Mazzini descrisse la sua “crisi nervosa”: “Ho voluto, lo giuro, far del bene con tutti coloro con cui sono venuto a conoscenza – e sempre gli ho nuociuto e ho nociuto a me stesso (…)”.
O durante la sua permanenza a Ginevra: “Ho bisogno di essere solo; ho bisogno di ricompormi, se possibile; ho bisogno di non vedere nessuno, altrimenti mi ucciderei o andrei fuori di senno”.
O in un’altra lettera a Giuditta. “Vorrei tanto mostrare affetto agli uomini, cioè di far loro del bene, ma non voglio più vederli. Sono malato moralmente – ho convulsioni morali come altri possono avere convulsioni fisiche – ci sono momenti in cui vorrei voltolarmi per terra e mordermi come un serpente (…). Porto un odio per gli uomini! Se tu potessi vedere il riso satanico che porto per essi sulle mie labbra! (…)”».

Giuseppe Mazzini e Adriano Lemmi

Adriano Lemmi
«Al pari delle crisi depressive (di Giuseppe Mazzini) la sua storia e la sua concezione del mondo negano ogni vero sviluppo: «Il mondo morale come quello fisico tende all’equilibrio (…) il senso della storia insegna che (…) quando una civiltà innalza i suoi livelli di conoscenza si scontrerà poi con i popoli vicini più arretrati (…), così nel caso della Grecia e così è il caso di Roma. La gran lotta tra il bene e il male, tra i germi dello sviluppo intellettuale e i moti di una natura fisica disordinata»1.
E sul piano politico, per Mazzini, questo diventava:
«(…) sviluppare una ideologia mistico-religiosa per controllare i moti ciechi e disordinati, irrazionali della plebe»2.
«Il compito di Mazzini era quello di selezionare strati “intellettuali” che si facessero portatori di questo credo e progetto rivoluzionario che, per essere realizzato aveva bisogno di tre livelli in cui Mazzini divideva deterministicamente la popolazione:
  • 1° Un gruppo di intellettuali che rappresentasse il “genio” di Dio, la “scintilla” di Dio, ossia la moderna casta sacerdotale degli antichi imperi;
  • 2° La gioventù che “interpreta il pensiero e lo trasforma in azione”;
  • 3° “La plebe tumultuante per abitudine, malcontenta per miseria, onnipotente per numero, la forza d’urto chiamata a rovesciare gli ostacoli”».
Un “intellettuale” che realmente rappresentasse il “genio” e la “scintilla” di Dio, Mazzini lo scovò nella persona di Adriano Lemmi.
Rosario Esposito, nel suo libro: “La Massoneria e l’Italia”, così ci sintetizza questo personaggio: «Adriano Lemmi, nato nel 1822 a Livorno è stato Gran Maestro dell’Ordine dal 1885 fino al 1896; egli viene considerato “un genio che nessuna Massoneria può vantare”».
Adriano Lemmi iniziò la sua carriera facendo il ladro. Appena ventiduenne, si trovava a Marsiglia, dov’era sbarcato il 2 gennaio 1844. Egli aveva falsificato una lettera di credito della ditta Falconet & C. di Napoli ed era entrato in confidenza col medico Grand-Boubagne; il 3 febbraio, si era trovato in casa di questi con la sola moglie e con la scusa di un malore, le aveva sottratto una borsa di perle e 300 franchi d’oro, mentre lei gli stava preparando una tisana in cucina. Fu pescato dalla polizia in una taverna con la refurtiva addosso e, il 22 marzo 1844, Lemmi fu condannato ad un anno e un giorno di detenzione, più cinque anni di sorveglianza speciale dell’alta polizia.
Ma il destino di Lemmi fu deciso quando, vagabondando per il mondo, egli sbarcò a Costantinopoli, dove si mise a servizio di un vecchio erbaiolo ebreo, di Balata, la cui bottega era frequentata da un rabbino polacco, fuggito dalla Russia, dove era stato condannato per cospirazione. Il rabbino strinse amicizia con Adriano Lemmi, per il motivo che il giovinastro bestemmiava Cristo di buona voglia. Lemmi per farsi amare dagli ebrei di Balata, un giorno, domandò di essere ammesso nella religione di Mosè, dicendo che egli era pronto a rinnegare il battesimo e a farsi circoncidere. Indicibile fu la gioia del rabbino polacco e del vecchio erbaiolo. I due giudei, contenti e orgogliosi di avere un neofita, gli insegnarono il Talmud, dopo di che il rabbino, in sì solenne circostanza, fece sfoggio delle sua abilità di chirurgo sacro!..
Il 14 gennaio 1846 è un giorno memorabile, perché ci ricorda che Adriano Lemmi divenne definitivamente israelita, per effetto della liturgica operazione. Da quel momento, la posizione di Lemmi volse al meglio.
E non si era convertito per burla. Oh, no! Egli era stato felice di associare il suo odio contro la Chiesa a quello degli ebrei di Balata.
Lemmi fu, poi, iniziato ai segreti della magia e dell’occultismo dal rabbino polacco e da un amico giudeo italiano, Abramo Maggioro, perfezionandosi nella scienza maledetta al cui studio si era dato con immenso ardore.
Nel 1848, a Pera, Lemmi fece la conoscenza di un inglese di Londra e amico di Mazzini, che, in quello stesso anno, lo iniziò alla massoneria. Trascorso un periodo di miseria, sempre a Costantinopoli, nel 1849 Lemmi conobbe Kossuth, che era chiamato il “Mazzini dell’Ungheria”, il quale lo accolse, grazie ad una lettera di raccomandazione dello stesso Mazzini; lettera che Lemmi aveva ottenuto dai suoi amici inglesi.
Divenuto, poi, segretario di Kossuth, Lemmi, nel 1851, lo accompagnò in America ma, alla notizia del colpo di Stato di Napoleone III, del 2 dicembre dello stesso anno, egli abbandonò Kossuth in America e raggiunse Mazzini a Londra, dove costui “si era rifugiato, dopo i moti insurrezionali del 1833-34, e da dove organizzava, in tutto il territorio italiano, delle cospirazioni aventi come unico scopo quello di rovesciare con la forza i Governi costituiti e quello di distruggere il Papato”5.

Giuseppe Mazzini e Adriano Lemmi accusati di essere i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici
Negli anni seguenti il 1851, Lemmi era chiamato “il banchiere della rivoluzione” e veniva accusato, insieme a Mazzini, Kossuth, A.A. Ledru Rollin, Felice Orsini, Alexander Herzen e Mikhail Bakunin di essere i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici che costellarono l’Europa in quel periodo.


Luigi Kossuth
Negli anni seguenti il 1851, Lemmi era chiamato “il banchiere della rivoluzione” e veniva accusato, insieme a Mazzini, Kossuth, A.A. Ledru Rollin, Felice Orsini, Alexander Herzen e Michael Bakunin di essere i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici che costellarono l’Europa in quel periodo.

Dal 1851, Lemmi assunse un ruolo cruciale in tutti gli assassini politico-massonici e in tutti i moti popolari che insanguinarono l’Italia in quegli anni; egli era l’esecutore degli ordini di Mazzini e il coordinatore dei diversi gruppi rivoluzionari della penisola.

Alexsandre Ledru Rollin
Fu lui, il 21 ottobre 1852, che ispirò il tentato assassinio, in pieno giorno, del presidente del Consiglio del Gran Duca di Toscana, il ministro Baldasseroli; fu lui che spedì dalla Svizzera il proclama di Mazzini e Kossuth che provocò a Milano l’insurrezione del 6 febbraio 1853; fu lui ad armare il braccio del fanatico che attentò alla vita dell’imperatore d’Austria, il 18 febbraio 1853, su ordine di Mazzini e di Kossuth per punire l’imperatore per aver emesso un decreto sulla confisca dei beni dei rivoluzionari emigrati.

Felice Orsini
Il 4 gennaio 1852, Mazzini, capo del Comitato Centrale Europeo - titolo che egli aveva dato alla Giovine Europa - aveva riunito cinque suoi complici a Londra per decidere chi doveva essere assassinato, se il duca di Parma o il duca di Modena. Kossuth attirò il voto sul duca di Parma che egli presentò come il più pericoloso, leggendo un rapporto del suo segretario Lemmi che denunciava le tendenze austriache del duca.
Per l’esecuzione del delitto, Mazzini mandò a Lemmi un passaporto falso col nome di “Lewis Broom”, col quale egli lasciò subito Malta per portarsi nel ducato di Parma dove fissò un incontro dei mazziniani a Castel Guelfo.



Alexander Herzen
I congiurati si riunirono il 25 marzo in una casetta di campagna situata presso il fiume Taro; l’assemblea fu presieduta da Lemmi che fece giurare il segreto; un certo Lippi aveva preparato un fantoccio sul quale fu insegnato il modo di dare i più terribili colpi di pugnale e fu tirato a sorte il nome dell’assassino. Lemmi gli disse: “Oggi è la festa dei gesuiti e delle suore; essi celebrano l’apparizione di un angelo alla loro Madonna per annunziare il Messia e che ella ne sarebbe la Madre. Ebbene, fratello, io ti annunzio che tu sarai il liberatore della Rivoluzione a Parma. Ti consacro liberatore degli oppressi, salvatore degli uomini oggi tiranneggiati. Il nostro Dio, che non è quello dei preti, ti proteggerà”.


Mikhail Bakunin
Il giorno dopo, Carlo III cadeva sotto i colpi del sicario, di cui Lemmi aveva stimolato il fanatismo. Si sa che l’assassino, Antonio Carra, riuscì a fuggire, né si ignorano le circostanze della congiura, perché Lemmi se ne vantò spesso con Frappolli e con altri che ripeterono il racconto. Adriano si vantò sempre di essere l’emissario di Mazzini in un gran numero di assassini e Mazzini stesso diceva volentieri: “Il mio piccolo giudeo vale dieci buoni diavoli, tanto egli è abile a scegliere gli uomini che servono nelle imprese importanti, e per ispirare loro l’energia necessaria all’adempimento del dovere”.
L’assassinio del duca di Parma fece crescere molto Adriano Lemmi nella stima di Mazzini, di Kossuth e degli altri principali capi.

Carlo III di Spagna
(di Borbone)
Verso gli ultimi di giugno del 1852, Lemmi ritornò nel ducato di Parma, e si deve proprio a lui la tentata insurrezione del 22 luglio, quasi subito schiacciata.
Nel 1855, munito di un passaporto ungherese di un uomo di Kossuth, Lemmi si recò a Roma sotto il nome di “Ullrik Putsch, cuoco”, e poco dopo, il 12 giugno, vi fu un tentato assassinio del cardinale Antonelli!…
Lemmi ripartì immediatamente per Genova dove, il 30 dello stesso mese, fu pubblicato un manifesto di Mazzini per spingere il popolo all’insurrezione. È ormai cosa nota che fu Lemmi a diffonderlo anche in altre città ed anche a Roma dove, coincidenza bizzarra, il 9 luglio, lo stesso giorno che egli fece ritorno alla città dei Papi, ci fu un tentativo di assassinio su Padre Beckx, Generale dei Gesuiti.


Giacomo Antonelli
(Cardinale)
Pierre-Jean Beckx

L’attività di Lemmi per il male era proprio sorprendente. Egli era davvero l’incarnazione di Satana!.. In tutti i moti, in tutti i delitti, se non vi era sempre il suo braccio, vi era sempre, però, quello dei suoi amici.

Lemmi e Orsini – agente anche quest’ultimo di Mazzini – avevano trasmesso al Comitato Rivoluzionario di Milano le istruzioni di Mazzini, in vista di una prossima insurrezione, che doveva inaugurarsi con la strage di tutti gli ufficiali del presidio. Lemmi e Orsini diedero le istruzioni e poi se ne andarono, ma Orsini fu tratto in arresto e condannato a morte il 20 agosto 1855, come reo di alto tradimento. Imprigionato nel Castello San Giorgio, ma venne fatto fuggire. Il 13 novembre dello stesso anno, due altri agenti di Mazzini furono tratti in arresto a Roma.1

Rivolta in Sicilia, congiura contro Ferdinando II

Ferdinando II di Borbone
(il buongustaio)
La fine del 1856 fu un periodo importante per le operazioni mazziniane nel regno di Napoli. Un agente di Cavour, a nome di Enrico Misley, massone degli alti gradi, aveva presentato, pochi anni prima a Mazzini, a Londra, il barone Francesco Bentivegna, siciliano affiliato alle Logge. Crispi, dal canto suo, aveva accreditato Bentivegna con una lettera a Lemmi, al quale da tempo Mazzini si rivolgeva spesso per consigli. Il barone strinse amicizia con Adriano, divenendone un amico molto stretto. Verso il settembre 1856, il Comitato Centrale Europeo di Mazzini decise l’assassinio del re di Napoli e di scatenare, contemporaneamente, una rivoluzione in Sicilia. Il barone Bentivegna fu scelto per fomentare la rivolta, mentre Adriano Lemmi s'incaricò dell'assassinio.


Barone Bentivegna
Si era progettato di far saltare per aria Ferdinando II per mezzo di una bomba che un affiliato fanatico doveva gettare sotto la carrozza reale, durante una passeggiata pubblica di Sua Maestà. Per l’organizzazione dell’assassinio, Mazzini lasciava piena libertà a Lemmi, e questi scelse un ebreo lombardo, a nome Giosuè Possano, il quale aveva trovato le composizioni chimiche degli ordigni. Sotto falso nome, Adriano andò a Palermo, dove trovò tutto pronto per la rivolta, e da dove scrisse a Mazzini annunciandogli che «gli affari saranno fruttuosi in Sicilia». Poi, andò a Napoli, dove l’assassinio era stato fissato per il 22 novembre, giorno in cui sarebbe scoppiata la rivoluzione in Sicilia. Il Barone Bentivegna aveva fornito a Lemmi un giovane dei dintorni di Messina, un certo Filippo Carabi, che fu suo compagno di viaggio.

Giunti a Napoli, e scelti due diversi alberghi, i due si diedero appuntamento per la domenica nelle cave di pietra di Pianura, per fare le prove con la bomba. Disposero la bomba e l’accesero a distanza con una lunga miccia che bruciava lentamente. L’esplosione fu terribile; fu tanto distruttiva, infrangendo un enorme masso, che il giovane Carabi comprese che, gettando la bomba sotto il cocchio reale, egli sarebbe stato fatto a pezzi insieme a Ferdinando II.
Prendendo la scusa di essere l’unico sostegno della sua vecchia madre, egli, dopo aver giurato che avrebbe mantenuto il segreto, consigliò Lemmi di trovarsi un altro esecutore dell’assassinio. Contrariato per questo rifiuto e, anch’egli molto attaccato alla sua preziosa esistenza, per non portare a termine l’assassinio di persona, Lemmi giurò di castigare il siciliano.
Infatti, il povero Filippo Carabi fu assassinato, cinque anni dopo, in una Loggia di Napoli, un giorno che egli vi si era recato senza alcun sospetto. Questo delitto fu commesso con una ferocia e una destrezza inaudita: gli archivi del Direttorio di Napoli ne danno i più minuti particolari: il sequestro di Carabi nel 1861, il suo processo svoltosi davanti a un tribunale segreto, la tortura spaventevole che gli si fece subire, e l’estremo supplizio posto in esecuzione nel più profondo mistero.
Scoppiata la rivolta in Sicilia, Lemmi si mise in contatto diretto con vari capi massoni napoletani, che lo consigliarono di non far uso di una bomba, ma di un pugnale, e che gli proposero, il 4 dicembre, in casa di un mazziniano a Torre del Greco, due militari affiliati: Giusepe Locuti e Agesilao Milano. L’emissario del Comitato mazziniano di Londra scelse il Milano.

L’8 dicembre 1856, nel momento in cui Ferdinando II passava in rivista l’esercito di Napoli, il soldato Agesilao Milano si staccò improvvisamente dalle file e tirò due violenti colpi di baionetta al re, colpendolo in mezzo al petto. Per fortuna, la baionetta si curvò e Ferdinando non fu nemmeno ferito. Tratto in arresto, Milano fu giudicato, condannato a morte e giustiziato.
Mazzini fece coniare una medaglia commemorativa in onore dell’assassino, qualificato come “martire”.
Nel frattempo, l’insurrezione in Sicilia fu repressa, il barone Bentivegna fu catturato e fucilato il 20 dicembre.
Il Governo reale ebbe la prova dell’esistenza di una congiura e si credette che tutto fosse stato organizzato dal Comitato di Londra; gli stessi massoni, eccetto Bentivegna, ignoravano la vera identità di Lemmi, ma questo è stabilito dal processo massonico di Filippo Carabi, esistente negli archivi del Direttorio di Napoli.

Congiura contro Napoleone III

Napoleone III
Nel 1857, vi fu una patetica commedia giocata dalla politica piemontese. Oggi, ormai è più che provato che Cavour e Rattazzi erano d’accordo coi mazziniani e coi garibaldini per fare l’unità d’Italia a profitto della Casa di Savoia, ossia spodestare i sovrani dei Ducati d Toscana, Parma, Modena e degli Stati Pontifici e del Regno delle Due Sicilie, e riprendere all’Austria i paesi della Lombardia e del Veneto. Ma, davanti agli occhi dei monarchi europei che non conoscevano questo segreto, il Piemonte voleva atteggiarsi ad estraneo alla congiura e fingere di farsi forzare la mano.
Ora, il Comitato Internazionale di Londra di Mazzini decretò, per l’anno 1857, una sollevazione in Toscana e nell’Italia meridionale e, perché il Piemonte non fosse sospettato di complicità, si decretò di promuovere una sedizione anche in quel regno. E questa fu la commedia.
Mazzini stesso andò segretamente a Genova, mentre Lemmi si recava in Toscana

Camillo Benso
(Conte di Cavour)
La triplice insurrezione dei mazziniani e garibaldini scoppiò: il 29 giugno, a Genova; il 30 giugno, a Livorno; il 1° luglio, a Napoli. La prova che la sommossa di Genova non fu che una farsa è che Mazzini non fu neppure disturbato dalla polizia piemontese, e poté tornare tranquillamente al suo posto di cospiratore internazionale a Londra.
Nello stesso anno, 1857, Mazzini aveva fomentato una congiura contro Napoleone III, e non era la prima. Mazzini riteneva che l’imperatore francese non si impegnava sufficientemente per l’unità d’Italia, ed era risoluto a costringervelo, facendo uso del terrore. A Mazzini, Kossuth e Ledru-Rollin si erano aggiunti, nel Comitato di Londra, anche Herzen, Bakhunin, Turr e Klapka.


Urbano Rattazzi
All’inizio del 1857, in un incontro a Londra, Mazzini e Ledru-Rollin avevano scelto Paolo Tibaldi, Giuseppe Bartolotti e Paolo Grilli per trucidare Napoleone III. Essi ricevettero da Massarenti, altro affiliato di Mazzini, 50 napoleoni d’oro e si recarono a Parigi per commettere il delitto. Mazzini, prima che partissero, aveva detto loro: «Studierete le abitudini dell’imperatore e farete il colpo quando si presenterà l’occasione favorevole».
Fallito l’attentato, il Procuratore imperiale, nell’udienza della Corte d’Assise di Parigi del 7 agosto 1857, dopo aver condannato Grilli alla deportazione, e Tibaldi e Bartoletti alla detenzione, disse che Mazzini e Ledru-Rollin erano i capi di tutte le congiure tentate per l’assassinio dell’imperatore.
Il 14 gennaio 1858, a Parigi, alle porte dell’opera, ci fu un nuovo attentato alla vita di Napoleone III. Tre bombe fulminanti uccisero 8 persone e ne ferirono altre 156. Alcuni dei colpevoli furono arrestati, ma molti si dispersero tra la folla. Tra questi non è cosa temeraria annoverare Lemmi, poiché appunto, verso quel periodo, egli si recò a Parigi, col nome di “James Mac Gregor”, sotto pretesto di far visita a Giuseppe Mazzoni, suo compatriota toscano, allora professore di lingue nella capitale francese.
Orsini, Pieri, Rudio, autori principali del delitto, vennero condannati a morte; i primi due furono giustiziati, Rudio fu condannato ai lavori forzati a vita, pena che si inflisse anche a Gomez domestico dell’Orsini. Tutti e quattro erano frammassoni e mazziniani.
Quello stesso mese, in Toscana, si giudicarono gli insorti di Livorno che erano stati presi con le armi in mano il 30 giugno del 1957. Diciotto di questi mazziniani furono condannati, tra i quali 8 a morte.
Il Comitato mazziniano di Londra cercò di rifarsi da questi smacchi, cominciando una propaganda presso gli studenti universitari. Il risultato fu che l’Università di Pavia si dovette chiudere. A Milano gli studenti gridavano: «Viva l’Italia! Viva Vittorio Emanuele!». Questo movimento era il preludio della guerra che presto sarebbe scoppiata.
Si deve però ricordare che Napoleone III era rimasto molto impressionato dall’attentato di Orsini; l’uomo che aveva tentato di assassinarlo non era a lui sconosciuto: essi erano stati membri della stessa “Vendita di Cesena”, poiché l’imperatore, nella sua giovinezza, si era affiliato ai Carbonari.
Dalle rivelazioni, pubblicate nel 1874 dal “Giornale di Firenze”, risulta che Napoleone III andò a visitare Orsini in prigione e che, questi, gli dichiarò che altre bombe gli erano riserbate se non manteneva la promessa di contribuire all’unità d’Italia. Napoleone piegò il capo e non seppe più resistere, ed il famoso testamento di Felice Orsini fu pubblicato nel “Monitore” dell’Impero.
Ciò permise all’onorevole deputato francese, Keller, di dire al Corpo Legislativo, nella seduta del 31 marzo 1861, che «la guerra d’Italia era stata l’esecuzione del testamento di Orsini».

Stati europei contro Giuseppe Mazzini
L’attentato della sera del 14 gennaio 1858 a Parigi, di Felice Orsini e degli altri suoi tre complici, contro Napoleone III e l’Imperatrice Eugenia, sua moglie, che provocò otto morti e circa centocinquantasei feriti tra la scorta ed il pubblico, scatenò la reazione di tutti gli Stati europei contro l’uomo che aveva organizzato e gestiva, da oltre vent’anni, tutta la rete terroristica europea: Giuseppe Mazzini.
Lo sdegno fu tanto che lo stesso Cavour decise di presentare una legge, poi resa esecutiva, che modificava la composizione delle giurie e stabiliva norme speciali contro le cospirazioni per attentare alla vita dei sovrani esteri.

L'Italia del Popolo
(giornale mazziniano)
Cavour ordinò anche una serie continuata di sequestri del giornale mazziniano “L’Italia del Popolo”, che fu costretto a cessare le pubblicazioni alla fine di agosto dello stesso anno.
La polemica contro Mazzini fu tanto aspra che Cavour, in un famoso discorso tenuto il 16 aprile 1858, così si espresse in Parlamento:
«Dopo il 1831, si costituì dentro e fuori l’Italia, una sètta (…). Questa sètta è la “Giovine Italia”. (…). Noi la vediamo dichiarare non solo potersi, ma doversi mutare le spade in pugnali, le imprese in attentati, le battaglie in assassini. Questi fatti aprirono gli occhi a molta gente, e le file di quella funesta fazione si diradarono assai. Quasi tutte le persone di onesti intendimenti, di animo generoso, si allontanarono da un uomo (Giuseppe Mazzini) che li conduceva a così terribile e sconsigliato passo.
La sètta, ridotta di numero, si abbandonò ai più tristi propositi, credette supplire alle scemate forze con l’adottare mezzi sempre più violenti e, mi sia lecito il dirlo, iniqui. Quindi, (…) la vediamo, nei suoi scritti, accostarsi, a poco a poco, a teorie più esplicitamente giustificative dell’assassinio politico. Questo, signori, è un fatto grave, è un fatto luttuosissimo.

(clicca per ingrandire)
È oltre ogni dire doloroso che esista una fazione italiana, la quale abbia potuto concepire e predicare una così nefasta, una così orribile dottrina.
È un gran male per l’Italia che all’estero si possa dire: vi è in quella nazione una sètta che professa la dottrina dell’assassinio politico! (…).
Ebbene, o signori, noi abbiamo creduto che, poiché vi era una sètta che professava la dottrina dell’assassinio politico (…) abbiamo creduto che era opera necessaria (…) che sorgesse altamente la voce, non solo del Governo, ma della nazione, dal Parlamento rappresentata, a protestare solennemente contro la scellerata dottrina dell’assassinio politico.
Dopo l’attentato del 14 gennaio, da varie parti d’Europa giunge al Governo la notizia che i settari, eccitati dal fatto di Parigi, si dimostravano solennemente più passionali che mai e che, nelle loro conventicole, si parlava non solo di ricominciare l’opera esecranda, ma di estenderla ad altri capi di Governo»1.
«Giuseppe Mazzini, a Londra, reagì istericamente al discorso di Cavour. Egli scrisse una lettera indirizzata al Conte di Cavour, e pubblicata su “L’Italia del Popolo”, giustificando e difendendo ogni atto terroristico, ponendo innanzi le figure dei terroristi: “Ad uomini della tempra (…) di Orsini, poco importa di giudizi o giudici: essi uccidono o muoiono”.
Sulla “tempra” di questi uomini basterebbe dire che Felice Orsini, uno dei massimi rappresentanti del partito mazziniano, legato da profonda amicizia personale a Mazzini, iniziò la sua carriera di omicida all’età di diciassette anni, uccidendo il cameriere fidato di casa Orsini, Domenico Chieri»2.

Giuseppe Mazzini e la “Giovane America”
Abramo Lincoln
«Pochi libri di storia hanno avuto il coraggio di riportare un fatto che svela la vera anima di Giuseppe Mazzini. Egli, declamato come il mistico esule, che incitava i giovani a morire per le idee repubblicane e democratiche, sostenne ed appoggiò, in Europa così come negli Stati Uniti, il gruppo dirigente della Confederazione Sudista, schiavista e secessionista, che combatté il presidente americano Abramo Lincoln.
Edwin De Leon
La “Giovane America” fu fondata da un certo prof. Edwin De Leon, che la rese pubblica in un discorso agli studenti del collegio del Sud Carolina, nel 1845. (…). Nel periodo precedente alla guerra civile americana, Edwin fu nominato direttore della propaganda a favore dei sudisti, in Europa, e fu anche il più stretto collaboratore del Presidente della Confederazione sudista Jefferson Davis.
Suo fratello, David, anch’egli membro della “Giovane America”, fu l’organizzatore del Dipartimento medico dell’esercito sudista, divenendone il primo Generale medico. Più importante, però, fu l’altro fratello Thomas Cooper, il quale, sempre membro della “Giovane America”, fu tra i maggiori e celebrati scrittori sudisti.
Un altro famoso membro della “Giovane America” fu Lloyd Garrison, amico personale di Mazzini ed autore di una sua biografia. Egli si professava furbescamente anti-schiavista, ma, in un suo discorso pubblicato dal giornale inglese di Londra, “Patriota” del 1833, riferendosi alla Costituzione americana, scriveva:
“Essa è la più insanguinata e la più audace elaborazione fatta dall’uomo per la continuazione e la protezione della più atroce villania mai esistita sulla terra. Essa sarà tenuta nell’eterna infamia dagli amici dell’umanità e della giustizia del mondo. Chi e quali furono gli artefici del Governo americano che conferirono e autorizzarono questa enorme scelleratezza? Essa non fu valida allora e non è valida ora!”.
Un altro personaggio e membro della “Giovane America”, che può gettar luce sulla vera natura di questa sètta, fu John Antony Quitman di New York che divenne Governatore del Mississippi.
I mazziniani d’America, oltre ad essere schiavisti e secessionisti, erano convinti che fosse necessario allargare i domini dell’America, specialmente nel sud, conquistando l’America Latina con guerre e invasioni.
John Antony Quitman, che fu volontario nella guerra contro il Messico, propose l’annessione permanente di tale paese, e finanziò e diresse un tentativo di invasione e di an-nessione dell’isola di Cuba. Egli fu anche incriminato per questo, ma la passò liscia grazie all’aiuto dei suoi influenti amici.
Ultimo dei membri importanti della “Giovane America” fu George Sanders, editore della Rivista “Democratic Review” che era pagata con i soldi della “British Hudson Bay Company”, il cui Governatore, Sir John Henry Pelly, era anche Governatore della Banca d’Inghilterra.
Sanders era un fedele seguace di Mazzini e già nel 1852 aveva scritto un articolo d 9.000 parole intitolato: “Mazzini e la Giovane Europa”, in cui chiedeva che l’America sostenesse l’organizzazione rivoluzionaria e terroristica di Mazzini, come pure chiedeva: “Questo continente appartiene alla razza bianca, incluse le isole di Cuba e Haiti, i cui abitanti negri devono essere tenuti schiavi sotto i padroni bianchi”».
Lo schiavista Franklin Pierce presidente degli Stati Uniti

Franklin Pierce
«Edwin De Leon, W.L. Garrison, J.A. Quitman e G. Sanders, membri della “Giovane America” di Giuseppe Mazzini, furono le persone decisive che fecero eleggere il generale sudista e schiavista Franklin Pierce a presidente degli Stati Uniti. Lo stesso Mazzini intervenne per sostenere la candidatura di questo generale schiavista, scrivendo, nel 1853: “Kossuth ed io stiamo lavorando con molti tedeschi negli Stati Uniti per far eleggere presidente Franklin Pierce, per certe condizioni che lui ha accettato. Egli si è impegnato a mandare rappresentanti americani in Europa che ci saranno favorevoli e che ci aiuteranno ed anche che tutte le sue scelte di ministri saranno di nostro gradimento”. Infatti, ad elezione avvenuta, nell'amministrazione del presidente Pierce si trovarono:
  • Jefferson Davis, Ministro della Guerra e che poi diverrà il presidente della Confederazione sudista;
  • Edwind de Leon, membro della “Giovane America”, console americano in Egitto, e che pochi anni dopo divenne il capo della propaganda sudista e il consigliere del presidente sudista Jeffeson Davis;
  • Pierre Soule, esule dalla Francia e membro della “Giovane Europa” di Mazzini, fu ambasciatore americano in Spagna, divenendo poi uno dei più importanti diplomatici della Confederazione sudista;
  • Auguste Belmont, il rappresentante ufficiale dei Rothschild in America (i Rothschilds erano i protettori e i finanziatori di Lord Palmerston e di Giuseppe Mazzini) divenne ambasciatore americano in Olanda;
  • James Buchanan, un altro intimo del circolo di Mazzini, divenne ambasciatore americano a Londra;
  •  George Sanders , membro della “Giovane America” e intimo di Mazzini, divenne console americano a Londra.
La prima cosa che Sanders fece, appena arrivò a Londra, fu di organizzare un “party rivoluzionario” a casa sua, il 21 febbraio 1854. Gli ospiti furono gli italiani Giuseppe Mazzini, Felice Orsini, Giuseppe Garibaldi,l’ungherese Louis, il tedesco Arnold Ruge, il francese A. A. Ledru Rollin, il russo Alexander Herzen e l’ambasciatore americano a Londra, J. Buchanan.
Più tardi, Buchanan, scherzando con Sanders, disse: “Io spero che tutto questo materiale combustibile non esploda e ci distrugga”!
Quando il Congresso americano venne a conoscenza di questo incontro, richiamò Sanders da Londra. Pochi anni più tardi, finita la guerra civile, Sanders fuggì a Londra dagli stati Uniti, perché sulla sua testa pendeva una taglia di 25.000 dollari, in quanto era stato riconosciuto complice nel piano di assassinio del presidente americano Abramo Lincoln».
La MAFIA di Giuseppe Mazzini (il padrino della Mafia in Italia)
«Nel secolo scorso, la finanza britannica, protetta dai cannoni inglesi, controllava il traffico mondiale di droga. I nomi di queste famiglie ed istituzioni sono noti a tutti gli studenti di storia: Matheson, Keswick, Swire, Dent, Baring e Rothschild; Jardine Matheson, Hongkong and Shanghai Bank, Charterer Bank, Peninsular and Orient Steam Navigation Company. (I poteri occulti) dirigono un’Anonima Assassini mondiale tramite le società segrete: l’Ordine di Sion, la Mafia di Mazzini, le Triadi (che sgnifica: “Società dei tre puntini”), dette anche le “Società del Paradiso in Cina”».

Moses Montefiore 1881
«Se analizziamo come la Mafia arrivò negli Stati Uniti, scopriamo che questa storia è inseparabile da quella dell’Ordine di Sion. Mazzini, il padrino della Mafia in Italia, rispondeva direttamente al più importante esponente del sionismo britannico: il Primo Ministro ebreo Benjamin Disraeli (l’uomo che era sfuggito alla prigione per debiti, grazie all’aiuto datogli dalla famiglia Rothschild), e veniva finanziato dai principali banchieri ebrei come i Rothschild e i Montefiore.
Mazzini, a sua volta, quando dovette mandare i suoi luogotenenti in America, dopo aver fatto esperienza all’interno della “Giovine Italia”, trovò la strada già spianata dal lavoro fatto da persone come l’ex generale sudista Albert Pike e l’Alta Massoneria ebraica dei B’nai B’rith».
B’nai B’rith
 «I primi italiani che misero piede in America seguirono le orme dei commercianti di tessuti che avevano posizioni di primo piano all’interno dell’Alta Massoneria ebraica dei B’nai B’rith. Anche New Orleans, la prima base dei Lehman e dei Lazard, divenne il punto di raccolta dei “picciotti” di Mazzini. Durante il periodo delicato e caotico, che seguì la Guerra Civile americana, gli uomini legati a Mazzini agirono come veri e propri sabotatori del processo di pacificazione della repubblica americana.
Quest’opera di sabotaggio li vide impiegati nella guerriglia condotta dal generale Pike contro il Governo federale di Lincoln e costituì uno dei primi esempi di attività mafiosa negli Stati Uniti. Operazioni della malavita a New Orleans, per conto della mala palermitana, che facevano capo a Mazzini e, tramite lui, a Disraeli. Che dietro il crimine ci fossero persone al di sopra di ogni sospetto era di pubblico dominio.
La parola “MAFIA”, infatti, era spiegata con l’acronimo:
  • M=Mazzini
  • A=Autorizza
  • F=Furti
  • I=Incendi
  • A=Attentati
Le prime reti mazziniane cominciarono ad essere attive nel periodo precedente alla Guerra Civile (1860-1865). “I gruppi mafiosi di New Orleans, New York e Palermo erano società separate - scrive l’importante storico di quel periodo, D. L. Chandler - ma cooperavano strettamente. Un membro che riceveva adeguati appoggi poteva essere spostato da una città all’altra, da una famiglia all’altra”4.
Verso la fine della Guerra Civile americana, la Mafia di Disraeli (e quindi di Mazzini - n.d.r.) era capeggiata da un certo Joseph Macheca, capo di una banda che, secondo testimonianze dell’epoca, svolgeva un’attività che era indistinguibile da quella del Ku Klux Klan (di cui uno dei fondatori fu proprio il generale Albert Pike - n.d.r.). Nel 1868, Macheca organizzò, a New Orleans, la campagna elettorale presidenziale a favore del candidato democratico Horatio Seymour contro il repubblicano Ulysses S. Grant, il generale che aveva portato alla vittoria il Nord e che divenne, poi, il Presidente degli USA. I fondi e le direttive politiche arrivavano a Seymour da August Belmont, colui che i Rothschild designarono come loro rappresentate ufficiale negli Stati Uniti.
Il giornale di New Orleans “Picayune” ci descrive la campagna elettorale nei seguenti termini: “Questo popolare e singolare gentiluomo (Macheca) aveva organizzato e dirigeva una compagnia formata da 150 siciliani, conosciuta col nome di Innocenti. La loro uniforme era costituita da un mantello bianco con una croce maltese sulla spalla sinistra. Giravano armati e quando marciavano per le strade sparavano ad ogni negro che vedevano. Si lasciavano dietro le spalle una scia di decine di negri uccisi. Il Generale James E. Steadman, che coordinava la campagna (elettorale di Seymour) vietò altre parate ed il gruppo fu sciolto”5».
«Il gruppo finanziario dei Seligman, insieme ad altre banche sioniste di Wall Street, appoggiò come candidato presidenziale democratico, Seymor, quello scelto da August Belmont (l’uomo dei Rothschild negli Stati Uniti), e gli prepararono un programma in cui veniva richiesta l’abolizione del proclama di emancipazione di Lincoln con il quale era stata abolita la schiavitù»1.
Sullo stesso libro, poche pagine prima, a proposito della famiglia Seligman, leggiamo: «... nel 1843, fu fondata l’Alta Massoneria Ebraica dei B’nai B’rith, chiamata anche “Gran Loggia Costituzionale dell’Ordine dei Figli del Patto d’Alleanza”, come branca riconosciuta dalla Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, per gli ebrei negli Stati Uniti. Il B’nai B’rith ebbe quartier generale al numero 450 di Grand Street, a Manhattan, nella casa di Joseph Seligaman, un ricco mercante “commerciante di tessuti”. Seligman è un nome che si incontra tuttora a Wall Street, insieme a quello dei suoi contemporanei, quali August Belmont, Loeb, Schiff e Lazard. (...). La funzione dell’Alta Massoneria dei B’nai B’rith era quella di fungere da copertura ad operazioni di spionaggio per conto dei Montefiore e dei Rothschild. L’organo americano di tale organizzazione, il “Menorah”, non poteva certo nascondere i suoi legami coi Rothschild e, quindi, preferì ostentarli: “In tutti i paesi, il nome dei Rothschild è sinonimo di onore e generosità e non ci sono altri nomi in Europa che godano di una così meritata e vasta popolarità...”».
«Le stesse banche (associate ai Seligman) controllavano, poi, il generale Albert Pike ed i suoi tagliagole incappucciati, il Ku Klux Klan (che Macheca ed i suoi gangster si davano gran pena ad imitare, croce di Malta inclusa). Pike e Macheca e le loro unità irregolari scatenarono una tale ondata di violenza in tutto il Sud degli Stati Uniti da distruggere, pochi anni dopo il suo assassinio, tutto il programma di ricostruzione che Lincoln aveva messo a punto.
I dati storici mostrano che il gruppo di Macheca a New Orleans, che aveva cominciato la sua carriera sparando ai negri per conto delle banche filo-sudiste di New York, aveva dimostrato di che pasta era fatto. Egli divenne il punto di partenza per l’organizzazione della malavita negli Stati Uniti.
Fu Macheca che s’incaricò di preparare il terreno per Giuseppe Esposito, l’uomo che, per conto di Mazzini, diede la prima base organizzativa alla struttura della MAFIA negli USA. Molto legato a Mazzini, Esposito lasciò la Sicilia verso il 1870 ed arrivò a New Orleans, dove prese contatti con Macheca. Esposito fece un giro organizzativo in tutti gli Stati Uniti, riunendo gruppi di società segrete composte da italiani e creando, ex novo, reti di comunicazione tra gruppi di città diverse. Il risultato del viaggio di Esposito fu di trasformare le società segrete di siciliani in cellule del crimine organizzato.
Il rappresentante di Mazzini (Esposito) aveva un’autorità assoluta sui padrini locali, perfino sul capo dell’organizzazione madre di New Orleans (Macheca)»3.
Secondo uno storico, “L’egemonia di Macheca sulla Mafia fu messa in ombra, per un breve periodo, dal 1879 al 1881, quando egli obbedì, temporaneamente, ad Esposito”4»5.
Ma avvenne un fatto che impose una riorganizzazione della Mafia negli Stati Uniti: «“Macheca fu linciato dalla folla di New Orleans che lo strappò da una prigione, in cui era stato rinchiuso per l’assassinio di un poliziotto”6. Alla sua morte, le redini del comando furono prese dal suo braccio destro, Charles Matrenga. La scomparsa di Macheca suscitò un’impressione profonda sulle varie organizzazioni della Mafia e, forse, fu a questo punto che venne presa la decisione di “legalizzarsi”, e cioè di intraprendere attività legali come paravento, inaugurando una strategia che fu molto seguita da allora in poi.
Per poter portare a termine questa operazione, la banda di Matrenga si rivolse all’aristocrazia sionista.

Fu un ebreo rumeno, Samuel Zemurray, un immigrato proveniente dalla Bessarabia che, nel 1900, aiutò a trasformare le cosche di New Orleans in “affari puliti”. Zemurray riuscì ad ottenere un finanziamento dal solito gruppo di banche di New York e Boston, per acquistare una parte della flotta mercantile della banda di Macheca. Uno storico commenta: “La flotta di Macheca si fuse con altre quattro linee di navigazione per formare la “United Fruit Company”, che rimane una delle più grosse industrie di tutti gi Stati Uniti”.
La United Fruit - ridenominata recentemente United Brands Company - sceglie tradizionalmente i suoi dirigenti tra l’élite dei banchieri sionisti di New York. Nonostante tutto, la banda dei siciliani era ricordata con nostalgia. “Quando Charles Matrenga morì nel 1943, l’intero Consiglio di amministrazione della United Fruit presenziò ai funerali”».

Giuseppe Mazzini e Albert Pike
 
Lord Palmerston
Henry John Temple
(terzo visconte di Palmerston)
Alla morte del capo internazionale della Massoneria, Lord Palmerston, avvenuta nel 1866, Mazzini prese contatti con uno strano personaggio, il generale sudista e schiavista Albert Pike.
Al pari di Mazzini, il Pike faceva parte della rete di Lord Palmerston e, nei decenni precedenti, si era conquistato la fama di massimo esperto, e sacerdote delle forme occulte più esoteriche e sataniche.
«Nato nel 1809 a Boston, Albert Pike divenne uno degli avvocati più famosi del Sud. Egli parlava e scriveva 16 lingue. Entrato in massoneria nel 1850, nel 1859 divenne Gran Maestro del Rito Scozzese Antico ed Accettato, e cioè il Capo supremo della Massoneria americana»1.
«Albert Pike è uno degli individui fisicamente e moralmente più repellenti della storia americana. Orribilmente obeso (pesava più di 140 chili), Pike era conosciuto nel suo Stato dell’Arkansas come un professionista di satanismo. Le sue note tendenze sessuali includevano il sedersi a gambe divaricate su un trono fallico, eretto nel bosco, con intorno una masnada di prostitute, con le quali consumava cibo e liquori, fino a completo stordimento. (...).
Negli anni 1850, Pike entrò in politica diventando una delle voci più sguaiate e intolleranti della retorica razzista. (...). Nel 1858, infatti, Pike, insieme ad undici collaboratori, pubblicò una circolare che chiedeva l’espulsione di tutti i negri e i mulatti dall’Arkansas, citando “l’indolenza e bestialità della loro razza degradata”, “la loro immoralità, pigrizia e sudiciume” e chiamando l’africano un essere “insignificante e depravato simile ad un animale”.
Dal 1858 al 1860, Albert Pike creò un Supremo Consiglio del Rito Scozzese estendendolo, per la prima volta, su tutto il Sud degli Stati Uniti»2.
Alcuni anni prima, nel 1854, uno stretto collaboratore di Albert Pike, un certo Judah Benjamin, creò i “Cavalieri del Circolo d’Oro” (“Knights of the Golden Circle”). Le prime operazioni di questi “Cavalieri” consistettero nell’addestramento paramilitare di terroristi in tutta l’America Centrale, con lo scopo di provocare una guerra tra gli Stati Uniti e la Spagna, che governava quella zona. La fase successiva fu l’organizzazione di un colpo di Stato negli Stati Uniti che doveva coincidere con l’elezione del presidente Abramo Lincoln, nel 1960.
Eletto Lincoln, Albert Pike, dalla sua posizone di Capo della Massoneria americana, diresse l’insurrezione del Sud che sfociò nella sanguinosa Guerra di Secessione americana (1860-1865).
«La Carolina del Sud, sede del Consiglio Supremo della Massoneria di Pike, dichiarò la secessione il 20 dicembre 1860, subito dopo l’elezione di Lincoln.
Lo stesso giorno, i leaders della “Giovane America” di Mazzini, del Mississippi, chiesero le elezioni e ottennero la secessione.
In Florida, il senatore David Yulee, esponente di spicco della “Giovane America” fece votare la secessione, il 22 dicembre.
In Alabama furono gli esponenti di spicco dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” a dirigere la secessione del 24 dicembre.
In Georgia, la secessione del 2 gennaio 1861 fu pilotata da Robert Toombs, l’amico più caro di Albert Pike, divenuto poi membro del Consiglio Supremo.
In Louisiana, fu John Slidell, intimo di Judah Benjamin, creatore dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” e Pierre Soulé della “Giovane America” a dirigere il voto di secessione del 7 gennaio 1861.
Nel Texas, il governatore Sam Houston rifiutò il voto di secessione dichiarandolo illegale. Allora, migliaia di “Cavalieri del Circolo d’Oro”, armati, deposero Houston e, in febbraio, fecero votare la secessione, con una partecipazione di meno di un decimo della popolazione.
Gli oppostori alla secessione riportarono vistose vittorie in Virginia, Carolina del Nord, Tennessee, Arkansas, Missouri, Kentucky, Maryland e Delaware.
La sconfitta dell’Arkansas creò un imbarazzo personale ad Albert Pike che, all’udire la notizia della sconfitta, si precipitò nello Stato per arringare i delegati: «Le cose sono giunte a tal punto che voi avete solo una possibilità: o voi uscite dall’Unione volontariamente, o sarete cacciati fuori. La Carolina del Sud vi trascinerà fuori...».
Pur avendo votato di rimanere nell’Unione, la Carolina del Nord, la Virginia, il Tennessee e l’Arkansas furono trascinati nella Guerra di secessione dagli uomini di Albert Pike».

Albert Pike brigadiere generale delle truppe sudiste

«Durante la Guerra di Secessione, Pike fu brigadiere generale delle truppe sudiste e comandava un esercito costituito da indiani di ben otto tribù. Al suo comando, queste truppe commisero massacri d’una crudeltà e ferocia tale che l’Inghilterra minacciò persino di intervenire “per ragioni umanitarie”. Il Presidente sudista Jefferson Davis, allora, fu costretto a prendere provvedimenti contro Albert Pike intimandogli di disperdere l’esercito indiano. Dopo la guerra, per i suoi crimini efferati, Pike fu giudicato colpevole di tradimento da una Corte Marziale e imprigionato.

Andrew Johnson
Il presidente americano Andrew Johnson, massone subordinato di Albert Pike, però, il 22 aprile 1866, lo graziò, mentre la stampa americana mantenne, per ben nove mesi, un silenzio totale su questa notizia»1.
«Il generale Albert Pike passò sotto l’influenza di Mazzini dopo essere stato contrariato dal presidente sudista Jefferson Davies che disperse le sue truppe indiane, per le atrocità commesse sotto il pretesto di legittime azioni belliche. Pike accettò l’idea di un Govero Mondiale e, alla fine, divenne il capo del Clero Luciferiano. Tra il 1859 e il 1871, Pike elaborò i dettagli di un piano militare, che prevedeva tre guerre mondiali, e tre grandi rivoluzioni che egli riteneva indispensabili per promuovere il “piano” degli Illuminati e portarlo a compimento, verso la fine del secolo ventesimo».
John Wilkes Booth
(Botha)
«L’assassinio di Abramo Lincoln fu perpetrato dall’estremista ebreo John Wilkes Booth (Botha), un massone del 33° grado, il 14 aprile 1865 in Washinglton D.C., solo cinque giorni dopo la fine della Guerra civile americana. (...). Izola Forrester, nipote di Booth, nel suo libro “This One Mad Act” (1937), scrisse che Booth apparteneva alla Loggia dei “Cavalieri del Circolo d’Oro” come pure al movimento rivoluzionario di Mazzini, “La Giovane America”. Izola Forrester rivelò, in dettaglio, che i massoni erano coinvolti nell’assassino del presidente. Il successivo assassinio di Wilkes Booth fu organizzato da Judah P. Benjamin, un massone di alto grado e agente dei Rothschild. Egli era il Capo dei Servizi segreti della Confederazione del Sud. Dopo l’assassinio, egli scappò in Inghilterra».
Nel dicembre 1865, il generale Albert Pike, insieme al generale John J. Morgan e ad un ristretto gruppo di ufficiali sudisti, trasformava, nella cittadina di Pulaski del Tennessee, i “Cavalieri del Circolo d’Oro” nei “Cavalieri del Ku Klux Klan” (KKK), (in greco kuklox significa “cerchio” o “circolo”), i razzisti del Sud degli Stati Uniti, che conosciamo ancora oggi con i loro cappucci bianchi e le croci di fuoco.
«Albert Pike, che era chiamato “il Diavolo del XIX secolo”, era ossessionato dall’idea della supremazia mondiale. Quando divenne massone del 33° grado, e Capo degli Illuminati dell’Arkansas, egli ideò un piano per prendere il controllo del mondo attraverso tre Guerre mondiali ed altre grandi rivoluzioni».
Anche GiuseppeMazzini era ossessionato dall’idea di un potere mondiale.
Nel suo Manifesto del marzo 1848, Mazzini affermava: «Essendo l’Austria la più grande negatrice delle nazionalità europee, essa deve scomparire. Guerra contro l’Austria! L’iniziativa di questa rivoluzione europea mondiale, che deve portare alla nascita degli Stati Uniti d’Europa, appartiene al potere dell’Italia; pertanto è il dovere dell’Italia. “La Roma dei Popoli” deve, nella sua fede repubblicana universale, unire l’Europa e L’America, e tutte le altre parti del mondo abitato, in un potere mondiale finale onnicomprensivo».

Nuovo Rito Palladico Riformato
Mazzini aveva preso contatti col generale Alber Pike già negli anni 1860, quando il “sudista” ricopriva la carica di Presidente del Supremo Consiglio di Charleston per la Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato.
«Le attività rivoluzionaie di Giuseppe Mazzini (anarchismo violento) avevano gettato una cattiva reputazione sul Grande Oriente. Pertanto, Mazzini propose una nuova organizzazione massonica, rigorosamente segreta, che non doveva mai essere menzionata nelle riunoni di Loggia, e neppure nelle congreghe costituite dai soli alti iniziati. Solo una limitata parte scelta di questi alti iniziati doveva essere messa al corrente di questo segreto».
Per creare questa nuova organizzazione segreta, Mazzini si rivolse al Pike, inviandogli una lettera, datata 22 gennaio 1870, e citata nel libro di Lady Queensborough, “Occult Theocracy”, in cui diceva:
«Dobbiamo lasciare che tutte le Federazioni (massoniche) continuino come sono, con i loro sistemi, con le loro autorità centrali e i loro diversi modi di corrispondenza tra gli alti gradi dello stesso rito, organizzate come lo sono attualmente; noi invece dobbiamo creare un Rito Supremo, che rimarrà segreto, nel quale convocheremo quei massoni di alto grado che sceglieremo. Nei confronti degli altri fratelli nella massoneria dobbiamo esigere il più assoluto segreto. Attraverso questo Rito Supremo, governeremo sulla Massoneria che diventerà, così, il centro internazionale ancora più potente perché la sua direzione sarà sconosciuta».
La scelta dei membri era alquanto semplice, come riferisce Domenico Margiotta: «Per reclutare gli adepti essi pianificarono di far uso di membri di altri riti, ma all’inizio vollero far affidamento principalmente sugli iniziati del Rito Scozzese Antico ed Accettato che erano già dediti all’occultismo».
«Nel Palladismo erano ammessi, di preferenza, i Cavalieri Kadosch (30° del R.S.A.A.) o gradi equivalenti di altri riti. La gerarchia palladista aveva tre gradi: “Kadosch palladico”, “Gerarca palladico”, “Mago eletto”. Il Palladismo si collocava sopra i Supremi Consigli formati dagli esponenti del 33° grado del R.S.A.A. e, da tali posizioni, discendeva ai gradi inferiori per infiltrazioni successive».
«Questa P2 ante litteram si chiamava “Nuovo e Riformato Rito Palladiano” o “Nuovo e Riformato Palladium”. Mazzini ne era l’anima politica, lasciando allo squilibrato Pike le fumisticherie simboleggianti e magiche, le formalità e i codici. Quello che Mazzini e Pike avevano riesumato era il mostro millenario della degenerazione gnostica».
Così lo descrive il Margiotta: «(…) il Palladismo è essenzialmente un rito luciferiano. La sua religione è manichea neo-gnostica, che insegna che la divinità è duale e che Lucifero è uguale ad Adonay, con Lucifero il Dio della Luce e della Bontà, combattente per l’umanità contro Adonay, il Dio delle tenebre e del Male».
Questo “Nuovo Rito Palladico Riformato” di Pike e Mazzini, ha dei legami con alcune vicende massoniche recenti. Infatti:
«La Loggia massonica più infame in Europa è chiamata Loggia P2, la quale è stata interpretata come Loggia “Propaganda 2”, ma che dovrebbe piuttosto essere letta come “Palladismo 2”.
La P2, ufficialmente, fu fondata nel 1966 da Giordano Gamberini, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, con 18.000 membri.
I fatti dicono che Giuseppe Mazzini e Albert Pike formarono, a Roma, un “Consiglio massonico palladico” che fu trasformato poi, nel 1877, in una Loggia massonica segreta chiamata “Propaganda Massonica”. Questa Loggia serviva ai massoni che visitavano la capitale da tutte le altre parti d’Italia e il re stesso ne era un membro. Più tardi, i suoi 23 Consigli divennero centri di terrorismo».

Bafometto - Baphomet
Il Baphomet
Dal fondatore della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, Isaac Long, al successore Albert Pike, al vertice degli Illuminati, Giuseppe Mazzini ed al suo braccio destro, Adriano Lemmi, divenuto poi, a sua volta, Pontefice Supremo della Massoneria Universale, sembra esistere un filo conduttore: il culto di Satana-Lucifero!
«Il massone (americano) più fanatico fu l’ebreo Isaac Long, Gran Maestro della Loggia in Charleston (Carolina del Sud). Nel 1795, Long si recò in Europa da dove tornò sei anni più tardi con la statua del “Baphomet” nella sua valigia. Tutti i massoni di Charleston dovettero iniziare ad adorare questo orribile mostro. Long ritornò dall’Europa anche con l’idea di un nuovo rito, formato da 33 gradi, a cui diede il nome di “Rito Scozzese Antico ed Accettato”, le cui Costituzioni furono firmate il 31 maggio 1801. Long mantenne la carica di Gran Maestro fino al 1859, quando subentrò Albert Pike».
«Il “fratello” Elifas Levi, grande iniziato, nel suo libro: “Il Dogma e il rituale dell’Alta Magìa”, definisce il Baphomet “Il becco del Sabba” - e cioè il Demonio – nonché l’“Immagine panteistica e magica dell’Assoluto” – e cioè di Dio, perché l’Assoluto si identifica con Dio».
Il paolino Padre Rosario Esposito, appassionato sostenitore e ammiratore della Massoneria, nel suo libro “La Massoneria e l’Italia”, definisce Albert Pike: «massimo dirigente dei massoni luciferiani».
Un altro appellativo dato ad Albert Pike, in un libro apparso nel 1977, presso le massoniche “Edizioni Mediterranee” di Roma, è quello di “satanista di Boston” e “incallito praticante di magìa nera”.
Nel libro di Juri Lina: “Architects of deception”, a proposito del Pike, leggiamo: «Abert Pike era chiamato anche “il Diavolo del XIX° secolo”».
Guy Carr, nel suo libro “Red Fog over America”, sul Pike scrive: «Quando Albert Pike era Sovrano Pontefice della Massoneria Universale e Capo degli Illuminati, negli anni 1870, egli riformò e modernizzò il rituale della “Messa Nera” che doveva essere celebrata per enfatizzare la vittoria di Lucifero nel Paradiso Terrestre e quella contro Cristo, per porre fine alla sua missione redentrice sulla terra. Il celebrante della “Messa Nera” prende il ruolo di Satana. Egli introduce una Sacerdotessa Vergine per la gioia del rapporto sessuale e la mette a conoscenza del mistero della procreazione. La versione del Pike include anche un paradosso del tradimento e della crocifissione di Cristo. La dissacrazione di un’Ostia, consacrata da un Prete della Chiesa cattolica, fa parte di quest’abominio. Lucifero viene adorato come “Il Portatore della Vera Luce”; la fonte di tutte le saggezze e come il più grande degli Esseri Soprannaturali. Satana è adorato come il Primo Ministro di Lucifero. Ci si riferisce a lui come alla vittima innocente del potere dispotico di Dio, che lo ha fatto compagno di catene di tutti gli oppressi. Uno dei saluti usati è: “Vieni Satana, esiliato dai preti, ma benedetto dal mio cuore”»!
Il “Palladismo”, Nuovo Rito massonico, creato da Albert Pike e Giuseppe Mazzini, viene definito dall’Enciclopedia “Larousse du XXe siècle”, come «culto di Satana-Lucifero, vale a dire di Satana considerato come l’Angelo della Luce, il dio umano e benefico».
In un discorso, fatto nel 1889 agli alti gradi, Albert Pike affermò: «La religione massonica dovrebbe essere mantenuta, da tutti noi iniziati degli alti gradi, nella purezza della dottrina luciferiana (...). Sì, Lucifero è Dio, e sfortunatamente anche Adonai è Dio (...). La vera e pura religione filosofica è la fede in Lucifero, l’eguale di Adonai; ma Lucifero, Dio della Luce e Dio del bene, sta lottando per l’umanità contro Adonai, il dio delle tenebre e demonio».

Giuseppe Mazzini e gli uomini
In una sua lettera a Giuditta, Mazzini scrive: «Vorrei tanto mostrare affetto agli uomini, cioè di far loro del bene, ma non voglio più vederli. Sono malato moralmente – ho convulsioni morali come altri possono avere convulsioni fisiche – ci sono momenti in cui vorrei voltolarmi per terra e mordermi come un serpente (…). Porto un odio per gli uomini! Se tu potessi vedere il riso satanico che porto per essi sulle mie labbra! (…)».
«È curioso osservare l’atteggiamento di Giuseppe Mazzini nei riguardi anche di certi altri personaggi, come ad esempio, il poeta inglese Swinburne: egli, infatti,“assunse in un certo senso la direzione spirituale dello Swinburne e non tralasciò mai di dare al poeta l’impressione di sorvegliarlo attentamente”2, cosa in sè priva di particolari connotati se John Ruskin - il teorizzatore britannico dell’avvento di una società socialista autoritaria - a commento della tragedia “Atalanta in Claydon”, composta dal giovane poeta inglese, non avesse profferito questo giudizio inquietante: “la cosa più stupenda che un giovane abbia mai fatto: per quanto egli sia un giovane demoniaco”».
Ecco come Giuseppe Mazzini imparò a sputare su Cristo:il conte Cherep-Spiridovich, nel suo libro “The Secret World Government”, scrive:
«Karl Rothschild, l’anima della misteriosa e anti-cattolica “Alta Vendita”, prima di lasciare l’Italia, vi stabilì un suo cugino, Nathan Rothschild, per continuare il suo lavoro satanico di trasformare i patrioti italiani in anarchici e atei.
Questo “pig” (maiale) comprò un palazzo con una “Cappella” del cui altare fece una latrina per i suoi massoni. Il fare di un Sacro Altare una latrina entusiasmava i veri massoni, così, il satanista Nathan Rothschild scoprì Mazzini e gli “insegnò” a “sputare” su Cristo, come del resto faceva suo figlio Ernesto Nathan».
Adriano Lemmi, quindi, non aveva dimostrato molta fantasia quando Domenico Margiotta ci racconta che, fatto affittare al Grande Oriente d’Italia il palazzo Borghese, a Roma, per la sua elezione a Supremo Pontefice della Massoneria Universale «Lemmi fece costruire le latrine del Supremo Consiglio al di sopra della Cappella particolare, facendo dirigere lo scolo delle materie fecali sull’altare medesimo!(...). Vi furono delle proteste e l’architetto, a causa dell’igiene dovette disporre le latrine altrimenti. Ma Lemmi, allora, immaginò un’altra nefandezza: fece collocare nelle latrine un Cristo Crocifisso col capo in giù, e al di sopra fu incollato, per suo ordine, un cartello portante queste precise parole: “Prima di uscire, sputare sul traditore! Gloria a Satana!».
Scaduto il contratto d’affitto del palazzo Borghese, il “Corriere Nazionale” di quel tempo riportò che l’incaricato d’affari della famiglia Borghese, nel riprendere possesso del palazzo, si trovò davanti ad una porta chiusa che non fu potuta aprire se non sotto minaccia d’invocare la forza pubblica per sfondare la porta. Essa era stata trasformata in un tempio satanico! Il giornale ne fece questa descrizione: «I muri erano coperti di damasco rosso e nero; nel fondo vi era un grande arazzo sul quale spiccava la figura di Lucifero. Lì vicino, era una specie d’altare o di rogo; qua e là dei triangoli ed oltre insegne massoniche. All’intorno, erano collocate delle magnifiche sedie dorate aventi ciascuna, sopra la spalliera, una specie di occhio trasparente e illuminato da luce elettrica. Nel mezzo di questo tempio vi era qualche cosa somigliante ad un trono».
D’altra parte, il Grande Maestro Adriano Lemmi, a proposito del suo “Dio”, non aveva fatto misteri quando declamò: «A te, sfrenati, s’en vanno i miei versi; io t’invoco, o Satana, re del banchetto (...). Io ti saluto, Satana, o ribellione, o forza indicibile della ragione! A te salgano i voti d’incenso sacro! Satana, tu hai vinto l’Jehovah dei preti!».
«Quando i massoni italiani, il 22 giugno 1883, scoprirono un monumento al Grande Maestro Giuseppe Mazzini, essi portavano una bandiera nera. Sull’asta di questa bandiera spiccava un’effigie di legno di Lucifero».
«Dopo questa dimostrazione, il circolo anticlericale di Genova indirizzò all’Università cattolica di Torino una lettera annunciante che si proponevano di porre, quando sarebbe venuto il momento, la bandiera di Satana sopra tutte le chiese d’Italia, specialmente sopra il Vaticano»!

Giuseppe Mazzini, Albert Pike e Massoneria
Dal Pontefice Supremo della Massoneria Universale, Albert Pike, al vertice degli Illuminati, Giuseppe Mazzini ed al suo braccio destro, Adriano Lemmi, divenuto poi, a sua volta, Pontefice Supremo della Massoneria Universale, esisteva un altro filo conduttore: chiamato in modi diversi: la crociata socialista, il movimento dei lavoratori, i circoli anticlericali operai, con lo scopo dichiarato di “rimestare nel cuore dell’operaio l’odio per la superstizione (Cattolicesimo). Questo è un odio santo che deve essere aizzato senza interruzione”.
«I Carbonari appartenevano agli Illuminati di Baviera. Lo stesso valeva per Mazzini».
«Giuseppe Mazzini entrò nella Carboneria nel 1827, nella “Loggia Speranza” di Genova, col soprannome di “Strozzi”, pagando la cifra di 25 franchi e quella successiva mensile di 5 franchi. Egli fu iniziato subito nel secondo grado, che gli permetteva di reclutare nuovi adepti».
«Albert Pike divenne Sovrano Pontefice della Massoneria Universale, Capo o Gran Sacerdote della Massoneria mondiale, e membro dell’Ordine degli Illuminati americani».
Nell’Ordine degli Illuminati di Baviera, ad ogni membro veniva assegnato un nuovo nome. «Il nome degli Illuminati di Albert Pike era “Limud Enhoff”, ma egli era chiamato anche “il Diavolo del XIX° secolo”».
«Nel 1859, la posizione di Isaac Long (Gran Maestro del Rito Scozzese Antico ed Accettato) fu presa dal cabalista Albert Pike, il quale stabilì una stretta relazione col Capo degli Illuminati, Giuseppe Mazzini».
«Il nome degli Illuminati di Giuseppe Mazzini era “Emunach Memed”».
«Nel 1870, il Movimento Carbonaro degli Illuminati fu rimpiazzato dalla più efficace crociata socialista. Alcuni membri della Carboneria passarono alla “Giovane Italia”, fondata (nel 1831) e diretta da Giuseppe Mazzini. Questa società segreta era parte della rete di società “rivoluzionarie” della “Giovane Europa” che operava dalla Svizzera, negli anni 1834-36, sotto le istruzioni di Mazzini».
«Quando l’Associazione Internazionale dei Lavoratori venne fondata a Londra, il 28 settembre 1864, Luigi Wolff, segretario del Capo degli Illuminati, Giuseppe Mazzini, era presente e persino iniziò il lavoro della stesura degli Statuti della nuova organizzazione, e sottoposta, l’8 ottobre, al Sotto-Comitato formato esclusivamente da massoni (Luber, Cremer ed altri). Le attività dell’Internazionale fu accolta positivamente dai massoni. Il suo scopo era il globalismo».
«Nell’Enciclopedia ebraica si legge che Giuseppe Mazzini e Carlo Marx furono incaricati di preparare l’indirizzo e la Costituzione della “Prima Internazionale” (Comunista)».

Kiessel Mordechai
(Karl Marx)
Carlo (Karl) Marx, il cui vero nome era Kiessel Mordechai, fu iniziato alla “Loggia Apollo” di Colonia10. Il suo “Manifesto Comunista” non è altro che la codificazione del programma e dei princìpi rivoluzionari che aveva stabilito settant’anni prima il fondatore degli Illuminati di Baviera, Adam Weishaupt. Carlo Marx, nel periodo della stesura del “Manifesto Comunista”, apparteneva alla “Lega degli Uomini Giusti”, un gruppo misterioso che non era altro che un succedaneo dell’Ordine degli Illuminati di Baviera, costretti a ritirarsi nella clandestinità dopo esser stati smascherati dalla polizia bavarese, nel 1786».
«Giuseppe Mazzini fu l’organizzatore del “Congresso dei Lavoratori”, tenutosi a Roma nell’ottobre del 1871».
«Adriano Lemmi, obbedendo alle deliberazioni del Congresso di Milano del 23 settembre -13 ottobre 1881, fondò nella Città santa dieci circoli anticlericali».
«Vediamo ora che cosa scrisse il Lemmi nella sua “Istruzione d’ordine segreto”, del 29 settembre 1883, ai fratelli delegati segreti del Sovrano Direttorio esecutivo presso i Circoli popolari anticlericali d’Italia: «... Bisogna, per vostra ispirazione far mettere allo studio nei Circoli anticlericali tutte le questioni che piacciono all’operaio, e principalmente quelle che rimescolano nel suo cuore l’odio della superstizione (Cattolicesimo). Quest’odio è santo, ed è necessario aizzarlo senza interruzione».
Domenico Margiotta ci precisa che le “istruzioni” di Lemmi sono seguite in Italia e all’estero, perché «il fine supremo della sètta è quello di scristianizzare i popoli cattolici del mondo intero per sostituire, nella società, la Religione di Dio col culto di Satana, detto “Grande Architetto dell’Universo”, davanti agli imbecilli che non si vuole spaventare troppo presto».

Giuseppe Mazzini era ossessionato da una sola idea: “liberare l’Italia”


Franz Joseph d'Austria 1910
(Francesco Giuseppe)
È interessante sentire cosa disse di Giuseppe Mazzini il massone di levatura internazionale Raimondo Doria: «L’ho conosciuto nel 1828 (Giuseppe Mazzini, a quel tempo, aveva 23 anni) e devo dire chiaramente che, come membro della sètta (Carboneria) egli è uno dei membri più pericolosi e influenti; quando le sue passioni politiche si risvegliano, non vi è nulla che egli si rifiuti di commettere, come appare chiaro dal suo progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Principe di Metternich».






Principe di Matternich


Pietro Svegliati, una spia prezzolata dall’Austria, di Mazzini scriveva: «Il carattere di questo giovane entusiasta è estremamente pericoloso perché, essendo libero da ogni interesse personale, egli vive solo per la rigenerazione dell’Italia, e per raggiungerla, è pronto ad affrontare ogni pericolo, a sacrificare ogni cosa, anche se stesso, adottando, qualora fosse necessario, anche l’assassinio...»2.
Ma in cosa consisteva la “rigenerazione” o la “liberazione dell’Italia”, per Mazzini? Lo storico Hales scrive:
«Mazzini era ossessionato da una sola idea: “liberare l’Italia”. Ma da che cosa? Dall’occupazione dell’Austria di Venezia, di Milano e dal controllo indiretto dell’Austria sul resto della penisola; liberarla dal dispotismo dei principi negli altri Stati, dal privilegio dell’aristocrazia e da quello della Chiesa cattolica. Nell’incertezza di cosa avrebbe dovuto emergere al loro posto, Mazzini, come i rivoluzionari sin dalla nascita, era ossessionato da una cosa sola: la necessità di demolire e non da quella di ricostruire».
In una parola, per Mazzini, l’Italia doveva essere liberata dal “Cattolicesimo”!
Già nei primi anni della sua militanza nella Carboneria a Genova, Mazzini aveva strane compagnie: «Ci si domanda come potesse Mazzini camminare mano nella mano con persone come Doria e come i suoi amici, l’omicida Sgarzaro, e il futuro assassino Argenti, che egli incontrava, “quasi tutti i giorni” a bordo della “Spartano”, la nave di Sgarzaro che era ancorata nel porto di Genova. Di cosa parlavano essi? (...). Noi sappiamo solo che, una volta, Sgarzaro si vantò raccontando: “Quando servivo i Costituzionalisti in Spagna, ebbi l’incarico di occuparmi di 53 frati che portai al largo e che gettai in mare nelle onde, legati a due a due, eccetto l’ultimo che - aggiunse sorridendo - fui obbligato a gettarlo da solo”».

La Carboneria non aveva pietà per i traditori interni.
Juri Lina scrive: «Nella Carboneria, un traditore perdeva la sua testa, il suo corpo veniva bruciato, le ceneri sparse in tutte le direzioni, e l’esecutore della sentenza si lavava con l’acqua».
Lo storico Hales dice che, nella Carboneria, vi era la regola accettata dai più che solo i traditori dovevano essere assassinati, ma non i nemici aperti. Infatti, scrive:
«Argenti, che il governo austriaco aveva rifiutato come console dell’Argentina a Milano, ritenne il Metternich responsabile di questo rifiuto e, roso dal desiderio di vendicarsi, cercò di interessare i Carbonari di Genova ad un piano di assassinio del Metternich. In presenza del Gran Maestro della Loggia “Speranza”, Passano, di Doria e di Mazzini, egli disse che si sarebbe occupato lui stesso di organizzare l’omicidio. I membri dalla Loggia, però, si opposero dicendo che la Costituzione dei Carbonari richiedeva l’assassinio dei traditori interni e non dei nemici; altri dissero che l’assassinio dei nemici poteva essere accettato solo come il “colpo di grazia”, a seguito, però, di una sollevazione popolare... Mazzini, invece, “rimase silenzioso”».
Nel 1831, Mazzini fondò la “Giovine Italia”, e i membri «non si chiamavano più, tra loro, “cugini” ma “fratelli” (...). Essi dovevano infiltrarsi in posizioni di responsabilità pubbliche e dovevano giurare di “eliminare” (assassinare) sia i traditori sia i tiranni». Con la “Giovane Italia” Mazzini mise in atto la sua “dottrina dell’assassinio”, che, oltre i traditori interni, riguardava anche i nemici, detti “tiranni”:
  • Art. XXX: Quelli che non obbediscono agli ordini della società, o quelli che rivelano i suoi misteri, devono essere pugnalati senza alcuna pietà. Lo stesso castigo spetta ai traditori.
  • Art. XXXI: Il Tribunale segreto pronuncerà la sentenza e sceglierà uno o due membri affiliati per la sua immediata esecuzione.
  • Art. XXXII: Chi si rifiuterà di eseguire la sentenza verrà considerato uno spergiuro e, some tale, dovrà essere ucciso sul posto.
  • Art. XXXIII: Se il colpevole fuggirà, egli dovrà essere (...) abbattuto da una mano invisibile...
  • Art. XXXIV: Ogni Tribunale segreto deve essere competente non solo nel giudicare gli adepti colpevoli, ma anche nel far mettere a morte ogni persona che sia stata colpita da anatema.

Giuseppe Mazzini e la dottrina dell’assassinio
Sin dall’età di 23 anni, come ci informa il massone Doria, Giuseppe Mazzini concepì il suo progetto di assassinare Sua Maestà l’Imperatore d’Austria e il Principe di Metternich, e nei primi anni di militanza nella Carboneria, egli frequentò assiduamente l’omicida Sgarzaro (che si era vantato di aver annegato ben 53 frati gettandoli, legati a due a due, nel mare aperto dalla sua nave), e il futuro assassino Argenti che aveva cercato di interessare la Carboneria al suo piano di assassinare il Principe di Metternich.
Fu con la “Giovine Italia”, fondata nel 1831, che Giuseppe Mazzini, “nel suo stile magniloquente”, mise a punto la sua “dottrina dell’assassinio” politico, la quale colpiva, in modo spietato, non solo i traditori e chi non obbediva agli ordini: “dovranno essere uccisi sul posto”, “pugnalati senza alcuna pietà”, “abbattuti da una mano invisibile”, ma anche gli avversari politici, per i quali il titolo di “tiranno”, emesso da uno dei Tribunali segreti da lui controllati, era sufficiente “per far mettere a morte ogni persona colpita da anatema».
«Un gran numero di ispettori di polizia, generali e uomini politici furono assassinati su ordine di questi Tribunali, e le Logge massoniche fornivano la loro assistenza in questo lavoro»1.
La “dottrina dell’assassinio” politico di Mazzini fu persino denigrata, nel 1838, dai capi occulti dell’Alta Vendita (il vertice della Carboneria) con queste parole: «A cosa serve un assassinio? (...) Un colpo di pugnale non significa niente, non fa nessun effetto. Che importa al popolo che il sangue di un operaio, di un artista, d’un gentiluomo o anche di un principe sia stato versato in forza di una sentenza di Mazzini o di alcuno dei suoi sicari che si divertono in questo modo?»2.
Nel 1851, alla notizia del colpo di Stato di Napoleone III, Adriano Lemmi lasciò l’America, dove si trovava con Kossuth, per andare a Londra e diventare l’esecutore degli ordini di assassinio di Mazzini, decretati dal suo “Comitato Centrale Democratico Europeo”, titolo che Mazzini aveva dato alla “Giovane Europa”.
Lemmi si vantò sempre di essere il valido emissario di Mazzini in un gran numero di assassinii, tanto che Mazzini stesso lo chiamava: «Il mio piccolo giudeo che vale dieci buoni diavoli...».
In quegli anni, Mazzini e i capi di questo “Comitato Centrale Democratico Europeo”: Kossuth, A.A. Ledru Rollin, Felice Orsini, Alexander Herzen e Michele Bakunin furono accusati, insieme a Lemmi, di essere i responsabili della maggior parte delle sommosse e degli attentati terroristici che costellarono l’Europa in quel periodo.

Carlo III Duca di Parma
Il 4 gennaio 1852, Mazzini e il suo “Comitato”, decretarono la condanna a morte del Duca di Parma Carlo III; il 26 marzo, Carlo III cadeva sotto i colpi del sicario di cui Lemmi aveva stimolato il fanatismo. A fine giugno dello stesso anno, sempre a Parma, Lemmi provocò la rivoluzione del 22 luglio.
Il 21 ottobre 1852, Lemmi ispirò il tentato assassinio del ministro Baldasseroli, presidente del Consiglio del Gran Duca di Toscana; fu sempre lui che spedì dalla Svizzera il proclama di Mazzini che provocò l’insurrezione di Milano del 6 febbraio 1853; fu lui, sempre su ordine di Mazzini, che armò il braccio del fanatico che attentò alla vita dell’Imperatore d’Austria, il 18 febbraio 1853.
Nel 1855, Lemmi si recò a Roma e, poco dopo, il 12 giugno, vi fu un tentato assassinio del cardinale Antonelli; il 30 giugno, Lemmi pubblicò a Genova un manifesto di Mazzini per spingere il popolo all’insurrezione; tornò, poi a Roma dove, il 9 luglio, ci fu un tentativo di assassinio su Padre Beckx, Generale dei Gesuiti.
Lo stesso anno, Lemmi e Orsini trasmisero le istruzioni di Mazzini al Comitato Rivoluzionario di Milano, per un’insurrezione che doveva inaugurarsi con la strage di tutti gli ufficiali del presidio.
Verso il settembre 1856, il “Comitato Centrale D. Europeo” di Mazzini decise di assssinare il re di Napoli, e di scatenare contemporaneamente una rivoluzione in Sicilia. Scoppiata la rivoluzione in Sicilia, Lemmi scelse il sicario: Agesilao Milano che, l’8 dicembre 1856, mentre re Ferdinando passava in rivista l’esercito, gli vibrò due violenti colpi di baionetta, senza però ucciderlo. Il sicario fu condannato a morte, mentre Mazzini gli fece coniare una medaglia commemorativa, qualificandolo come “martire”!
Per l’anno 1857, Mazzini e il suo “Comitato” decretarono e misero in atto, con Lemmi la triplice insurrezione di Genova del 29 giugno, di Livorno del 30 giugno, e di Napoli del 1° luglio.

Giuseppe Mazzini e Napoleone III

Napoleone III
Nello stesso anno, 1857, Mazzini fomentò una congiura contro Napoleone III - e non era la prima - per spingerlo, col terrore, ad impegnarsi più efficacemente all’unità d’Italia. I tre sicari, Tibaldi, Bartolotti e Grilli, che dovevano trucidare l’imperatore, fallirono, e il Procuratore imperiale, nel-l’udienza del 7 agosto 1857 a Parigi, affermò che Mazzini e Ledru Rollin erano i capi responsabili di tutte le congiure tentate per l’assassinio di Napoleone III.
Il 14 gennaio 1858, a Parigi, dove in quel periodo si trovava Lemmi, ci fu un nuovo attentato contro Napoleone III: tre bombe fulminanti uccisero 8 persone e ne ferirono altre 156! Gli autori principali dell’atto terroristico, Orsini, Pieri, Rudio, tutti uomini di Mazzini, furono condannati a morte.
Questo sanguinoso attentato scatenò la reazione di tutti gli Stati europei contro l’uomo che aveva organizzato e gestiva tutta la rete terroristica europea: Giuseppe Mazzini.
Anche Cavour si scagliò contro questa sètta di assassini e il suo capo, Mazzini, e, nel suo famoso discorso del 16 aprile 1858, in Parlamento, disse: «Dopo il 1831, si cosituì dentro e fuori l’Italia una sètta... Questa sètta è la “Giovine Italia” (...) che ha concepito, che professa e che predica la nefasta e orribile dottrina dell’assassinio politico!».
La “Giovane America”, sempre fondata e diretta da Mazzini, non era da meno della “Giovane Europa”. Nel 1853, essa fece eleggere a presidente degli USA il generale sudista e schiavista, Franklin Pierce, perchè Mazzini lo sostenne scrivendo in una lettera: «... egli si è impegnato a mandare rappresentanti americani in Europa che ci saranno favorevoli...». L’ammistrazione di Pierce, infatti, pullulò di schiavisti, membri della “Giovane America”. Tra questi vi fu Sanders, intimo di Mazzini, il quale non appena arrivò a Londra, come console americano, organizzò un “party rivoluzionario” a casa sua, il 21 febbraio 1854, con Mazzini e i suoi fedelissimi; party che provocò il suo richiamo daLondra da parte del Congresso americano. Pochi anni dopo, finita la Guerra Civile, George Sanders fuggì a Londra dagli Stati Uniti, perchè sulla sua testa pendeva una taglia di 25.000 dollari, in quanto era stato rionosciuto complice nel piano di assassinio del presidente Abramo Lincoln!
Questa rete di assassini di Mazzini, includeva anche un’organizzazione criminale a noi tristemente nota: la MAFIA! Diversi autori hanno documentato questa inquietante realtà.
Lo storico, Juri Lina, nel suo libro “Architects of deception”, a proposito della MAFIA di Mazzini, scrive: «Nel 1860, Mazzini creò un’organizzazione chiamata “L’Oblonica”, un nome che deriva dalla parola greca “obèlós”, che significa “spiedo o pugnale”. In questo gruppo, egli ne formò un altro più interno: una banda moderna di criminali, chiamati MAFIA, che era l’acronimo di: Mazzini, Autorizza, Furti, Incendi, Avvelenamenti».
Lo storico americano David L. Chandler, nel suo libro “Brothers in Blood”, scrive che «New Orleans divenne il punto di raccolta dei “picciotti” di Mazzini», e che «Durante il periodo delicato e caotico che seguì la Guerra Civile americana (1865), gli uomini legati a Mazzini agirono come veri e propri sabotatori del processo di pacificazione della Repubblica americana. Quest’opera di sabotaggio li vide impiegati nella guerriglia condotta dal generale Albert Pike contro il Governo federale di Lincoln e costituì uno dei primi esempi di attività mafiosa negli Stati Uniti. (...). Era di pubblico dominio che dietro il crimine ci fossero persone al di sopra di ogni sospetto; la parola MAFIA, infatti, era spiegata con l’acronimo: Mazzini, Autorizza, Furti, Incendi, Attentati».
Tre altri autori, Kalimtgis, Goldman, Steinberg, nella loro opera “Droga S.p.a.”, presentano la rete di controllo finanziario dell’Alta Massoneria ebraica dei B’nai B’rith e della Massoneria di Rito Scozzese Antico ed Accettato, il cui capo era il generale Albert Pike, come un insieme di famiglie di finanzieri ebrei, facenti capo alla dinastia finanziaria dei Rothschild (da cui dipendeva anche Mazzini).

Ku Klux Klan
Gli Autori scrivono: «i tagliagole del Ku Klux Klan di Albert Pike, insieme ad un certo Macheca, scatenarono in tutto il Sud degli Stati Uniti una tale ondata di violenza da distruggere, in pochi anni, dopo l’assassinio di Lincoln, il programma che il presidente aveva messo a punto. (...). Fu Macheca che s’incaricò di preparare il terreno per Giuseppe Esposito, l’uomo che, per conto di Mazzini, diede la prima base organizzativa alla struttura della MAFIA negli USA. Molto legato a Mazzini, Esposito lasciò la Sicilia verso il 1870 ed arrivò a New Orleans, dove prese contatti con Macheca. (...). Il risultato del viaggio di Esposito fu di trasformare le società segrete di siciliani in cellule del crimine organizzato. Il rappresentante di Mazzini (Esposito) aveva un’autorità assoluta sui padrini locali, persino su Macheca».

 Conoscere la Massoneria ... a cura del dott. Franco Adessa

Gli ultimi momenti di Mazzini morente - 1873
 
Work in progress...

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