Genere Rock Blog

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mercoledì 15 luglio 2015

Conoscere la Massoneria - L'eletta del Dragone

 "Memorie” inedite di Clotilde Bersone

Introduzione
Secondo la testimonianza dell’ex agente della CIA, Ibrahim Razin, Licio Gelli inviò, nel febbraio 1986, un telegramma a Phil Guarino, stretto collaboratore dell’allora direttore della CIA George Bush, in cui annunciava:”Dica al nostro buon amico Bush che l’albero svedese sarà abbattuto”. Tre giorni dopo veniva assassinato il premier svedese Olof Palme. Secondo Razin, Palme fu assassinato perché sapeva troppo dei traffici illegali di armi dell’Irangate in cui la Loggia P2 aveva svolto un ruolo centrale.
In un’altra esplosiva dichiarazione, Dick Brenneke, ex collaboratore della CIA, aveva affermato:”Ci siamo serviti di loro (Loggia P2) per creare situazioni favorevoli all’esplodere del terrorismo in Italia e in altri paesi europei agli inizi degli anni ’70", e, in seguito, dopo aver accennato ai finanziamenti della CIA alla Loggia P2, che avvenivano con rate mensili comprese tra 1 e 10 milioni di dollari, Brenneke conclude: “Un altro scopo (di questi finanziamenti) era quello di ottenere il sostegno della Loggia P2 nel fare entrare negli Stati Uniti la droga proveniente dagli altri paesi. C’è sempre stato un legame tra la CIA e la Loggia P2".
Queste gravissime rivelazioni hanno sconvolto l’opinione pubblica mondiale e hanno riportato all’ordine del giorno la tremenda realtà della Massoneria, questa forza potente e misteriosa che vive e opera nell’ombra al servizio di interessi occulti, ai quali vengono subordinate persino la stabilità politica e la sicurezza di intere Nazioni e Stati. ...

“Chi è nato da Dio preserva se stesso e il maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre il mondo giace sotto il potere del maligno.”
1 Giovanni, 5,19

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Negli Statuti Generali della Massoneria è detto che l’ideale di amore, di pace e di fratellanza, dovrebbe essere raggiunto attraverso “Il perfezionamento morale dell’umanità, per mezzo di una vera filantropia, con l’impiego di usi e di forme simboliche”. Ideali tanto elevati potrebbero abbagliare solo il lettore inesperto, il quale non può rendersi conto di quale nesso possa esserci tra quanto affermato e l’esigenza del segreto massonico, dei riti nascosti, delle gerarchie occulte e di una potenza mondiale che piega e rovescia anche governi, anima indirettamente gli ideali politici e quelli partitici, senza che sia possibile svelarea vantaggio di quale potere occulto essa continui ad operare.
I princìpi degli Statuti Generali affermano, inoltre, l’esistenza della democrazia nella Massoneria, ma la struttura e il funzionamento della stessa sembrerebbero piuttosto escluderlo. Sia l’una che l’altro sono gerarchici, chiusi, vincolati al segreto, per cui il “fratello” non può parlare con il “fratello” di certi argomenti se non in Loggia, secondo un complicato rituale e sotto il controllo dei responsabili della Loggia stessa, i quali possono togliergli la parola quando e come credono.

Riportiamo parte del giuramento di chi si appresta a diventare massone, per porre in evidenza l’obbligo alla segretezza che viene richiesto e imposto ad ogni membro: 

“Io,..... liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’anima, con assoluta ed irremovibile volontà, alla presenza del Grande Architetto dell’Universo, prometto e giuro di non palesare giammaii segreti della libera Massoneria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà svelato, sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacerate, fatto il mio cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, e questa sparsa al vento per esecrata memoria ed infamia eterna”.
 
Se attraverso il meccanismo del segreto e della gerarchia, in un’organizzazione di questo genere, manca il controllo della base su ciò che fa il vertice, e se questo vertice può obbedire a sconosciute centrali internazionali di potere, senza dover rendere conto a nessuno, allora tutte le peggiori ipotesi sulla Massoneria e sulla sua influenza nefasta sugli eventi storici diventano possibili.
In questa pubblicazione, presentiamo un estratto succinto del libro “L’ELETTA DEL DRAGONE” con l’intento che, quest’opera sulla Massoneria, venga letta senza pregiudizi e con la speranza di poter creare le condizioni che portino ad una più attenta considerazione e ad una più appropriata presa di coscienza intorno alla vera realtà rappresentata da questa società segreta.

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Questo scritto è tolto, quasi pagina per pagina, dalle “Memorie” inedite di Clotilde Bersone, che fu, a Parigi, dal 1877 al 1880, l’amante di James A. Garfield, eletto, poi nel 1880, Presidente degli Stati Uniti e assassinato nel 1881. Garfield era, allora, clandestinamente, il capo dell’alta Loggia degli Illuminati della Francia, e la Bersone, sempre secondo le sue “Memorie”, di tal Loggia dapprima fu Affiliata, poi Iniziata e, infine, l’Ispirata.
In una biblioteca di un Istituto Religioso esiste un doppio manoscritto, autentico, di queste “Memorie”, con la data del 1885. Il traduttore delle “Memorie”, scritte originariamente in francese, fu Monsignor Augusto Moglioni; mentre l’Imprimatur all’edizione italiana venne dato a voce dal Vescovo di Pescara a Monsignor Brandano, Abate di Pescara.

LA GRANDE LOGGIA OTTOMANA DEGLI ILLUMINATI
Nata in Italia da una famiglia ragguardevole, or rivedevo confusamente il dramma abbattutosi in casa, quando ero piccola: una madre felice, un padre sorridente; poi, una sera, una sera come questa, e per le stesse cause, era scoppiata una scena violentissima tra i miei genitori, dinnanzi ai miei sguardi terrorizzati.
Il giorno dopo, a tre anni e mezzo, non avevo più padre: se n’era fuggito in capo al mondo, e ciascuno si adoperò a rappresentarmelo quale Orco spaventoso e brutale. Ma oso dire anche che non avevo più neppure una madre, perchè mia madre incominciò ad odiare in me l’uomo che aveva amato e del quale io perpetuavo in casa il ricordo amaro.
 

La piccola Clotilde Bersone non conobbe più quel duplice sorriso che s’inchinava sulla sua culla all’alba dei suoi giorni; fu soltanto il rifiuto di due amori trasformati in odio furioso.
Ben presto, nella vita di mia madre, più che uno spiacevole ricordo, divenni addirittura un ingombro. Certamente ella pensava di crearsi un nuovo focolare, e la mia presenza la intralciava; pensò quindi di sbarazzarsi del testimone ingombrante e, a otto anni, fui messa in un Collegio Internazionale della penisola: una specie di monastero ultra-laico, do-ve, se posso così dire, si perfezionò la mia educazione. La nozione del Soprannaturale mi appariva impensabile, e Rousseau, Voltaire e altri filosofi italiani mi avevano condotta ai confini del libero pensiero, cioè al materialismo più radicale; l’uomo proveniva, per evoluzione, dalla scimmia per ricadere nel nulla: la morale, una convenzione sociale, cui sfuggono le grandi anime.
L’educazione senza Dio, in collegio, la fredda e distante premura di mia madre non erano riuscite ad appagare il bisogno ardente d’affetto che mi divorava, e rimanevo abbandonata completamente agli assalti dell’orgoglio, alle nausee amare, il cui parossismo arrivava sino all’odio e ad una terribile volontà di vendetta contro tutti coloro che mi attorniavano.

PRIMO INCONTRO COL DRAGONE
A diciott’anni, Clotilde si reca a Costantinopoli per ritrovare suo padre. Membro della Grande Loggia Massonica di Costantinopoli, suo padre, messa al corrente la figlia sulle circostanze che lo portarono ad entrare nella Massoneria, conduce, un giorno, la figlia in Loggia, in apparenza per soddisfare la sua curiosità, ma, in realtà, per un ordine ricevuto dall’alto.
 
In mezzo alla Loggia, d’improvviso mi arrestai, sorpresa; quantunque mio padre si sforzasse di distogliermene, rimasi come bloccata dinanzi ad una bestia strana, di marmo bianco, distesa su un piedistallo, in un’attitudine minacciosa. Uno scettro e una corona spezzati sotto le sue zampe anteriori, e una tiara sotto le zampe posteriori: con sette teste, a volto quasi umano; alcune sembravano di leone senza però rassomigliarvi; altre con delle corna. Una vita strana, indefinibile, emanava da quel mostro, il cui multiplo sguardo sembrava essersi avvinto al mio e mi affascinava...
“E’ il Dragone - disse mio padre con voce sorda - qui, lo chiamano Idra, l’Idra della cabala e degli Illuminati.” E mi traeva seco.
Al di là del mostro, sulla parete, vedo un quadro gigantesco che copriva il fondo della sala per due terzi. Era il ritratto di Mazzini, capo supremo della antica Carboneria, poi del Consiglio dei Maestri perfetti, donde certamente si era originata questa nuova sètta di Illuminati superiori, che presiedeva, a sua volta, su tutti i massoni dei gradi inferiori.
Mazzini, ritto, s’appoggiava a un Dragone, come quello della sala. Teneva in mano una corona regale, da cui sembrava strapparne a una a una le gemme, con un ghigno sarcastico e crudele. Ai suoi piedi, il suolo era cosparso di crani, ancora coperti o di mitria o di diadema. Ma, sopratutto, quello che penetrò la mia immaginazione come un dardo di fuoco fu che, dietro il tribuno, si ergeva una donna, fluida e bianca, che con una mano porgeva a Mazzini una coppa piena di sangue sino all’orlo, e nell’altra teneva un globo terrestre; al piede si avvinghiava un serpente.Mazzini indossava un magnifico costume che, poi, ho veduto essere quello del Grande Oriente delle Grandi Logge degli Illuminati.
Consapevole di una sorte che sentiva esserle assegnata, Clotilde accetta passivamente il corso degli eventi, coltivando il desiderio nascosto di potersi vendicare un giorno di tutti. Lo spettacolo meschino del padre, che intuisce di poter sfruttare la futura posizione della figlia per soddisfare le proprie ambizioni, fa svanire definitivamente la speranza di Clotilde di poter ritrovare un minimo di affetto paterno.
Che bassezza di sentimenti, in lui, nell’un caso o nell’altro! A quali meschini baratti sacrificava l’amore e la protezione per una figlia che aveva appena ritrovata!
Dopo quella notte, in cui ero pazza di collera, attutita dal tempo, l’odiavo meno mio padre; ma quanto lo disprezzavo di più! Un disgusto profondo, irrimediabile; uno spasimo insistente nel cuore mi allontanavano da lui, e una freddezza senza nome mi separava da mia madre, glaciale e avara anche lei.
Mio padre, questo gaudente, questoprodigo senza alcun ideale, non valeva più di mia madre. Sì, occasione data, per mezzo suo, salirò alle sommità, al vertice, ma sarà senza vantaggio per lui, e questa sarà la mia vendetta!
In una successiva visita alla Loggia, Clotilde viene presentata al Sultano Ahmed Pascià, Grande Oriente della Grande Loggia.
Eravamo soltanto sei convitati, e lì fu un pranzo di buona società, solo che ci fu un pò di eccesso nei vari vini. Alle sei del mattino si beveva ancora, nonostante tutte le prescrizioni del Corano.... Ahmed Pascià era totalmente ubriaco, e a poco a poco il festino volgeva all’orgia. Inqualificabili proposte si andavano facendo e potetti ben distinguere, in una sala accanto, preparativi da bordello. Scoraggiata, feci cenno a mio padre, che fortunatamente non aveva perso il suo sangue freddo, e uscii con lui senza salutar nessuno. Per via, nessuna riflessione gli feci su quello che avevo veduto e credo che lui ne sia stato contento. I suoi amici avevano veramente sorpassato ogni ritegno, e lui dovette rendersi conto che io ormai capivo bene dove lui, con le proprie mani, voleva precipitarmi: in un ambiente veramente schifoso.
*****
“Allora il drago si infuriò contro la donna e se andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.”
ApocalisseXII, 17
“Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco.”
ApocalisseXVII,16
“E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l'angelo mi disse: ‘Perchè ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che porta, con sette teste e dieci corna.’”
Apocalisse XVII, 6
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LA CAMERA DELLE TORTURE
Durante un’altra visita in Loggia, Clotilde, contravvenendo agli ordini di suo padre e spinta da curiosità, lo segue dopo averlo visto sparire dietro una porta segreta; ma viene subito scoperta.
Invano mi scongiurò di tornare indietro, di desistere dall’idea funesta di accompagnarlo più oltre.
“No, non insistere! ho deciso. Sai bene che io non fiaterò: non devi temere nulla. Da tempo ho dei sospetti su quelle che voi chiamate agapi fraterne: voglio sapere tutto, e lo saprò.”
Per un labirinto di corridoi e di scalette secondarie, discutendo, arrivammo a un sotterraneo basso a volta.
“Basta; resta qui: a che serve mostrarti questo spettacolo? Ho paura di spaventarti!”
Fissai mio padre con uno sguardo sferzante: “Dove vai tu, nulla mi spaventa!”
Aprì, senza prevedere lui stesso tutto l’orrore dello spettacolo.
Ci trovammo entro una cripta, tutta piena di strumenti di tortura. Mi venne la voglia di sorridere come dinanzi un’attrazione di teatro; ma per terra vidi giacenti pezzi umani, ancor sanguinolenti o scarnificati: mani, piedi, braccia, teste; e da quel macello esalava un puzzo abominevole di carnaio.
In quell’orrido scenario, ecco, vidi due fantocci, ritti, uno di faccia all’altro, con la tunica macchiata di sangue. Uno di essi, sul capo, portava la corona, l’altro la tiara. Accanto uno stiletto, alcuni pugnali col sangue raggrumato.. tutto testimoniava che tali armi omicide non avevano colpito gabbie di vimini o vesciche piene di carminio, bensì carne viva e umana; e quella coppa che offrivano le Ninfe, in quei luoghi maledetti, ai grandi redentori dei popoli, non era una metafora, era una realtà, una coppa cioè di sangue ancora caldo di vittime assassinate.
A dispetto dell’orrore suscitatomi dal mio primo “choc”, la sètta degli Illuminati s’ingrandiva nella mia immaginazione, e mi appariva come lavata, in quel sangue, dal ridicolo e dalle sozzure degli agguati di parata. Dietro il velo di commedia, finalmente intuii la sua perversità satanica e l’esistenza del reale terribile segreto, da difendere e vendicare a costo di tanti assassinii consumati nell’ombra.
Quasi quasi, non mi era più così indifferente diventare la soggetta e forse la Regina della Sètta terribile, che osava mettere in opera tali mezzi.
Dopo alcuni giorni, Clotilde, sempre più umiliata e frustrata da chi le avrebbe dovuto invece essere più tenero e vicino, prende una risoluzione:
“Si, io sarò massona, poiché la fatalità mi ci spinge con implacabile ferocia; ma massona per impadronirmi del potere e dei segreti, e ritorcerli contro tutti gli strumenti della mia disgrazia. D’ora in poi e ormai senza Dio, senza genitori, senza amore, avevo levata la mano e gridato nell’aurora: “Odio e vendetta, Voi sarete per sempre il mio Dio!

LA DALIDA DI GARFIELD
Da Costantinopoli, la Bersone viene inviata, da Ahmed Pascià, a Parigi, per essere posta sotto il controllo e la protezione del Grande Oriente della Grande Loggia degli Illuminati della Francia. Quest’uomo era --- il famoso J. A. Garfield, che doveva, sei anni più tardi, nel 1881, entrare nella Casa Bianca, come successore dei Washington, dei Monroe, dei Buchanan, dei Lincoln, dopo Grant, allora Presidente degli Stati Uniti, e Hayes suo successore.
Aveva, in quel momento, 44 anni e la sua vita rassomigliava a una leggenda. Era oriundo dell’Ohio; aveva fatto tutti i mestieri per sfuggire alla mediocrità dei suoi natali.
In Europa, ufficialmente, era venuto solo una volta verso il 1868, ma qui, in realtà, in incognito, fungeva da Grand’Oriente della Grande Loggia degli Illuminati della Francia, sotto la nomea di pretesi viaggi per inchieste, della durata or di tre or di sei mesi, nei deserti della Louisiana o sulle montagne della costa del Pacifico. Garfield è molto esplicito con la Bersone:
“Non tema nulla; piuttosto.. siamo amici davvero. Lei avrà in noi i servitori più devoti e fedeli, ma dapprima bisogna che Lei obbedisca. Io stesso non ci posso nulla. Lo si vuole!
Io ero sbalordita, e lo stesso Garfield sembrava urtato, malcontento.
“Si vuole così. Lei sola, a quel che si dice, può renderci certi servigi. Metta dunque a nostra disposizione la sua testa, la sua bellezza, la sua energia...E allora, non tema nulla, sia pur tranquilla: dovessimo stritolare molte vite, la sua sarà salva.”
Gli sembrai esitare ancora.
“Che lo voglia o no, Lei è nostra! Tu stessa ti troveresti qui, se tu sapessi amare? E’ forse per questo che ti hanno scelta?..No! La nostra virtù non è l’amore; è l’orgoglio, è l’odio. Tu parli di fiori, e non rumini che vendette.. E non ti difendere... Io ti conosco meglio che tu ti conosca. Lo si sa bene che nulla ti parrà ormai difficile, pur di far vendetta delle tue offese!”

L’AFFILIAZIONE MASSONICA
La Bersone viene riconosciuta idonea per l’affiliazione. Dopo averle fatto rinnegare il battesimo, dopo averla sottoposta a prove umilianti e disgustose, e dopo averle fatto giurare eterna obbedienza alla Loggia, ha inizio la parte culminante del rito di affiliazione.
Il Gran Maestro, allora, mi fece alzare e avanzare dinanzi a uno a uno, e tutti, uno dopo l’altro, mi respinsero, con parole di disprezzo e di odio, come se i loro sentimenti verso di me fossero cambiati, come se giudicassero che io non avessi superato bene la prova. Allora, Garfield afferrò il mio braccio, mi aprì una vena, e lasciò colare il mio sangue, un terzo di bicchiere, poi bendò la ferita. Mi si ritolse la benda, mi si mise una spada in mano, mi si condusse dinanzi un, così detto, cadavere, coronato, nascosto nel “manichino” di vimini. Un canto ebraico riempì la sala. Dopo ogni strofa, il Grand’Oriente recitava, su un grosso libro, una specie di lezione. Alla fine di ogni lezione, il coro, a più riprese, lanciava l’anatema:
“Maledetta!..E’ una maledetta!...”
“Colpisci!” mi comanda Garfield, additandomi il fantoccio regale.
Mi sembrò che tutto girasse attorno a me. Alzai l’arma, il sudore alla fronte... La lezione di Costantinopoli m’aveva istruita, non mi lasciava dubbio alcuno che io stavo per assassinare, assassinare con la mia mano, e per davvero; non era una commedia! Un tremito nervoso mi scosse tutta, trepidante e selvaggia. Garfield non mi lasciò mai col suo sguardo orgoglioso che sembrava uno scherno: “Te l’avevo detto: non sei tu, femminetta, che regnerai su noi!”
In un’enorme coppa di bronzo, posta su un treppiedi, egli gettava, nello stesso tempo, un pugno di erbe aromatiche. Una fiamma enorme si alzò, con fumate inebrianti. Tutti gli Affiliati, in semicerchio attorno a me, avevano estratto i loro pugnali: sembravano volermi trapassare, per ridurmi, almeno su questa scena d’orrore, a un silenzio eterno. Allora, con un riso stridente, indietreggiai di un passo, fissato il punto segnato sul “manichino”, che dovevo colpire, con tutte le mie forze, titubante, ebbra, frenetica, sferrai il mio colpo.
Un getto di sangue caldo inondò le mie spalle, e caddi a terra più morta che viva.
Io... avevo... ucciso!!!
Per sempre criminale, avrò quel sangue sull’anima come un altro battesimo dell’inferno, per l’eternità.
Ah, maledetta! veramente maledetta!
Il Gran Maestro, coperto di un manto bianco, mi rialzò, mi sollevò da terra, inerte, rivolta con la faccia all’assemblea. Due Affiliati distesero sopra il mio capo una coltre funebre; Garfield m’intimò:
Si prostri, ora!... Si sottometta, o povera incredula, alla Potenza superiore dell’Essere Supremo che noi adoriamo tutti, qui, e che ci governa.”
M’inginocchiai; lui, brandendo dal fuoco una specie di punteruolo minuscolo,me l’applicò al lato sinistro della fronte. Per un secondo la carne abbrustolì, e una sofferenza acuta mi morse la tempia: io non mossi ciglio. Tutti ne furono stupefatti. D’altronde, una benda di tela fine, imbevuta di un linimento speciale, fu distesa presto su la cicatrice e calmò quasi subito il dolore.
Io ero per sempre segnata del Sigillo della Bestia; ma lì per lì io non capii l’orrore di questa consacrazione infamante. Tutto mi era divenuto indifferente, salvo la speranza di far ripagare, un giorno, tutto ai miei carnefici. Dov’erano i profondi disegni, le rivelazioni “sensazionali”, l’ideale nuovo, che mi avrebbe apportato questa sorta d’investitura? Il vuoto e per di più il sangue: questo era tutto il segreto del Dragone e il mistero delle sue “Illuminazioni”? La mia anima era sfinita, morta, per la mancanza di tenerezza umana attorno alla mia culla.
Ah! Se veramente una Potenza, Superiore a queste mediocri cerimonie, e a questi uomini più mediocri ancora, esistesse, non importa dove, negli abissi del cielo, dell’anima umana o dell’inferno, sarebbe stato proprio ora il momento, il grande momento di manifestarsi, per non abbandonare, sui primi passi, una nuova recluta all’incredulità e all’empietà. Ahimè! Il Dragone, quel Dragone stesso, dinanzi al quale m’avevan condotto, quel giorno rimase, per me e per tutta l’assemblea, non altro che la mediocre effige di un animale favoloso, di marmo bianco.Posi la mano sul dorso di quel Dragone, nell’attitudine stessa che aveva Mazzini nel suo ritratto di Costantinopoli; ma il Dragone restò immobile, inerte; nulla fremette sotto le mie dita. Pronunziai freddamente un ultimo giuramento di fedeltà verso quell’idolo inanimato, e sembrò, non solo a me, ma a tutti gli altri Affiliati che ben poca importanza si attaccava a quel protocollo.

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“Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte (...), cioè il nome della bestia o il numero del suo nome”.
Apocalisse XIII, 16
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UNA SETTIMANA SANTA...SATANICA
Fui convocata alla Loggia il Martedì Santo; e vi ricevetti l’ordine di portare, per il Giovedì Santo, per parte mia, quindici ostie consacrate. Questa commissione non mi piacque affatto e non era quello che io mi aspettavo. Ma gli ordini della Loggia non si discutono, si eseguono. Debbo confessare che mi ripugnava questa colletta sacrilega; non era né per rispetto per le cose sante, né per paura della dannazione. Ho corso tutta la mattinata, dal Mercoledì al Giovedì Santo, da un santuario all’altro; mi inginocchiavo al momento voluto a tutte le balaustre che trovavo. Per evitare di spezzare o di deformare l’ostia, se si fosse incollata sulla lingua, m’avevano insegnato a sciacquarmi la bocca con aceto forte, che secca le mucose. Appena il prete aveva deposto il sacramento sulla mia lingua, fingevo d’inchinare piamente il capo e riponevo l’ostia consacrata tra le pagine di un libro provvisto di carta asciugante. Però avevo proprio fretta di finirla con questa bassa corvè, e mi domandavo con impazienza se, per caso, avrebbero continuato per molto tempo ancora a costringermi a simili sconcezze; mi sosteneva il pensiero che il Venerdì Santo mi avrebbe portato novità.
Il Venerdì Santo, la Bersone, recatasi in Loggia, partecipa alla “celebrazione” della Settimana Santa. Confondendomi deliberatamente all’afflusso degli Affiliati, che in silenzio si recavano al piano superiore, mi trovai nella Camera Verde, ove aspettammo gli Iniziati e gli Adepti: appena giunti, si iniziò, se così si può osar dire, la festa, con una cerimonia comune. Al muro della sala, dal lato del Posto di vigilanza, è addossato un altare di marmo bianco, il cui centro é scavato in forma di cunetta. Al di sopra, giace un agnello, anch’esso di marmo; la sua testa è coronata di spine e le zampe trafitte da chiodi, il cuore trapassato da una lancia. Non c’è bisogno di spiegare questo simbolismo.
Il Dragone e l’Agnello; il Cristo e l’Anticristo: tutto il vero segreto della Massoneria universale era là, schiacciando i miei occhi che non volevano vedere. Ed è per questo che questa festa della crocifissione è la Pasqua trionfale delle Logge; per questo tutte le Logge, in luogo della domenica dei cristiani, sognano, un po' dappertutto sulla terra, di fare del venerdì il loro giorno di riposo e di baldoria per commemorare la loro vittoria.
Quando furono tutti riuniti e disposti dinanzi questo apparato, un Fratello postulante, salendo l’altare, afferra un agnello vivo, lo scanna, e, metodicamente, lo trafigge con tutti gli strumenti della Passione, come nell’Agnello di marmo. Ne distaccò poi la testa, i piedi e il cuore, cinicamente e sapientemente seviziati dalle sue mani, e questi pezzi gettò, come per purificar tutto col fuoco, nel braciere di bronzo, dove fu immerso nella coppa di marmo, come per purificare tutto con l’acqua. Il sacrificatore, allora, si lavò le mani nel sangue che riempiva la cunetta in mezzo all’altare; afferrò il ciborio, ne consumò l’Ostia consacrata, stritolò e insozzò a suo piacimento le altre ostie, recitando in ebraico la parodia di un testo sacro: “Non sei più tu che vivi, ma io che vivo in te, e t’immolo con le tue stesse mani”!
Discese dall’altare, si scoprì il collo, immerse il capo nel bacino, si lavò le braccia e uscì. Gli Affiliati, afferrando i rami di olivo, li gettarono sul suo passaggio e lo seguirono in processione, le braccia incrociate sul petto. Questi riti blasfemi non rivoltavano, ahimè! la mia coscienza, perché riti sacrileghi o criminali; ma io li trovavo assurdi e disgustanti, e pensai di manifestare questa mia impressione almeno con l’espressione di disprezzo del mio viso. All’uscita, i diversi gruppi d’Illuminati si separarono. Gli Adepti e Affiliati inferiori si recarono alla Biblioteca e fu servito loro alla rinfusa carne e pesce, affinché trasgredissero così doppiamente, di Venerdì Santo, la legge ecclesiastica dell’astinenza. Gli altri discesero nel sotto suolo, lungo la Sala del festino, ma senza entrarci: perché là il gruppo, di nuovo, si separò in due. Soltanto gli Iniziati, seguendo il lungo corridoio, entrarono nella Gnosi.
Quanto agli Affiliati superiori, ai quali io appartenevo, risalirono alla Loggia quadrata, dove un’altra parodia accasciante e nauseante cominciò. Un Crocefisso d’ebano era posto in mezzo al Tavolino emiciclare. Al centro della sala, in fondo, un “mannequin” con la tiara in testa e la veste bianca; al lato un tripode, sul quale riposava un libro sormontato da undici candele. Altri due tripodi erano sormontati, ognuno, da altrettante candele: disposti in triangolo rappresentavano in quel modo, a tre, il delta sacro, mentre le 33 candele figuravano i trentatré gradi o gradini della misteriosa scala che mena all’Alta Massoneria.
Un canto orribile si levò allora, e un’atmosfera di demenza agitò la sala. T*** afferrò una accetta; un clamore formidabile risuonò, mentre egli con un colpo vigoroso si scaraventò al collo del “manichino” dove pareva essere racchiuso un cadavere.
A quel colpo la vittima, questo è il nome rituale, gettò un grido stridente, e i suoi occhi uscirono dalle orbite. Un secondo colpo fece ruzzolare la testa per terra. Un silenzio subitaneo succedette a quella specie di delirio. Ciascuno degli Affiliati, uno dopo l’altro, andò a temprare la sua mano nel sangue del decapitato; ma io indietreggiavo spaventata davanti a questo nuovo delitto. Un Affiliato più umano toccò la mia mano con le sue dita sanguinolenti, sussurrandomi all’orecchio: “Coraggio, sorella mia! Se la tua mano non è macchiata come le nostre, la si potrebbe reputare tiepida o complice: ora il nemico della Loggia deve essere il nemico di noi tutti.” Io udii appena, ancora agghiacciata d’orrore. La vittima era veramente viva? O io ero stata lo zimbello di una odiosa fantasmagoria? Ma già la cerimonia seguitava il suo corso e mi trascinava, mio malgrado.
Avevano posto la testa su un piatto d’argento; noi processionalmente passammo alla Camera rossa, destinata, come si è detto, alle prove del sangue: quella testa fu deposta sul delta sacro: è un grande triangolo rovesciato fatto con un trasparente illuminato. Sui muri ci sono spade, sciabole, fioretti, lance lucenti: la camera ne è completamente tappezzata. Sono armi che brandiscono gli Iniziati quando un postulante esita, come me il giorno dell’Affiliazione, a pugnalare l’uno o l’altro “manichino”, pontificale o regale, oppure il cadavere imbalsamato.
E’ proprio il tempio dell’assassinio.
Quindi, lo lasciai con vero sollievo per ritornare giù alla Sala del festino, dove questa volta si poté metterci a tavola dopo esserci lavate le mani. Per conto mio, mi fu impossibile mangiare checchessia, bevetti soltanto un goccio di vino: ero divorata dalla febbre. Alla frutta, lunghi brindisi alla libertà della nazione, alla morte del Papa, all’annientamento del cattolicesimo. E a ogni brindisi, il secondo Grand’Oriente scagliava un pò di vino in faccia al Crocifisso, e, infine, ognuno scagliò contro il Crocifisso metà della coppa, bevendo il resto alla maniera massonica, in piedi e con la mano sul cuore. Il Cristo dislocato, spezzato, cadeva membro a membro dalla croce sulla tovaglia, tra i rimasugli dell’orgia; e ognuno, per disprezzo, si sforzava ancora di ridurre in pezzettini i pezzetti del Cristo caduti sulla tovaglia.
Non bastasse questo, su un’Ostia consacrata furon inflitte delle incisioni, e poi la s’inchiodò, o piuttosto la s’incollò sulla croce di ebano. Certi sozzoni scatarravano anche contro l’Ostia. Finirono poi per gettarla in quell’acqua rossa di sangue, in quell’acqua dove c’eravamo lavate le mani intrise di sangue. Rimasero parecchie altre Ostie, e parve che si aspettasse qualcuno o qualcosa per profanarle. D’improvviso, vennero a bussare alla porta, e dovemmo risalire su, alla Camera del Noviziato, dove avevano preparato altre pietanze e altri vini. Una dozzina di femmine, della più bassa moralità, vere meretrici, truccate e dal linguaggio osceno, aspettavano là.
Come già me n’ero accorta parecchie altre volte, l’orgia, alla Loggia, finiva sempre in lussuria bestiale; e, questa volta, non si risparmiava neppure più la promiscuità di quei porci e di quelle meretrici! Durante quel tempo, l’ho saputo più tardi, quella gente si è divertita a profanare con toccamenti ignobili... le altre Ostie; e aveva finito di inebriarsi in raffinamenti di empietà e di impurità, inconcepibili e impossibili a descrivere.

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“Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia. Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re, e quelli con lui sono chiamati gli eletti e i fedeli.”
Apocalisse XVII, 13
“Partì il primo (angelo) e versò la sua coppa sopra la terra; e scoppiò una piaga dolorosa sugli uomini che recavano il marchio della bestia e si prostravano davanti alla sua statua .”

Apocalisse XVI, 2
“Il quarto (angelo) versò la sua coppa sul sole (...). E gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono il nome di Dio che ha in suo potere tali flagelli, invece di ravvedersi per rendergli omaggio .”
Apocalisse XVI, 9
“Il quinto (angelo) versò la sua coppa sul trono della bestia e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e bestemmiavano il Dio del cielo a causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni.”

Apocalisse XVI, 10

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LA PRESA DI “POSSESSO” DIABOLICA
Era il mese di giugno 1879 quando Garfield mi avvertì che ero chiamata finalmente a rimpiazzare un Iniziato, chiamato Gavagnon, che era morto da poco. La cerimonia doveva aver luogo presto. Gli Iniziati avevan anche l’intenzione di eleggermi a uno dei sei seggi della Tavola emiciclare. Era, tutto in una volta, un bel po’ d’onore; ma anche la prova doveva essere ben più difficile. Garfield volle prepararmi, lui stesso, a tutto. E prima di tutto ci tenne a dirmi solennemente, e per ordine ricevuto, quale era il segreto, il vero segreto supremo, sul quale si basava tutta la potenza della Loggia. “E’ lo Spirito - affermò - rappresentato dal Dragone dalle sette teste”. S’accorse subito che questo principio di catechismo a rovescio esilarava il mio scetticismo assoluto. Incredula per natura e per convinzione, come avrei potuto credere a un potere extra-naturale di uno Spirito celeste o infernale? Non credevo in Dio, non ero davvero per credere poi al Diavolo!
Garfield, cogliendo l’impressione mia sulle mie labbra canzonatorie, non abbandonò il campo; che anzi, deciso questa volta a finirla col mio scetticismo, affrontò la questione in pieno: volle rendermi sensibile la presenza dello Spirito. Lo vidi infatti alzarsi più ieratico e più imponente che mai. Con un gesto mi fece cenno di salire sul palco che chiudeva la Loggia e di rivoltarmi verso di lui.
“Guarda!” - disse allora.
Lentamente depose il cappello e i guanti.Egli era vestito della tunica scarlatta e dell’ampia toga. I Raggi sacri brillarono su la sua fronte; il Sole scintillava sul suo petto. Sprofondò la fronte sul pavimento e incominciò le evocazioni dirette al Dragone, che egli chiamava lo Spirito. Frasi supplichevoli, umili, persino servili. Sette volte ricominciò, sette volte con la fronte toccò la terra. Poi rialzandosi, come esaltato da una forza invisibile, fissò lo sguardo nello spazio. Le sue labbra livide mormorarono parole senza costrutto. Ad un tratto, tutte le luci nella sala s’abbassarono, senza tuttavia lasciare la sala nel buio. Un rumore strano, come di un tuono lontano, riempì la Loggia, e il Dragone, il Dragone di marmo bianco, simile a quello della Loggia degli Affiliati, che io avevo palpato tante volte passando, a poco a poco si animò. I suoi molteplici occhi brillarono di una luce fosca. Le criniere delle teste divennero ondeggianti, il ventre rasentò la terra, la coda si ricurvò sul pavimento... si slanciò sulle trecce di Garfield che pareva volesse dominare quella bestia col suo sguardo magnetico. Finalmente, l’orribile Bestia si arrestò dinanzi al palco, come affascinata dal suo domatore. Garfield le chiese in tedesco:

“L’Affiliata, detta Ninfa della Notte, deve accettare l’onore di essere eletta all’Iniziato?”
“Si”, disse la Bestia. E la parola finì in un sibilo, simile a quello di un enorme serpente.
Garfield riprese: “Ma é capace di sostenere questo grado con onore?”
“Sì”, rispose il Dragone. E questa volta la parola finì in una stridente risata.
Garfield, piegando il ginocchio, parlò per la terza volta, declamando con enfasi questa sorta di preghiera:
“O Tu, che io conosco per l’Essere supremo che governa e inspira le nostre intelligenze e i nostri atti - Tu che rischiari il mio spirito e guidi il mio spirito e guidi il mio braccio - Tu che domini e muovi l’universo, opera della Tua mano - Tu al quale appartiene il Cielo e la Terra, tutti pieni della tua gloria, immagini della tua immensità - Tu, Luce, Forza e Materia - prova qui la tua potenza, che sa, quando lo vuole, sottomettersi gli spiriti e i cuori. O tu, la cui protezione si estende a ciascuno dei Tuoi figli - Tu il nemico del Crocifisso, in nome del quale io maledico Dio e la Trinità, il Cristo e la Vergine Madre, cedi finalmente a colui che possiede il Tuo spirito, che é unum con Te, e che ha il diritto - in nome della Promessa e del Simbolo e del Sacro Deposito - in nome della sua credenza al Tuo dominio su ogni cosa creata, visibile o invisibile - di chiederti e di ottenere quel che Tu sai.”
Seguì una breve evocazione in ebraico, la vera: perché tutto il precedente, in lingua volgare, non era stato detto da lui che per mia...edificazione.
Allora il Dragone, drizzando le sue sette teste, gli occhi delle quali si fissarono in direzioni divergenti, verso i diversi punti della Loggia, gittò un grido lugubre, che l’eco ripeté senza fine, e si fece un dovere di rispondere battendo il suolo con colpi ripetuti. È la più faticosa delle sue comunicazioni. Bisogna, infatti, contare i colpi dati: il numero di essi corrisponde alle differenti lettere dell’alfabeto. Così, tre colpi corrispondono alla C, dieci colpi alla I, venti al T, ecc…
Garfield, a questo modo, decifrò tutto il messaggio che diceva: “Inutile oggi, io la persuaderò da solo”. Poi, a parole interrotte, in lingua italiana: “Vendetta e Odio. O donna, vieni a me!
Cominciai ad ascoltare con più attenzione; ma il Dragone a poco a poco si quietò. Finì per ritornare al suo posto, e ben presto sulla sua base c’era di nuovo soltanto la statua di marmo bianco che c’era prima.
Garfield, stanco assai, riprese anche lui il suo atteggiamento abituale di signore impassibile. Io discesi dal palco e lo felicitai di avermi dato questo curioso spettacolo. Io ero francamente meravigliata, ma non ancora convinta, temendo qualche suggestione dei suoi occhi di fiamma. Se n’accorse e non fiatò. Alcuni giorni dopo, partì per New York, dove restò tre mesi; ritornò per rappresentarmi un’altra commedia, che senza dubbio il Dragone gli aveva suggerito per finire di perdermi. Sembrava essere cotto per una ballerina dell’Opera, chiamata Mina: di essa parlava tutta Parigi. Non la finiva mai di decantarne i talenti, anche davanti a me, nelle sue ormai rare visite, perché quella creatura, a sentirlo, assorbiva tutto il suo tempo.
Ora, io non amavo Garfield, perché non pensavo che a vendicarmi anche di lui, appena lo potessi. Ma la nostra relazione mi solleticava nel mio orgoglio, e sopratutto, non volevo essere detronizzata da quella donna, finché non piacesse a me cedere il posto. Insomma, cadendo in pieno nella rete da lui tesa per vincere il mio capriccio di freddezza, divenni gelosa. Dappertutto, tutto il giorno, mi sembrava aver sotto gli occhi e riconoscere quella odiosissima coppia al Bois, alle corse, al teatro, e detestavo quella mia pretesa rivale con sempre più ferocia. Quella Mina aveva osato sfidarmi; era dunque di troppo. Come sbarazzarmi? Rivolgermi alla Loggia? Impossibile. Al mio spirito si affollavano mille mezzi, ma uno più assurdo e più inescusabile dell’altro.
Ora , un venerdì, che un oratore, salito sul palco, mi aveva particolarmente, stancata alla Loggia, con i suoi ampollosi discorsi, ecco che, girando attorno alla Tavola emiciclare, non lungi dal Dragone, una voce sconosciuta mormorò al mio orecchio: “Odio e Vendetta. O Donna, vieni a me!” Mi rivoltai subito; non c’era nessuno accanto a me. Chi dunque m’aveva parlato così? Fissai per un momento l’Idra: era muta e immobile come una pietra. Però, la mia risoluzione era presa. Decisi di finirla senz’altro: una delle due: o con l’assurda ossessione o con un supremo progetto di vendetta, acuito in me dall’ultimo incidente.
Tornare alla Loggia il giorno dopo, sola, e, faccia a faccia, interrogare, a mia volta, la Sfinge, anche se dovesse divorarmi.Spirito, Bestia, marmo o Dragone tacerà, e io non saprò più che farne di codesto Dio muto. Se, invece, dovesse parlare, porremo le nostre condizioni. Soltanto che mi ci voleva la chiave per entrare nel Tempio rotondo, ma questa chiave la possedevano solo gli Iniziati. Usai un po’ di furberia: a Garfield, che quella sera non avrei certamente veduto, scrissi: “Se la tua bella non assorbirà tutto il Suo tempo questa sera, voglia concedermi qualche minuto, a titolo di beneamata di una volta. Ho una gran voglia di offrirle una cena”.
Accorse! Avevo fatto preparare un gran fuoco nella sala da pranzo: eravamo appena in ottobre. Il calore lo disturbò. Aveva bevuto molto poco ed era già mezzo ubriaco. Lo finì, versando nel suo bicchiere una dose d’oppio. Questo lo atterrò addirittura. Lo feci allora trasportare in una camera da letto, dove lo spogliarono. Dopo, entrai io e mi impadronii della piccola chiave, che io sapevo teneva nascosta in una tasca segreta sotto la camicia. Perfettamente sicura che non si sarebbe svegliato così presto, mi affrettai a recarmi alla Loggia. Finalmente penetrai nella Loggia, accesi due o tre becchi di gas e volsi i miei sguardi dappertutto. Quasi subito i miei sguardi si posarono sul Cristo che sormontava il seggio del Grand’Oriente e ricevetti come uno “choc”. I miei sguardi incerti si posarono da quella croce al Dragone. Restai così sballottata per dieci minuti. Subito mi colpì il pensiero che, se esisteva davvero un ordine soprannaturale, meglio valeva propendere per l’Uomo, sia pur avvilito da un supplizio ignominioso, che per un Mostro, animale interamente. Ma io ero troppo lontana, sotto tutti i punti di vista, dalla Croce e dalle idee di perdono, troppo indegna della santità e anche, mancando il pentimento, della misericordia del Divino Maestro.
Invano, audace e tentando Dio, salivo sul palco e mi rivolgevo al Crocifisso, dopo essermi segnata cinque volte, gridandogli: “Cristo, figlio del Dio vivente, se è vero che la tua potenza è al di sopra di ogni altra, dimostramelo e confondi qui il Dragone che ti sfida”. Ma più che una preghiera, la mia era una intimazione. Sarebbe stato necessario, prima di tutto, umiliarmi, piegare le ginocchia e piangere. Il Cristo restò muto. Allora, folle di rabbia, lo bestemmiai, per la prima volta, di mio impulso. Con frasi furiose lo sfidavo di manifestarsi o di annientarmi: poi, come muta, tutta incespicante, andai a cadere ai piedi del Dragone: ero quasi inanime.
Lo fissai, dapprima incerta; la mia mano lo toccò, come per assicurarmi che lui pure era di marmo insensibile e freddo. Poi, abbassando la testa sino ai suoi piedi, balbettai, in uno spasimo atroce: “Se tu sei il potente, mostralo. Se tu sei il Forte, muoviti!”
Allora, come un fulmine, una delle zampe del bestione si posò sulla mia nuca. Il colpo mi stordì, e gli artigli strapparono la mia carne. I miei capelli s’erano drizzati, e tutto il mio cuore venne meno a quell’improvviso e brutale contatto con un soprannaturale al quale m’ero sempre rifiutata di credere.
Nessun dubbio era più possibile!
Nessuna soperchieria poteva ormai spiegarmi il mistero di quella zampa vellutata, calda e palpitante che mi stava stringendo. Spavento e gioia si disputavano l’anima mia; ma la sofferenza, da principio, fu la più forte. Gridai grazia e pietà, moltiplicando a pezzetti le invocazioni sentite uscire dalla bocca di Garfield.
A poco a poco la Bestia lasciò la presa. Per altri dieci minuti rimasi incapace di muovermi e di parlare. Poi, con un salto mi alzai e fuggii sino sul palco: da quel palco, sforzandomi di dominarlo, osai fissare il Dragone. Scintille scoppiettavano fuori dai suoi innumerevoli occhi, e quella Bestia mostruosa apparve mostruosamente bella: si accordino i due aggettivi come si potrà. Delle sue sette teste, alcune erano di leone, altre di pantera; le une portavano un sol corno, altre due. Il corpo pareva piuttosto di leopardo, zebrato di nero. Le gambe corte, ma robuste, avevano artigli enormi.
“Spirito Supremo - gli gridai dal mio posto - è vero che tu mi chiami al posto al quale mi si vuol nominare?”
“Sì”, disse la Bestia.
“E che debbo fare ora per piacerti?”
“Riconoscerti, con un patto firmato col tuo sangue, per mia soggetta; proclamarmi tuo Supremo Signore, sottometterti in tutto alla mia volontà, abiurare con un atto pubblico la religione nella quale sei nata.”
“E che avrò in cambio?”
Onori e ricchezze.” Poi, con un tono più basso: “Odio e vendetta...”
Trasportata allora dai miei rancori, gli dichiarai: “Sia! Io mi darò a Te, quando avrò una prova della tua potenza, fuori di qui. Accordami due favori ai quali tengo immensamente... voglio vendicarmi della femmina che mi toglie ogni potere su Garfield.” Il Dragone stranamente ridendo: “Mina?.. Sia! Ch’ella muoia. Tu sarai la sola amante di quell’uomo!” Mi avvicinai a lui. La promessa sua aveva rotto il ghiaccio tra noi.. non avevo più paura: “E puoi tu promettermi, in contraccambio di un totale abbandono, qualche cosa ancora? Qualunque siano le unioni, qualunque siano i legami che sarò obbligata ad avere, puoi tu fare in modo che non vi sia interessato il mio cuore e che quindi io viva senza troppo soffrire di questa mancanza di amore umano?”
“Io te lo prometto.. lo posso e lo voglio!”
La bestia ridiventò immobile. Sfinita, mi gettai su una poltrona. Un’ora dopo uscivo dalla Loggia senza essere veduta. Sette giorni dopo, Mina cadde per la strada, per una mancanza cardiaca, dietro le ruote d’una vettura, ch’era lì lì per investirla.
Ad una ad una sul mio collo scomparvero le cicatrici delle unghie della Bestia; e non solamente la Bestia aveva esaudito, riguardo a Mina, il mio voto inumano, ma sopratutto, e per me era una specie di rivelazione e di attestato di complicità superiore, aveva tenuto nascosto a Garfield il nostro drammatico colloquio. Una sera, sola, avendo riflettuto bene e ben cosciente di tale alleanza infernale, firmai e sigillai il “patto” segreto.
***
“Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone”.
Apocalisse XIII, 1

“Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande”.
Apocalisse, XIII,2
“Allora la terra intera, presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: ‘Chi è simile alla bestia e chi può combattere contro di essa?’”
Apocalisse XIII, 3
“Per mezzo di questi prodigi (...), sedusse gli abitanti della terra.”
Apocalisse XIII, 14
Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?Ed egli disse loro: Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera”.
Marco IX, 29
“Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia.”
Apocalisse XIII, 15
“Il Signore da principio creò l'uomo e lo lasciò in balìa del proprio volere. (...). Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà”.
SiracideXV, 14
“Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni perché è stata messa nelle mie mani e io la darò a chi voglio. Se ti prostri davanti a me, tutto sarà tuo”.
LucaIV, 6

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L’INIZIAZIONE MASSONICA
Là, mi dissero che dovevo subire le prove per l’iniziazione non a Parigi, ma a Ville-d’Avray, dove la Loggia aveva fatto acquisto di un nuovo locale, specialmente arredato per questo genere di cerimonia. Dopo esser stata rinchiusa e lasciata per sette giorni in una cella buia, a pane e acqua, superata la prova, dopo alcune settimane ha luogo il rito d’iniziazione che culmina con la seguente cerimonia: Lentamente mi diressi verso il Mostro dalle sette teste e mi inginocchiai davanti a lui. Garfield, accompagnato da Thiénet e da Grévy, venne da me e m’interrogò con solennità:

“A quale religione appartiene lei?”
“A nessuna.”
“In quale religione lei è nata?”
“Nella religione cattolica.”
“Rinuncia lei alle credenze di questa religione?” “Non ci ho mai creduto.”
Mi presentarono un crocifisso abbastanza fragile. “Lo spezzi, se lei crede questo segno assurdo!” Lo feci senza esitare, e gettai i pezzetti per terra nella sala.
Portarono al Grand’Oriente un catino pieno di acqua rossa di sangue. Si prostrò fino a terra, recitò parecchie formule latine con cui pretendeva cancellare dalla mia anima il carattere e la sozzura del battesimo, e mentre i suoi due assistenti prendevano ognuno un lembo della mia toga, Garfield mi versò, con un piccolo boccale, alcune gocce di quel liquido sulla testa, dicendo: “Che lo Spirito Supremo, che ci governa, lavi, col suo potere infinito, la macchia impressa sulla tua fronte e che ti ha resa la schiava del più vile signore. (......). Che tutto in te sia di Lui, persino il tuo stesso essere, affinché tu non viva più che della sua propria esistenza.”
Il Grand’Oriente si prostrò a sua volta davanti al Dragone, si alzò grondante di sudore e, con ogni sorta di istanze, supplicò ancora una volta lo Spirito di apparire. Quasi un’ora trascorse in questa supplicazione accanita, lenta, lugubre e tuttavia straziante come un mistero antico. Ad un tratto gettai un grido. Afferrata, sollevata da una forza invisibile, sarei precipitata nel vuoto, ma lo Spirito mi sosteneva nello spazio, mentre alle mie orecchie risuonava la voce, ritrovata, di Colui che d’or in poi era il mio Beneamato. Che minuto straordinario! Tuttavia, lo Spirito mi aveva riposto dolcemente a terra coprendomi con le sue ali, in modo tale che di me non si vedeva che la testa e un lembo fluttuante della mia veste, e mi ritrovai in piedi, di faccia al “mannequin” coperto dalla tiara.  Lo Spirito mi fece, lui stesso, scoronare quel simulacro, poi, armandomi di un arco, mi aiutò a trapassare con una freccia il suo petto. Spingendomi sempre, arrivai al “manichino” reale, gli tolsi il diadema e ne stritolai ad una ad una le gemme, come faceva Mazzini nel suo grande ritratto in piedi nella Grande Loggia ottomana. Gli spezzai lo scettro sulle spalle e con un pugnale gli trapassai il cuore. Come si vede, avevo fatto grandi progressi in questa scuola del delitto che è l’Alta Massoneria e non provavo più né noia né ripugnanza a piegarmi a queste cerimonie brutali, e neppure a quella avversione istintiva della sensibilità così naturale alle donne. Agivo in una specie di incoscienza.
Quanto all’assistenza, essa era beante di sorpresa! Secondo il cerimoniale, il Gran Maestro deve accompagnare e guidare l’Iniziato attraverso quel rituale complicato; invece, con me, lo Spirito stesso volle servire da Iniziatore. Egli stesso mi presentò ancora un largo catino pieno di sangue, mi ci fece temprare le mani e mi condusse al centro della Loggia, dove recitai la formula destinata a suggellare l’ammissione. Poi, rovesciandomi la testa all’indietro, mi soffiò nella bocca, e mi sentii come animata da un fuoco vivo che divorò tutto il mio essere, infondendo al mio debole corpo una forza che mi rinnovellava tutta quanta.
Posseduta!...Ahimè! Questa volta io ero proprio letteralmente e interamente posseduta dal Maledetto!
Sul registro scrissero il mio nome, la mia età, i principali servizi resi durante la mia Affiliazione, la data della mia Iniziazione. Vi apposi sotto la mia firma, il Grand’Oriente, la sua. I sei Cavalieri dell’Asia e i sei Iniziati firmarono dopo, e fu sigillato del sigillo della Bestia. Quanto al foglio di carta, vidi che era disegnato con differenti segni massonici. Mi fecero una piccola incisione all’indice della mano destra, vi applicarono un minuscolo cachet portante il segno del Dragone; poi, con la penna intinta nel mio sangue, ripassai sopra, uno a uno, i segni tracciati sul foglio, come fosse un modello, e firmai col mio sangue il mio nome.
Quei segni volevano dire: “Io rinnego la Trinità, il Sacrificio della Croce, la Religione Cattolica, e il Dio uno. Rinnego tutti i misteri non rivelati dallo Spirito, ogni opera che non emana da lui. Io mi abbandono a lui tutta intera, liberamente, corpo e anima. Io lo prego di possedere la mia intelligenza, la mia volontà, la mia memoria come suo esclusivo dominio.”
Quando la cerimonia ebbe fine, io incominciai a sentire la stanchezza.

L’INFEDELTA’ DELL’ELETTA
Morto Garfield, sostituito nella sua carica di Grand’Oriente dal presidente della Repubblica francese Grévy, iniziano in Loggia scontri tra fazioni rivali che seminano rancori personali e anarchia, minando la struttura di potere gerarchico della Loggia stessa. Fu allora che si cominciò, nella Loggia, a far parlare le tavole rotonde, tanto che questo era venuto di gran moda. La scrittura automatica e tutte le altre evocazioni dello spiritismo ci divennero familiari. In una seduta, nella quale sembrava si dovessero al Dragone particolari azioni di grazia, un prete, sciagurato, Don Mazati, salì all’altare alle due del mattino. I vasi sacri, caduti in potere della Loggia dall’epoca dei saccheggi nel 1793, erano disposti su un altare munito delle reliquie regolamentari. Gli Iniziati assistevano alla cerimonia, e il celebrante si applicava a far tutto secondo i riti. Consacrò una pisside piena di ostie. Poi, detta la messa, buttò via gli ornamenti sacerdotali e si mise a tavola. Le Ostie venivano mischiate sdegnosamente con le salse, buttate sulle macchie del vino. Thiénet, un giorno, ne gettò una a un cane, in un boccone di carne. Grévy si divertiva ritagliarci disegni osceni. Don Mazati le crivellava con un temperino. Altri le profanavano con toccamenti ignobili, e alla fine dell’orgia, quando erano introdotte le meretrici, facevano consumare a queste le particelle ancora riconoscibili.
Sacrilegi che lo Spirito approvava e gradiva visibilmente!
Or, egli (Don Mazati) evocava il Dragone non secondo i nostri riti, ma in nome della Santissima Trinità, e, ogni volta, lo Spirito immediatamente si arrendeva a tale scongiuro. Per cui parecchi Iniziati finirono per adottare anche loro tale formula, come più efficace e più comoda delle nostre, malgrado il cattivo umore in cui tale formula gettava sempre lo Spirito. Quanto al prete, usava e abusava di quella onnipotenza manifesta sullo Spirito stesso.
Lo stato d’anarchia, l’egoismo, l’invidia e la degenerazione che ben presto si rafforza in Loggia destabilizza e indebolisce la posizione di Clotilde, che inizia, tra l’altro, a provare i suoi primi rimorsi e a manifestare le sue prime perplessità.
Per evitarmi attese e rifiuti che mi seccavano, avevo adottato una formula, più breve e quasi meccanica, di evocazione. Dispiaceva, lo so, allo Spirito; ma per me era la rivincita dei colpi che m’aveva dato. Si ricordi che Don Mazati scongiurava lui, il Dragone, senz’altra cerimonia, nel nome della Santa Trinità. Quando la Bestia tardava troppo a rispondere con le altre formule, avevo veduto anche il Grand’Oriente, spinto all’estremo, operare allo stesso modo. Lo faceva in ebraico, in modo che nessuno degli Affiliati presenti potessero sospettare il senso delle parole. Questo passava soltanto per un rito segreto, intorno al quale era proibito, anche agli Iniziati, di informarsi gli uni gli altri, e che bisognava accettare e seguire ciecamente.
***
Era la notte del giovedì al venerdì. Ero sola nella Loggia. Durante due ore, orologio alla mano, mi estenuai in scongiuri diversi. Allora annoiata, l’invocai un’altra volta: “In nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo...”. Immediatamente mi apparve, contratto e scontento. Gli chiesi di dirmi perché non obbediva con puntualità che a questo scongiuro: “Perché - mi disse con un tono seccato - essa è di uso sin dal principio”. Allora, volli tentare un colpo, intimandogli per capriccio, per vedere l’effetto:
“Ora, in nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, ritirati. Vattene!”
Si ribellò con un ghigno spaventoso: “Rinviato, sia!.... ma non da te! Tu mi appartieni. Io posso venire, non posso essere cacciato da me stesso.”
S’impadronì rumorosamente di me con una violenza inaudita: corpo, spirito, volontà. E tutte le sue suggestioni mi s’imposero in un subito. Per dargli soddisfazione, scientemente, se non proprio volontariamente, abbracciai il male, maledii il bene. Abiurai ogni personalità mia, per l’orgoglio di essere Sovrana Amante di questo Spirito delle Tenebre. E quando in fine consentì a ridarmi l’uso e la libertà del mio spirito, con una grazia migliore rispose alle mie questioni, tanto più che seppi non spingere, troppo oltre il mio interrogatorio: “Questa espulsione dei religiosi, alla quale lavoriamo ora con tanto ardore, l’otterremo?” “Si”. “Presto?”
“Lo credo, ma non vi frutterà quel che voi pensate.”
“Cioè? Che forse sostieni i religiosi e le religiose e i loro difensori?”...
“Al contrario, li schiaccerei tutti, se ne avessi il potere!”
“Come, il potere? Non sei tu l’Essere Supremo? O esiste, al di sopra di te, un Principe Superiore, più potente ancora?

Si rotolò rugghiando ai miei piedi, piuttosto che articolare una parola. Una sola parola uscì finalmente dalla sua gola in fuoco, e non aveva relazione di senso né di tono con la mia questione. Non era una risposta, ma un grido, un nome, che io non seppi comprendere: “Beelzebub!”
“Perché - risposi io senza pietà - non mi rispondi? Perché lasciarci senza luce, noi, tuoi fedeli e tuoi eletti, quando un miserabile prete, quale quel don Mazati, ti costringe a parlare, nel suo latino di cucina, con l’aiuto di una banale formula cattolica, alla quale lui stesso non crede più?” Il Dragone, ancora una volta, non mi rispose che con urli atroci e di nuovo mi gettò selvaggiamente a terra, poi sollevandomi da terra mi sollevò abbastanza in alto per poi lasciarmi ricadere con tale e tanta brutalità che dovetti averne fracassate tutte le membra.

***

“Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada, ma che si era riavuta.”
Apocalisse XIII, 11
“Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime con forma umana fluttuavano nell'incendio portati dalle fiamme (...) tra grida e gemiti di dolore e di disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura”.
Visione dell'inferno (ai tre pastorelli di Fatima)
“Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo”.
Apocalisse XIX, 19
***
ESITAZIONI E TERRORI
Io mi ostinai, un po' per paura, un po' per spacconata a non entrar più nella Loggia se non accompagnata, e a non invocare più il Dragone. Ma io sentivo ormai a ogni momento attorno a me sbuffare la sua collera. Lo spavento mi strinse il cuore durante alcune notti. Fui ridotta in uno stato orribile.
Me ne servii per motivare presso il Consiglio la mia assenza alla maggior parte delle sedute: ma la situazione non poteva andare avanti a lungo. Io stessa temevo che il Dragone, profittando della mia assenza, avvertisse gli Iniziati e chiedesse la mia punizione, e sapevo bene che quella gente avrebbe trovato mille modi per procurarmi la morte.
Pensai a quella Potenza Superiore, che comandava anche al nostro preteso Spirito Supremo, come il Destino un tempo agli Immortali. E la tentazione mi veniva di pregare quel Dio sconosciuto. Ma non osavo: me ne sentivo indegna; ma già sordamente speravo potere un giorno osare; e questo vago sentimento di un sovrano ricorso arrestò la mia mano.

LA CADUTA
La ribellione di Clotilde causa il suo allontanamento dalla sua posizione di Ispirata e dalla Loggia; la sua infedeltà viene punita. Sotto pena di morte, ricevetti il mandato di partire immediatamente per Grenoble, dove dovevo attendere gli ordini, in una casa di… convegno, per non dire di tolleranza, dove d’ora in avanti dovevo avere la mia residenza obbligata fin che lo Spirito, soddisfatto della giusta riparazione che gli dovevo, non m’avesse richiamata e ristabilita nelle mie alte funzioni: accettai fremendo di rabbia.
L’accoglienza che mi fecero laggiù finì di piegarmi a subire, il più pazientemente possibile, questa vergognosa penitenza. Questo sporco stabilimento ostentava un certo decoro esteriore, a uso dell’alta borghesia e degli alti funzionari. Non era proprio l’ignobile casino pubblico. Reclusa, senza dubbio, e sotto buona scorta, il padrone, che era uno dei nostri Affiliati, aveva ricevuto l’ordine di trattarmi con tutti i riguardi compatibili con il compimento della mia disgustosa missione. Che caduta! Sì, non m’avevano mai dispensata da un delitto, certo; ma, almeno, mi avevano risparmiato il più possibile le bassezze.

IL CHIOSTRO
Terminato il suo “incarico” presso la casa di tolleranza, a Clotilde viene ordinato di trasferirsi in un’altra località. Il timore di trovarsi, ormai, di fronte alla sua punizione esemplare, la fa fuggire e ritirarsi in un convento. Qui, ha inizio la sua conversione.
Le mie amare riflessioni datavano dal giorno in cui il demonio aveva dovuto confessarsi impotente davanti l’evocazione: in nome della Santissima Trinità! Per molto tempo chiusa a ogni fede nel soprannaturale, ne avevo dapprima scoperto uno, e ora mi era necessario ammetterne due: quello del cattolicesimo e quello della Bestia, che mi confessò, però, che il Dio del mio battesimo le era superiore. E bisognava essere cieca per non concluderne che non le era superiore soltanto in potenza, ma anche in bontà, in luce e in divina perfezione.
Io scoprivo così, poco a poco, che quel falso Spirito Supremo non era mai stato altro che il dio delle mie passioni e del mio appetito di cieche vendette. Dio non può essere l’Odio e la Menzogna. Io cominciavo ad aspirare, piano piano, oh! da ben lontano, alla Verità e all’Amore! Molto tempo ancora esitai, da miserabile peccatrice, senza forza per il bene. Professa in satanismo, come ero lontana tuttavia d’aver percorso tutti i gradi della gerarchia della quale credevo aver calpestato le sommità! Ma forse non avrei mai avuto il coraggio di scuotere il giogo, se un avvenimento, nuovo e imprevisto nella mia vita, non fosse venuto a costringermi a una decisione.
Mi accorsi di essere incinta. Ora, ritornarmene a Parigi con tale fardello non mi passava neppure per l’anticamera del cervello! Io prevedevo troppo le sghignazzate infami della Loggia, le manovre abortive, la creatura annegata, per servire di prova per qualche candidato, e disseccata da quegli atroci provveditori di sangue e di carne umana per il Moloch di marmo del Tempio rotondo! Giammai! Un coraggio insorse in me, un coraggio del quale certamente sarei stata incapace per la difesa e il riscatto della mia anima, troppo insozzata e indegna del perdono. In favore dell’innocente, la cui nascita sarebbe già marcata da sufficienti segni di disgrazia, un’anima novella, un’anima di madre mi rialzava su un piano meno disonorato. A qualunque costo, strapperò il mio bambino a questo fango e a questa morte senza speranza!
Io evaderò da questa prigione di delitti, che è la Massoneria, e andrò verso la penitenza e la redenzione. Io non temo più né la Loggia, né il Dragone. Io ho trovato nel mio cuore, aldilà dei miei più cocenti rimorsi, aldilà di quella specie di orrore sacro che adesso mi ispirano i miei delitti, ho trovato nel mio cuore un’altra pace che sorpassa ogni dolcezza e calma ogni inquietudine.
Non che ignori la potenza dell’avversario o la malizia dei suoi settari, ma, nel vero Libro sacro, ho imparato a conoscere la Bestia che mi ha sedotta per tanto tempo e che mi ha poi terrorizzata: si chiama Satana! Ei fu l’antico serpente e resta l’insterminabile demonio.
Suscitò la Bestia idolatra che regnò sulla Città dai sette colli, e poi quest’altra Bestia delle eresie cristiane che si prevalgono della somiglianza con l’Agnello per fare adorare il falso Dio delle Gnosi e del Talmud. Per turno, sin dalle origini, combattono gli adoratori del Verbo incarnato. E la Massoneria contemporanea li riunisce come in una sola reincarnazione di questo perpetuo Anticristo drizzato contro la Chiesa di Dio.
Ma Lucifero stesso è impotente contro coloro che, armati del segno della Croce, non si sottomettono volontariamente al suo impero.
Non può nulla se non per noi e per le nostre colpe! Il suo nascondiglio, però, venne scoperto dalla Loggia, che mandò al convento un finto giardiniere che si fece riconoscere da Clotilde come Affiliato alla Loggia. Clotilde, allora, si rivolge a lui con queste parole: “Sì, riditelo a quelli che vi han mandato. Io ho scritto tutto quel che concerne la mia vita in mezzo a voi, e ne esistono copie, di qua e di là, in luoghi sicuri e nelle mani delle autorità ecclesiastiche. Ce n’é abbastanza perché il segreto di codesti Signori sia sventato e questo ben valga la pena di esserne morta... E io offrirò a Dio la mia vita, perché si degni suscitare cristiani capaci di profittare dell’avviso e di spezzare cotesta tirannia!”
La Bersone venne strappata dalla portineria delle Suore, ove prestava servizio, dal finto giardiniere che la portò in Loggia, ove venne crocifissa!
*****
“Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo”.
Apocalisse XIX, 19


APPENDICE 1: Brevi considerazioni storiche

Alla lettura di quest’opera si può essere colti da stupore, incredulità o scetticismo; il racconto potrà, talvolta, sembrare irreale; certi riferimenti a personaggi storici potrebbero essere giudicati pura invenzione; le crudeltà e le nefandezze descritte si può essere indotti a considerarle frutto di una fervida fantasia, mentre le esperienze personali della Bersone, attinenti alla realtà satanica, potrebbero suscitare quel misto di scetticismo e di ilarità che può derivare da una totale estraneità o da una radicata e accorta avversione per ogni fenomeno o manifestazione di natura demoniaca.
In altre parole, si può essere tentati di minimizzare o addirittura negare il valore e il carattere di testimonianza delle “Memorie” dalle quali quest’opera é stata tratta. A questo punto, perciò, riteniamo opportuno considerare i seguenti fatti storici:

Lord Palmerston, Primo Ministro inglese del secolo scorso e Gran Maestro della Massoneria di Rito Scozzese, dalla quale dipende oggi la Loggia P2, fu colui il quale causò e scatenò le due guerre dell’oppio contro la Cina, che provocarono, intenzionalmente, un aumento vertiginoso del traffico mondiale di droga e permisero il rafforzamento di quella struttura politico-finanziaria e commerciale che ancor oggi domina e controlla un’organizzazione criminale che semina devastazione e morte in tutti i continenti.



Carlo Marx, cofondatore e ideologo del movimento comunista, fu massone e satanista. Iniziato alla Loggia Apollo di Colonia, divenne profondamente antireligioso sino a manifestare apertamente, nelle sue opere, la sua totale adesione al credo satanista. Le persecuzioni, le fosse comuni, l’opera di distruzione e il genocidio perpetrati nei confronti di intere popolazioni in nome dell’ideologia comunista, non rappresentano una “deviazione” dal pensiero di Carlo Marx se si pensa che, in una sua opera, egli esclama: “Se vi é qualcosa che possa distruggere, vi piomberò dentro, anche se porterò il mondo nella rovina.(...). Abbracciandomi il mondo perirà in silenzio e sprofonderà nell’estremo nulla. Perire, senza esistenza: questo sarebbe realmente vivere.” ... Le conseguenze del suo pensiero e delle sue teorie sono, oggi, sotto gli occhi di tutti!

Adolf Hitler, al pari del suo ristretto circolo di fedelissimi, ai quali siamo soliti associare le atrocità e le nefandezze più disumane, era un massone, membro della Società di Thule, Loggia massonica di Monaco del Germanen Orden, e Sezione Tedesca dell’Ordine massonico inglese dell’Alba D’Oro,10 che annoverava tra i suoi fondatori il massone Aleister Crowley, che ebbe influenza su Hitler prima che diventasse il Führer 11 e che, inoltre, viene universalmente riconosciuto come il fondatore del movimento satanista contemporaneo.


Il massone e satanista Aleister Crowley, nella sua autobiografia dal titolo “La Grande Bestia”, afferma che l’atto più satanico che si possa compiere consiste nel sacrificio di un essere umano, in particolar modo quello di un bambino in tenera età, poiché innocente e senza macchia alcuna. In una nota di questo libro, Crowley si compiaceva nel constatare che lui e il suo gruppo, nel periodo compreso tra il 1912 e il 1928, riuscivano a “consumare” ogni anno, per la celebrazione dei loro riti, ben 150 di queste vittime indifese e innocenti!

Sua Altezza Reale Filippo duca di Edimburgo, marito della Regina Elisabetta II, presidente internazionale del WWF e massone, in passato destinato a ricoprire la carica di Gran Maestro della Gran Loggia Madre della Gran Bretagna, ha espresso il suo satanico disprezzo per l’umanità con la sua affermazione tristemente famosa: “Nel caso che io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione”; ed in seguito, durante una conferenza, dopo aver auspicato un ritorno ai culti pagani di un tempo, ha accusato la tradizione cristiana di aver “allontanato la gente dall’adorazione pagana dei fenomeni naturali”.




Aurelio Peccei, massone, ed ex presidente del Club di Roma, dopo aver sparso ai quattro venti il suo concetto dell’uomo quale “refuso”, “fenomeno deviante”, “cancro”,“verme su una carogna” e “mostro”, si è scagliato con veemenza contro il concetto cristiano di “essere fatto a immagine e somiglianza di Dio”. Dopo aver auspicato, in un’intervista rilasciata negli USA nel 1974, il ritorno al cannibalismo, quale soluzione al problema della fame nel mondo, giunge a preconizzare, per l’anno 2000, l’eccesso di due miliardi di esseri umani il cui destino é solo quello di essere eliminati!
  
Licio Gelli, Gran Maestro della massonica Loggia P2, che dipende dalla Gran Loggia di Londra, iniziò la sua carriera come torturatore, al tempo della Repubblica di Salò.

Il già presidente degli USA, George Bush, 33° grado della Massoneria di Rito Scozzese, come suo padre Prescott, prima di lui, é stato membro della potente e segretissima sètta satanica “Skull and Bones” (Teschio e Tibbie) dell’Università di Yale, fondata nel 1832 e controllata dalle più potenti famiglie d’America. L’appartenenza a questa Società consente ai suoi membri di accedere ai più alti gradi della Massoneria, alle dipendenze della Grande Loggia di Londra. L’importanza di questa piccola ma potente società segreta può essere compresa se si pensa che, nel 1917, l’intero Capitolo di Skull and Bones, incluso il padre del presidente Bush, costituì il nucleo dirigente di quel centro finanziario, conosciuto col nome di “120 Brodway”, che, prima, finanziò e mantenne al potere il regime bolscevico in Russia, e poi finanziò e portò al potere il regime nazista in Germania.
Con questi antecedenti, non stupisce la scoperta degli accordi stipulati in passato tra George Bush ed alcuni esponenti del governo iraniano, sfociati poi nello scandalo dell’Irangate; questi accordi sono stati facilitati dal fatto che Khomeini, i suoi parenti posti in posizioni chiave del governo, gran parte dei suoi ministri, il Procuratore Generale del Tribunale Islamico, il Capo dello Stato Maggiore, il Comandante dell’esercito e il Capo della Polizia Segreta sono, o sono stati, membri della Grande Loggia dell’Iran, che, apertamente, manifesta la sua dipendenza dalla Grande Loggia di Londra.

– Negli Stati Uniti, secondo il veterano della Los Angeles Field Division dell’FBI, Ted Gunderson, decine di migliaia di bambini e adolescenti scompaiono dalle loro case ogni anno, e molti di essi vengono usati per omicidi rituali e riti satanici. Sulle sparizioni dei bambini, Gunderson dice: “L’Fbi non ha nessun dato sui bambini scomparsi. Durante le mie indagini, ho scoperto che esistono organizzazioni che rapiscono i bambini per poi utilizzarli per sacrifici umani durante feste sataniche. Questi fatti coinvolgono, ai più alti livelli politici, avvocati, giudici, gente di potere. Ho quattro testimonianze, particolareggiate, di tre detenuti coinvolti in rituali satanici e una di un sacerdote dello Utah, che mi hanno confermato l’esistenza di cinquanta-sessantamila casi annuali di sacrifici umani. (...). Sono stati ritrovati numerosi cimiteri, in tutto il paese, con decine di cadaveri non identificati e nessuno ha indagato a fondo. (...). Ho raccolto testimonianze di bambini di otto, nove anni. Avevano disegnato cose orribili: gente, fuoco, un bambino nel fuoco, feticci satanici, bambini torturati. Come può un bambino immaginare cose simili se non le ha vissute? (Le autorità non intervengono) perché manca la volontà politica, la legge é carente e, in più, questi gruppi godono di protezioni ad alto livello. (...). Non sarebbe così difficile intervenire. (...). Nel caso “McMartin”, ad esempio, ci sono 460 testimonianze rilasciate alla polizia di Manhattan Beach su riti sessuali, violenze e sacrifici (umani). Come si fa a credere che 460 persone stiano dichiarando il falso?”

Il recente “Scandalo del Nebraska”, scoppiato a seguito del crollo della Banca americana Franklin Community Federal Credit Union di Omaha, Nebraska, ha portato alla luce una vasta e lurida organizzazione che rapiva bambini e adolescenti per soddisfare, su scala nazionale, le richieste dei circoli pedofili e di quelli che praticano omicidi rituali e riti satanici. Questo scandalo, che coinvolge i vertici del Partito Repubblicano americano e che chiama in causa lo stesso presidente “massone” George Bush, esplode in tutto il suo orrore satanico quando si ascolta il racconto di uno dei principali testimoni, Paul Bonacci:

“Sono stato testimone del sacrificio umano di un bambino di pochi mesi. Era la ricorrenza del tempo della nascita di Cristo, e in questo rituale annuale, tutti cantavano per pervertire il sangue di Cristo. Con un pugnale uccisero e fecero a pezzi il bambino; riempirono, poi, una coppa col suo sangue mescolandola ad urina e ci obbligarono a bere dalla coppa mentre loro cantavano: ‘Satana é il Signore, Lucifero il nostro Re; Regno delle tenebre vieni e conferisci il potere ai tuoi schiavi’. Poi, tutti ricominciarono a cantare canzoni strane e fui preso dal terrore”.

– Non si può dimenticare, infine, che attualmente ogni anno, in Inghilterra, scompaiono migliaia di bambini in tenerissima età senza lasciare alcuna traccia e senza che per essi venga chiesto alcun riscatto; secondo l’Istituto Childwatch britannico (un’associazione nazionale inglese a difesa dei minori), questi innocenti, nella maggior parte dei casi, vengono usati come vittime durante la celebrazione di riti satanici.
Il 19 gennaio 1989, dalla presidente della Childwatch, Dianne Core, durante il suo intervento a Roma, alla Conferenza di fondazione del “Tribunale Internazionale Martin Luther King”, abbiamo appreso:

“In aprile (1989 in Inghilterra) inizia un processo per violenze ad una ragazza di cui voglio parlare perché la conosco bene. Fu violentata da quando era piccola fino all’età di 15 anni. Quando raggiunse la fecondità, fu messa incinta otto volte; ogni volta fu fatta abortire al quarto mese e i feti furono messi nel congelatore, quindi mangiati in una cena satanica a cui lei fu obbligata a partecipare”.
In seguito, Dianne Core esclama: “Accuso anche i gruppi Massonici, che si sono venduti al diavolo. Ecco perché è così difficile per noi scoprire tutta la verità su chi violenta i bambini. Molti di essi (massoni) sono corrotti e protetti dai vertici dell’organizzazione”.

“La religione massonica, per noi tutti, Iniziati negli alti gradi, deve essere mantenuta nella purezza della dottrina luciferiana”
Albert Pike," Pontefice" della Massoneria Universale
“Dio maledetto, il primo dovere dell'uomo intelligente e libero è di cacciarti dal suo spirito e dalla sua coscienza (...). Dio è stoltezza e viltà; Dio è ipocrisia e menzogna; Dio è tirannia e miseria; Dio è il male! Vieni Satana! vieni, il calunniato dai preti e dai re! che io t'abbracci e ti stringa al mio cuore. E’ lungo il tempo che io ti conosco e che tu conosci me!”
il "massone" Proudhon
Bisogna mentire come un demonio, non timidamente e solo di sfuggita, ma arditamente e sempre”.
“La religione cristiana è una religione infame, un rito abominevole, un mostro che deve essere pugnalato da cento mani invisibili. Schiacciamo, schiacciate l'infame!”
il “massone” Voltaire
“Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioè l'annichilimento completo del cattolicesimo e perfino della stessa idea cristiana!”
“Noi abbiamo intrapresa la corruzione in grande (...), la corruzione che deve condurci al seppellimento della Chiesa.”

Nubius, Capo d'azione Politica della Massoneria Universale

APPENDICE 2: Apparizioni di Satana nelle logge

Pochi anni dopo la scomparsa della Bersone si verificarono, in Francia, casi clamorosi di apparizioni di Satana nelle logge massoniche. Ne citiamo alcuni:

– “A un pranzo presso il duca di Frontignan, all'abate Girod, che metteva in ridicolo tutta la teoria delle apparizioni sataniche, il duca sbottò: ‘Io vi dico che l'ho veduto, il Dio del male, il principe della desolazione; e aggiungo che io posso farvelo vedere!’. L'abate vi si rifiutò sulle prime, ma poi, vinto, accettò! Bendato, venne condotto, in carrozza, fino al luogo delle apparizioni. Tutto ad un tratto, oltre al fremito di carne nuda sul pavimento cerato, sentì la voce di molti uomini che parevano immersi in qualche orribile estasi; queste voci dicevano: ‘Padre e creatore di ogni peccato e di ogni delitto; principe e re di ogni angoscia e di ogni disperazione, vieni a noi, noi ti imploriamo!’ L'abate si strappò il fazzoletto che gli bendava gli occhi. Dodici uomini di ogni età, tutti in tenuta di gala e appartenenti al miglior mondo, erano tutti prostrati sul pavimento con le mani unite. Essi abbracciavano il pavimento; i loro volti, illuminati da estasi infernale, erano mezzo contratti, come se soffrissero, mezzo sorridenti, come se nuotassero nella gioia di un trionfo. Il freddo aumentò all'improvviso, e l'abate sentì la presenza di un nuovo venuto nell'appartamento. Levando i suoi occhi dai dodici uomini prostrati, che non cessavano le loro bestemmie, l'abate si guardò intorno e scoprì il nuovo venuto: un Tredicesimo, che pareva venuto dall'aria, sotto i sui occhi. Era costui un giovane di una ventina d'anni, di alta statura, imberbe come un giovinetto Augusto; i suoi lunghi e biondi capelli gli cadevano sopra le spalle come quelli di una giovinetta. Le sue gote erano rosee e come animate dall'ebbrezza o dal piacere; ma il suo sguardo era di una tristezza infinita, di una disperazione profonda. L'abate era preso da un terrore mortale; la mano destra si alzò goffamente e, quasi meccanicamente, tracciò un segno di croce sopra il petto.
La visione scomparve! I dodici adoratori tacquero e restarono distesi gli uni presso gli altri, come intirizziti e presi da debolezza. Dopo poco, si levarono titubanti e tremanti, guardando l'abate che, pure lui, si sentiva privo di forze.
Si direbbe che il Tredicesimo, si bello, intelligente, sì orgoglioso, melanconico e sì pieno di disperazione, fosse lo stesso personaggio che le logge conoscono sotto il nome d'Hiram, e che la Rivelazione divina chiama Satana, Lucifero, l'Angelo decaduto della luce”.

– “Un ufficiale francese, giovane e affiliato alla frammassoneria, stava per pronunciare i suoi ultimi giuramenti e ricevere l'ultima iniziazione in una retro-loggia. I fratelli erano adunati per la lugubre cerimonia quando, tutto ad un tratto, sotto forma umana, apparve il demonio! A quella vista, il giovane è sconvolto, e dice a se stesso: Poiché il demonio esiste, deve pure esistere Iddio! Il pensiero della giustizia divina si presenta contemporaneamente al suo spirito spaventato. Egli si convertì, abbandonò la milizia ed entrò in un Ordine religioso; fu ordinato sacerdote e consacrò lunghi anni nelle missioni straniere. Fu egli stesso a raccontare l'accaduto al R. P. Giordano de la Passardière, superiore degli Oratori di S. Filippo Neri”.

– “Predicando a Lione, il P. Alessandro Vincenzo Jandel, poi Maestro Generale dell'Ordine dei Domenicani, insegnò ai fedeli la virtù del segno della croce. Nell'uscire dalla Cattedrale, venne accostato da un uomo che si professava massone e, quindi, incredulo; sfidato a provare la potenza del segno della croce, il massone esclamò: ‘Tutte le sere ci riuniamo (...) e il demonio viene, egli stesso, a presiedere all'adunanza. Venite con me stasera; ci fermeremo alla porta della sala; farete il segno della croce sull'adunanza, e vedrò se quello che avete detto è verità’!
Chiesto consiglio all'Arcivescovo e al suo gruppo di teologi, padre Jandel decise di accettare! La sera del giorno stabilito, andò col massone all'adunanza. Nulla avrebbe dato a conoscere che fosse religioso, poiché indossava abiti secolari; portava, però, nascosta, una grossa croce. Insieme si recarono in una gran sala, ammobiliata con gran lusso, ma P. Jandel si fermò sulla porta... A poco a poco, la sala fu piena; tutte le sedie erano occupate, quando, d'un tratto, il demonio apparve in forma umana. Trasse, allora, subito dal petto il crocifisso che teneva nascosto e con tutte e due le mani lo alzò, formando sull'adunanza il segno della croce.
Lo scoppio d'un fulmine non avrebbe avuto effetti più inaspettati, più subitanei, più strepitosi! I lumi si spensero, le sedie si rovesciarono tutte le une sulle altre, gli intervenuti scapparono... Il massone trascinò il frate, e quando si trovarono lontano,il discepolo di Satana si gettò alle ginocchia del P. Jandel: ‘Credo - gli disse - sì, credo! Pregate per me!... Convertitemi!... Ascoltatemi!...’”

***
– Nel 1893, il palazzo Borghese, a Roma, fu dato in affitto al Grand’Oriente d’Italia. Due anni più tardi, in virtù d’una clausola inscritta nel contratto di locazione, la Frammassoneria ricevette l’intimazione di sloggiare la parte del palazzo che occupava. Il Corriere Nazionale pubblicò allora quanto segue:  

“L’incaricato d’affari della famiglia Borghese, essendosi presentato per visitare quegli appartamenti e porli in condizione d’essere occupati da D. Scipione Borghese e dalla duchessa de Ferrari, una sala rimaneva chiusa e non fu potuta aprire che dietro minaccia d’invocare la forza pubblica per sfondare la porta. Essa era trasformata in tempio satanico! Il giornale ne fece questa descrizione: “I muri erano coperti di damasco rosso e nero; nel fondo vi era un grande arazzo sul quale spiccava la figura di Lucifero. Lì vicino, era una specie d’altare o di rogo; qua e là dei triangoli ed altre insegne massoniche. All’intorno erano collocate delle magnifiche sedie dorate aventi ciascuna sopra la spalliera una specie di occhio trasparente e illuminato da luce elettrica. Nel mezzo di questo tempio eravi qualche cosa somigliante ad un trono”.

***
Alla luce di queste poche considerazioni storiche, fatti recenti e documenti ufficiali,sembrerebbe proprio che quanto raccontato ne “L’ELETTA DEL DRAGONE”, lungi dal presentare fatti e situazioni inverosimili, si ridurrebbe, purtroppo, ad un pallido riflesso di realtà e di atrocità ancor più orribili!

Conoscere la Massoneria ... a cura del dott. Franco Adessa

Così ivi riporto dal web per vostra semplice informazione.